I Verdena e i concerti italiani all’estero.

Data: 31 maggio 2016 |

Il tour europeo dei Verdena: il live a La Bellevilloise di Parigi.

Non saprei quantificare, dando un numero preciso, le volte in cui ho ascoltato determinati gruppi dal vivo. Ho sempre dato grossa importanza ai concerti perché ho sempre creduto che un gruppo valesse soprattutto per quello che riusciva a dare live. Una concezione forse sbagliata, ma c’è da dire che crescendo ho saputo limare questo pensiero al punto da godere dello spettacolo prescindendo dall’idea che avevo potuto costruire rispetto a coloro che andavo ad ascoltare. Comunque, il concerto come atto in sé mi ha sempre incuriosito, al di là del divertimento, la gioia nel vedere in carne ed ossa le persone che ti accompagnano con la loro musica nel quotidiano, ascoltare un brano che ti è particolarmente piaciuto: il concerto è il momento esatto in cui l’artista può rivelarsi senza filtri, dimenandosi come farebbe in sala prove, lasciandosi andare in sorrisi soddisfatti o bestemmie nervose.

La scena musicale underground italiana è ricchissima di palchi e sale che col tempo hanno ospitato artisti che in quelle stesse sale ci sono cresciuti prima come esseri umani e poi come musicisti. Adesso i più fortunati tra loro girano l’Europa, ma in realtà non credo si tratti di fortuna, quanto piuttosto di voglia di condividere e diffondere il proprio lavoro al di là dei confini di casa. Senza citarli tutti, in questo momento mi viene in mente Wrongonyou col suo mini-tour in Nord Europa concluso da poco, così come i Verdena che, senza mai perdere quella genuinità che li ha sempre distinti, venerdì sera hanno suonato nella loro ultima data, ad Amburgo, dopo aver attraversato l’Italia, essere arrivati prima in Spagna, poi in Francia, Inghilterra, Lussemburgo, e infine in Germania.

Io il 14 maggio ero a Parigi ad ascoltarli. All’estero anni fa avevo già ascoltato i Sigur Ròs a Lussemburgo, per esempio, e altri, ma raramente avevo assistito al live di una tra le più rinomate band italiane in Francia, dove ho vissuto per lungo tempo. Ma partiamo dal principio: quando sono partita qualche giorno prima del live, Parigi era grigia come sempre, forse un po’ più tersa del solito, più umida. La gente camminava tranquilla e non c’era niente che facesse paura, niente che spingesse a stare in casa. Di sole ce n’era veramente poco, eppure i bar, le librerie, le piazze erano piene e me l’aspettavo. Constatando piacevolmente quello che già sapevo, quindi, ero felice di non essermi fatta trascinare dalla paura che sta dilaniando il mondo, ma non la Francia. Poco prima di salire sull’aereo mi sono state poste alcune domande in merito, alle quali ho prontamente risposto che con molte probabilità era anche a causa di quel pregiudizio infondato che ero così decisa ad andare: la gioventù è breve e i concerti sono spettacoli bellissimi, e sono convinta che chiunque la pensi come me, nonostante tutto. Ma non voglio inoltrarmi in quest’argomento delicatissimo che molte persone sono convinte di poter affrontare con leggerezza. Così come sono convinte che Parigi sia una città ormai devastata: non è così. Parigi ha reagito e resta ricchissima e splendente come è sempre stata, popolatissima di persone fiduciose e libere.

Il concerto si è tenuto in un locale nei pressi del quartiere Belleville, La Bellevilloise, a qualche minuto di treno da quello che è considerato il centro della città. Non ci ero mai stata prima di allora e devo dire che la cosa mi ha piacevolmente sorpreso: giardino interno tutto in legno, enormi vetrate e una programmazione fittissima di eventi che da maggio arrivavano fino a settembre. Il concerto dei Verdena era previsto per le 20 nel Club, una saletta interna dalle dimensioni modeste. La cosa che mi ha stupito di più è stata la totale assenza di transenne che ho notato appena arrivata: non vi era assolutamente nulla a dividerci da loro. Parallelamente al concerto, che è iniziato alle 20 e ci tengo a sottolinearlo, vi era il seguitissimo festival dell’Ukulele, organizzato in una sala adiacente e molto più grande, che sarebbe andato avanti per i successivi due giorni.

L’importanza di assistere a concerti italiani all’estero sta forse nella capacità di percepire i dettagli della piacevolissima situazione in cui si è finiti. Da italiana, andare ad un concerto di un gruppo italiano all’estero è come essere ad un ritrovo di fuorisede, ad un appuntamento organizzato dagli italiani del paese straniero, tutti accomunati da quell’unico elemento che accompagna l’intera serata. Naturalmente ci sono gli stranieri “superstiti”, c’è chi ha invitato l’amico francese incuriosito, chi ha portato il coinquilino, e poi chi ha preso un aereo dall’Italia: tutti nella stessa sala ad ascoltare, cantare, pogare. I Verdena hanno presentato al pubblico il loro ultimo album, alternandolo a singoli che da Valvonauta arrivavano fino a Don Calisto, il tutto intervallato da improvvisazioni, ringraziamenti, e un inizio di litigio tra i componenti per fortuna risolto quasi subito. Era come se fossimo tutti amici. Non che questa sia un’atmosfera che in Italia non si crea, però in quel caso eravamo sicuramente di meno, più intimi. Mentre aspettavamo che aprissero le porte della sala ascoltando il suono ovattato del soundcheck, mentre entravamo e prendevamo posto, mentre cantavamo insieme a loro. Ma credo che in realtà la situazione più bella vissuta durante il concerto di un gruppo italiano all’estero sia la fine del live, perché smontando, bevendo una birra o accendendo una sigaretta, i componenti del gruppo sono lì, pronti a rispondere alle tue domande o a portene a loro volta, dedicandosi alle ultime faccende prima di riposarsi. Alcuni ragazzi a stento ci credevano. Emozionatissimi chiedevano autografi e fotografie. Un ragazzo ha addirittura regalato loro un ritratto elaborato al momento.

Qualcuno potrebbe pensare che sarebbe meglio approfittare di un tour europeo per presentarsi al meglio ad un pubblico nuovo, imbellettandosi e magari apparendo privo di alcuna autenticità. Ebbene, a Parigi i Verdena hanno optato per la strada più semplice, scegliendo ancora una volta di essere se stessi, genuini e irruenti, inimitabili, conquistando tutti.

 

 

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