Joe Victor – Web Interview

Data: 21 novembre 2017 |

Joe Victor – Web Interview

I Joe Victor: live, amore disperato, sperimentazione e rock

Hanno suonato in tantissimi e importanti luoghi consacrati alla musica, sono in tour in giro per l’Italia, i loro live sono il punto di connessione tra spiritualità e rock, di chi stiamo parlando?  Ovviamente dei Joe Victor. La band romana, tra un concerto e un altro, ha risposto alle nostre 10 domande.

- Primissima domanda per voi: chi sono i Joe Victor? Da quale background culturale provengono e soprattutto, singolarmente, che musica ascoltano?

I Joe Victor sono una band che deve il suo nome ha un incontro di tanti anni fa e ha iniziato suonando di notte in night club’s e cocktail bar con la passione per la musica, quella delle grandi melodie, delle armonie vocali e i ritmi frenetici, energia e romanticismo.

- L’album “Blue Call Pink Riot” ha incursioni musicali di diverse entità, dal folk fino ad arrivare alle radici del rock, c’è un gruppo, un artista particolare a cui vi siete ispirati per questo disco?

In realtà un’artista in particolare non c’è, ci piace rubare sensazioni da chiunque ce ne dia, dai classici rock alla musica di Bollywood, ma sicuramente la disco music è stato il territorio dove far incontrare i nostri gusti musicali, anche perché comunque volevamo fare un disco pensando a un certo tipo di live che unisse spiritualità e ritmi kitsch.

- Avete suonato in Italia e all’estero arrivando anche allo Sziget Festival di Budapest, com’è andata l’esperienza e quali sono le maggiori differenze che avete potuto riscontrare nel fare un live a casa propria, cioè in Italia, rispetto all’Europa?

Lo Sziget è stata un esperienza stupenda, ti senti un po’ disperso a vedere decine di palchi che ospitano il meglio della musica di tutti i generi e impari molto da come viene vissuta la musica in una dimensione europea. Posso solo dire che il pubblico è sempre lo stesso, se riesci a cogliere le giuste vibrazioni li conquisti non importa da dove vengono.

- Qual è il vostro pensiero in merito al panorama musicale italiano attuale?

Siamo molto contenti di quello che sta accadendo, il fatto che artisti indipendenti possano sperare di trovare la propria strada senza sapere che per ottenere dei risultati bisogna piegarsi a dei compromessi che non c’entrano nulla con l’ambito artistico o che stravolgono il proprio linguaggio, è una cosa molto bella che fa sperare bene.

- Cosa vuol dire affrontare un lungo tour? Quanta preparazione c’è dietro e soprattutto, al di là dei musicisti, quanto è importante metter su una buona squadra?

Bisogna dormire molto la sera prima di partire, questa è la lezione che ho imparato, perché non dormirai finché non torni a casa. La squadra è super importante ovviamente perché tante ore di viaggio seduti ti conosci benissimo anche dopo una manciata di date.

- Considerate il nuovo disco Night Mistakes, in linea con Blue Call Pink Riot, oppure avete voluto sperimentare di più? E ovviamente qual è stata per questa nuova avventura la fonte d’ispirazione? 

Da una parte è una continuazione, perché c’è più colore, più fantasia melodica, ma in linea con il vecchio album, perché è un disco che comunque come Blue Call Pink Riot ha il suo centro nella voce e il canto. Da un’altra parte è diverso perché la disco music, le percussioni, la ricerca di un sound più omogeneo, è un territorio lavorativo che ancora non avevamo sperimentato.

- Ogni brano creato in studio è come un figlio, ovvio. Ma c’è un singolo dell’album a cui siete particolarmente legati ?

Sono particolarmente legato a Goldenation scritto con l’aiuto di Annalisa Van Del Fan, ho sempre sognato di riuscire a utilizzare contaminazioni esotiche senza essere ne fusion e neanche world music, quindi ho pensato di mettere un pizzico di medioriente nella disco music arrivando a un approdo più kitsch, è come fare un primo passo in un mondo che hai sempre voluto visitare.

- Di cosa parlano le vostre canzoni? E cosa volete trasmettere al pubblico durante i live. In sostanza c’è un messaggio che volete far passare attraverso la vostra musica?

I testi possono essere storie vere, invenzioni, spesso numerose citazioni a canzoni dimenticate degli anni 30 o di vari paesi esotici, oppure suggestioni, o cut up’s (Vanities è un cut up tra il Quoelet del vecchio testamento e un articolo del New York Times), si parla molto di Dio, non in senso cristiano, ma in senso comunque d’invocazione, l’amore sempre disperato, l’amore per la musica, il sesso, la notte, i mostri, le droghe, il ballo, insomma la voglia di vivere.

- Cosa vi aspettate da questo nuovo e ultimo progetto, eravate pronti al successo ottenuto in seguito al tour precedente? La paura di tradire le aspettative c’è?

Vogliamo continuare a lavorare molto sapendo che siamo in piena ricerca di stile e di linguaggio, e questo è decisamente esaltante. Sapendo anche però che abbiamo trovato delle sonorità che non ci saremmo mai aspettati di trovare, musicali ed estetiche, e di aver lavorato con tante persone bravissime che ci hanno aiutato molto a maturare e a farci capire qual è lo scopo di questo lavoro. Ammetto che in parte ci aspettavamo cose belle dal lavoro precedente perché ci guidava la vera passione. La paura di tradire le aspettative ce l’abbiamo, ma soprattutto verso noi stessi, vogliamo sempre migliorare e capire cosa significa fare musica.

- In conclusione una domanda in previsione del futuro, dove vi collocate tra dieci anni?

Una breve vacanza dopo aver suonato per anni in tutti migliori club e festival del mondo, e aver trovato quello che cerchiamo dalla musica.

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