Il Pan del Diavolo – Intervista

Data: 23 febbraio 2017 |

I supereroi sono tra la gente normale

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Pietro Alosi  del duo siciliano Il Pan del Diavolo,  che con il loro ultimo disco Supereroi, uscito il 17 Febbraio per la Tempesta dischi, ci raccontano quanto siano eroici  i gesti quotidiani.

- Come mai questo nuovo lavoro si intitola Supereroi? Chi è per voi un supereroe e quali supereroi raccontate nel disco?

Posso rispondere a queste domande anche con un’unica spiegazione, perché da una parte Supereroi è un’invocazione a trovare le nostre capacità spesso latenti, nascoste che possono aiutare noi ma anche aiutare gli altri. I supereroi di oggi sono essenzialmente gente normale che però fanno cose super, quindi questo disco è rivolto un po’ a tutti.

- Sono passati 10 anni dalla fondazione del vostro duo. Come commentate il percorso fatto? Che difficoltà si incontrano in Italia nel promuovere un genere come il vostro?

Ne è passata di acqua sotto i ponti, da una parte abbiamo vissuto varie fasi musicali, quella della nascita in cui il nome del gruppo inizia ad emergere, da qui fortunatamente abbiamo continuato a fare album incrociando le nostre strade con quelle di altri artisti, abbiamo mantenuto la nostra personalità musicale, esplorandola, e questa è una sfida per chiunque vuole fare qualcosa di suo, di personale. I media musicali in Italia sono quelli che sono, non sono migliaia, si contano sulle punte di una mano e quindi chiaramente non è facile entrarci dentro.

- È stato difficile partire dal sud?

No, chiaramente siamo geograficamente lontani dal fulcro dei live perché molti concerti si fanno specialmente a Roma, Milano, Firenze, Bologna, su si suona chiaramente di più che giù. Però giù ci hanno dato tantissimo, il sud fa parte del nostro DNA fisico ma anche musicale, è una parte di noi imprescindibile.

- Quale delle varie collaborazione fatte nel disco ha lasciato di più il segno? A mio parere la collaborazione con Piero Pelù ha contribuito alla vostra sperimentazione e alla vostra crescita.

Gli artefici principali di questo disco siamo stati io, Gianluca e Piero. Piero ha influito tantissimo perché lui oltre a essere un bravissimo cantante è anche un ottimo musicista, di musica ne mastica veramente a pazzi e ci ha dato una grossa mano per portare avanti il nostro sound, ci ha dato molta grinta. Abbiamo voluto aggiungere anche altri artisti, degli ospiti, che hanno fatto sempre parte del nostro percorso, come i Tre Allegri Ragazzi Morti che sono i fondatori de La Tempesta, Umberto Maria Giardini, ex Moltheni, che quando siamo usciti ci ha fatto aprire i suoi concerti. Volevamo che anche loro mettessero il proprio zampino nell’album.

- È un disco molto schietto e diretto. C’è della rabbia dietro la scrittura di questi brani e se c’è a cosa è dovuta?

La rabbia ha due facce, c’è una rabbia distruttiva e rabbia incanalata che serve al momento giusto, nell’album c’è il secondo tipo, una rabbia che è un’energia costruttiva. Non è una rabbia dovuta a un rifiuto o una rabbia violenta, è una rabbia che fa nascere energia.

- Piero Pelù ha detto delle vostre canzoni: un punto di vista completamente nuovo per la musica italiana, farebbe solo del gran bene se la musica de Il Pan Del Diavolo iniziasse a girare nei media ufficiali”. Innanzitutto come è stato accolto in questi primi giorni l’album dal vostro pubblico e pensate che potrebbe essere questo il disco che vi permetta di arrivare ad un pubblico più ampio? E anche Andrea Scanzi ha scritto: “se esiste una giustizia musicale, la band di nicchia passerà dal talento nascosto alla fama’’. Credete in questa giustizia musicale?

La giustizia musicale non ci interessa molto. Ti posso parlare del nostro percorso, l’album è stato accolto bene, ovviamente speriamo sempre che possa arrivare a un pubblico più ampio perché è anche la bellezza di fare musica, comunque suonare dal vivo va bene anche se sei davanti a 10 o 100 persone però chiaramente più persone ci sono più bello è. Funziona anche così, in questa maniera semplice, è una cosa che non ha né schemi né doppi fini.

- Siete un gruppo difficile da collocare in un genere, oscillate tra il blues, il rock e soprattutto il folk. Quali sono le radici delle vostre sonorità?

Si ci sono questi tre elementi, c’è una parte elettrica del rock, un parte acustica legata a un certo tipo di musica italiana e il risultato è il mix, abbastanza pazzo assurdo, stare fuori dagli schemi è anche un’impronta  di personalità quindi a noi va bene musicalmente parlando.

- Siete un duo che durante un tour fa davvero parecchie date. Come vivete il live e quale momento della vita di un artista apprezzate di più, quello della creatività e della stesura dei brani o quello del live?

Il Pan del diavolo sta bene in entrambe le vesti, sia quella che va su e giù nei live e quella studio in cui si richiede creatività e estro, non ci sentiamo rinchiusi o claustrofobici quando siamo in studio, ci piacciono molto entrambe le cose. Siamo entusiasti quando suoniamo dal vivo e spero continui ad essere così per molto molto tempo, ma credo di si. Il live lo viviamo assolutamente bene. Per questo tour ci stiamo preparando in duo, abbiamo affinato i nostri mezzi, la strumentazione, questo disco ci ha portato a un ulteriore grado di maturazione

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