Joggi Avant Folk – 2016

Data: 21 agosto 2016 |

19a edizione per Joggi Avant Folk Time

Evento Information

Joggi Avant Folk 2016 – Bobo Rondelli / Sandro Joyeux / Punkreas

Joggi Avant Folk: la Calabria che ci prova e ci riesce

Joggi conta un centinaio di abitanti per quasi trecentosessantacinque giorni l’anno. Si trova tra i monti calabresi, in provincia di Cosenza, a mezz’ora dal mare: forse ne avrete sentito parlare in “Una società a responsabilità limitata” di quel certo Dario Brunori (Brunori SAS).

Il 16, il 17, e il 18 agosto però la popolazione della cittadina aumenta esponenzialmente per un festival tutto autogestito a cui Music Coast To Coast non poteva mancare: lo Joggi Avant Folk giunge quest’anno alla sua diciannovesima edizione.

Aree camping, magliette, spille, crespelle, panini, beveraggio e altre specialità tipiche della Calabria affollano il circondario insieme agli stand coloratissimi.

Il palco occupa il piccolo spiazzo antistante la chiesa del paese, che ogni quarto d’ora ci ricorda l’orario a suon di campane.

Nel 2006 gli joggesi che ogni anno mettono in piedi tutto questo si sono costituiti in associazione culturale, rendendo l’organizzazione dell’evento più organica e riuscendo a portare a termine, per il quarto anno di seguito, una fruttuosa campagna di crowdfunding che è culminata in due eventi primaverili, a Roma e a Bologna.

Ciò che anima questi ragazzi è l’intento fermo e deciso di portare avanti sul territorio calabrese un evento culturale forte e significativo, come lo Joggi Avant Folk che riesce a essere ogni anno di più.

Infatti, accanto ai live serali che concentrano l’attenzione tutta in zona palco, l’intero paese durante il festival diventa un vero brulicare di spettacoli teatrali, proiezioni, dibattiti politici, laboratori per bambini, presentazioni di libri e di cortometraggi.

 

Alle 22:30 il primo artista ad esibirsi sul palco dello Joggi Avant Folk è Buzzy Lao che ha saputo convincere e sedurre per un’ora il pubblico raccolto ai piedi del palco. Numerosi i brani proposti, tutti inediti tratti da HULA, disco d’esordio dell’artista torinese fuori in autunno per INRI a seguito di un’altra fortunata campagna di crowdfunding.

Non voglio svelarvi troppo di quello che ci aspetta, sappiate solo che sentirete parlare di questo “cantautore neo blues di ultima generazione” e della sua chitarra, una weissenborn lap steel, se non altro per il modo in cui sa alternare dolcezza a grinta, mescolare le ritmiche reggae al blues più accattivante e condire il tutto con testi sinceri e spontanei. Buzzy Lao colpisce. E appare molto emozionato di aprire un festival che da anni segue dalla parte del pubblico.

 

Bobo Rondelli, ex Ottavo Padiglione, sale sul palco alle 23:30 e dimostra subito di essere un vero showman.

La folla ha ballato ininterrottamente per un’ora e mezza. Abbiamo urlato, riso di cuore: semplicemente, ci ha fatti divertire tutti.

La band vede Bobo al microfono e alla chitarra, lo affiancano batteria, tastiera e violino. Tra i pezzi tratti dall’ultimo disco, Come i carnevali, e altri brani precedenti, il tempo scorre veloce. Carnevali e Per l’amor del cielo coinvolgono particolarmente i presenti e sono subito seguite da una rivisitazione di Guarda che luna di Fred Buscaglione, cantata senza microfono e con in mano un bicchiere.

Quando la band attacca con Gimmie Money il pubblico è ormai rapito, così che quando Bobo Rondelli prova a posare la chitarra e ad abbandonare il palco, l’encore viene subito richiesta a pieni polmoni e aperta da una cover di Miserlou (di Dick Dale) per concludersi cinque brani dopo con Non voglio crescere mai e una splendida versione di Have you ever seen the rain? dei Creedence Clearwater Revival.

 

Se lo JAF è iniziato col botto, la serata del 17 Agosto è stata puro delirio.

