Jozef Van Wissem @ Jaramusch Club 05/10/14

Data: 9 ottobre 2014 |

Jozef Van Wissem @ Jaramusch Club Time

Evento Information

Al momento giusto le luci calarono d’intensità e live Jozef van Wissem s’intrufolò silenziosamente sul trono nella sala imbracciando il suo fedele strumento.

Se la società vivesse per l’arte e non con l’arte, allora l’orizzonte dei generi musicali sarebbe più vasto di quanto non lo sia già. Un’esibizione di liuto, ad esempio, non apparirebbe desueta e, soprattutto, non avverrebbe solo in un club nell’angolo buio di un vicolo cieco a Caserta, dove solo pochi avventori intimamente si spingono. Arrivammo allo Jaramusch Club con circa venti minuti di ritardo. Io e Diego ci presentammo al bancone, per fortuna l’evento non aveva ancora avuto inizio e avemmo il tempo di prendere posto e ordinare mezza pinta di birra a testa accompagnata dalla solita fumata. (Qui ci accolse Roberta, che avevamo già incontrato al Meeting del mare).
L’Atmosfera era misticamente stravagante ed intima.

Al momento giusto le luci calarono d’intensità e live Jozef van Wissem s’intrufolò silenziosamente sul trono nella sala imbracciando il suo fedele strumento. Ad illuminarlo, solo una lampadina purple haze, che fluttuava a pochi centimetri dal volto, e sul muro alle spalle qualche costellazione di lucine a led. Per un attimo mi parve di trovarmi in un cabaret noir di New York City in chissà quale decade.

Quando le melodie cominciarono a vibrare dal tocco delle dita sulle coppie di corde del liuto, fummo come proiettati fuori dal tempo. Anche se tra i presenti, circa 50 persone, qualcuno vociferava senza prestare attenzione, il Maestro Josef Van Wissem riuscì comunque a plasmare il setting giusto per il momento.

Quei suoni provenivano da secoli lontani –dai suoi studi sul 1600, del liuto sotto il medioevo fino al Barocco, traslato nella musica contemporanea – e sembravano saettare secondo frequenze dissonanti da quelle della nostra epoca.
Eppure, alcune di esse, facevano parte del suo ultimo disco.

Questa è davvero una prova di grande personalità: acquisire uno stile personale lasciando immutata l’essenza musicale di un filone che risale a secoli e secoli fa.

Quasi giunti alla fine di questo viaggio, il Maestro si alzò e, in una specie di rito di ringraziamento, prese a camminare e suonare tra noi. Io, il liuto – con il suo occhio armonico dalle fattezze mantriche al centro della cassa armonica – e il Maestro scambiammo uno sguardo. E, ancora, suonando, ci abbandonò, lasciando noi pubblico ad applaudire l’ormai ricordo di una serata d’altri tempi.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
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