Jerusalem In My Heart – Daqa’iq Tudaiq

Data: 8 ottobre 2018 |

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Jerusalem In My Heart – Daqa’iq Tudaiq

Jerusalem In My Heart, il futuro è già qui!

A tre anni da If He Dies If If If If If If, il duo audio/video JIMH ha pubblicato il 5 ottobre per Constellation Daqa’iq Tudaiq. Il terzo album della coppia di Montréal-Beirut vede al suo interno la voce, l’elettronica, il buzuk e altri strumenti del compositore-produttore Radwan Ghazi Moumneh (Matana Roberts, Suuns, Big Brave), completati in live performance dal film analogico 16mm di Charles-André Coderre.

L’album è diviso in due parti, la prima composta dalla traccia Wa ta’atalat Loughat Al Kalam, (Il linguaggio è stato abbattuto) formato da quattro parti, un’opera orientale in quattro atti, una versione orchestrale moderna del popolare classico egiziano Ya Garat Al Wadi del leggendario compositore Mohammad Abdel Wahab.

Un omaggio alla tradizione da parte di Moumneh che, affiancato da un’orchestra di quindici elementi, dona un ritmo sinuoso e ipnotico alla traccia, strumenti a pizzico e percussioni si affiancano alla produzione elettronica in quella che è una virtuosa suite costruita su scale orientali (Maqam).

La seconda parte è formata da quattro tracce, stavolta lasciando alle spalle l’Oriente. Il produttore scompone l’elettronica nella strumentale Bein Ithnein: le percussioni sono utilizzate in maniera ossessiva, come un rito in cui si parte dalla tradizione per ricomporla attraverso una forma avanguardista. L’inquietante Thahab, Mish Roujou è una traccia vocale rielaborata, distorta, la voce in questo caso è uno strumento aggiunto mentre in Layali Al-Rast il protagonista è il Buzuq. A chiudere la seconda parte ci pensa Kol El ‘ Aalam O’youn nella quale torna la tradizione, si ha l’impressione di ascoltare un canto popolare suonato sotto l’effetto di sostanze allucinogene.

Jerusalem In My Heart si conferma uno dei progetti più all’avanguardia e orientati al futuro della musica contemporanea, un continuo espandere gli orizzonti che, partendo dalla tradizione araba, riesce a guardare al futuro creando un’estetica nuova. Un album da ascoltare con la giusta attenzione, in religioso silenzio come in una moschea.

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