Fabio Cinque (voce e contrabbasso) riscalda il pubblico a dovere dalle 22:15 a poco dopo le 23:00, accompagnato da Fabio Zalles alla chitarra acustica, Gianpaolo Capraro all’elettrica e Mario Lo Polito alle pelli. Si inizia con Angolo e Festa del paese tratte dall’ultimo disco dell’ex The Adels, #Comesenoncifosseundomani, per proseguire con una scaletta che comprende anche un’energica rivisitazione di Tu vuò fa’ l’americano (“..wisky, soda e punk hardcore”).

Dopo Ricadi, con cui Fabio Cinque ha partecipato al concorso “Musica contro le Mafie”, il live si avvia verso la conclusione che vede anche i cori della piccola Elisa Cinque su Nuvole.

 

Alle 23:40 i Punkreas salgono sul palco e non lo mollano finché non ci lasciano stremati, sudati, senza fiato e con una luce stupenda negli occhi.

La scaletta è ricchissima e attraversa buona parte della storia della band con Voglio armarmi (tratto da Pelle), Elettrosmog (da Falso) e Vulcani (da Elettrodomestico), ma prevede anche numerosi brani contenuti nell’ultimo disco, Il lato ruvido, come Salta, Dal tramonto all’alba, 800588605, In Fuga e Mediterraneo Coast To Coast.

Con Aca Toro, subito seguita da Sosta, siamo ormai in trance, il pogo non si ferma per un istante, in molti salgono sul palco, qualcuno ruba per poco un microfono e canta con la band e va da sé che l’encore non si faccia attendere per più di cinque minuti.

Con Picchia più duro e Tutti in pista, i Punkreas finiscono di rapire un pubblico quanto mai partecipe e coinvolto che potrebbe restare dove si trova per tutta la notte. Canapa, attesa e desiderata, chiude un live mozzafiato qualche minuto dopo l’una e consegna la band al trasporto dei fans.

 

L’ultima serata dello Joggi Avant Folk è tipicamente dedicata alla musica tradizionale e ai canti popolari.

Quest’anno, poco prima delle 23:00, Sandro Joyeux (caro alla nostra redazione) ha dato il via alle danze, affiancato da Ndao al djembe e Staropoli allo shekere, entrambe percussioni proprie della tradizione africana, che hanno contribuito a creare quell’atmosfera meticcia, contaminata, ricca in cui Sandro Joyeux riesce ad immergere il suo pubblico appena imbraccia la chitarra.

Il dialogo con la folla è continuo e questa, dopo gli iniziali tentennamenti, risponde sempre meglio ai continui stimoli dell’artista italo-francese: senza neanche rendercene conto stiamo cantando nei dialetti della Nigeria, della Costa d’Avorio, del Senegal.

Tra i momenti più coinvolgenti dell’esibizione troviamo, quasi in apertura, una splendida versione in francese di Je so’ pazz, capolavoro di Pino Daniele, che diventa Je suis fou e che sa incantare tutti; Kingston, che racconta le origini italiane dell’artista e un finale inatteso con Calabrisella, caposaldo della tradizione folkloristica calabrese. Applausi, danze, mani al cielo e, poco prima di mezzanotte, la parola passa alla Skunchiuruti band.

La Skunchiuruti band è composta da otto elementi: fisarmonica, chitarre, percussioni, un lira, diverse voci e ci ha fatto ballare la tarantella per quasi due ore, immergendoci completamente nell’anima più viscerale della Calabria.

Tra derive reggae, cori, sudore, abbracci, girotondi frenetici e il prezioso intervento di S. Joyeux per una ballata congolese, la band ci saluta, profondamente riconoscente, quando l’una è ormai passata da un pezzo.

Segue, come ogni sera, un dj set che accompagna gli irriducibili fino all’alba; il tema musicale di quest’ultima sera è stato il trash anni ’80-’90, che ha saputo darci un allegro arrivederci alla prossima edizione dello Joggi Avant Folk, la ventesima, che si annuncia, visti i precedenti, imperdibile.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
Cover Evento
Tag Evento

Lascia un commento

0 Comments on Joggi Avant Folk – 2016

Lascia un Reply

Ti va di lasciare un commento?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>