Heart Of Sound 01-02-03/08/2014

Data: 4 agosto 2014 |

Heart Of Sound 01-02-03/08/2014 Time

Evento Information

Un’esplosione di festival in questi tre giorni per tutta l’Italia, tra questi la prima edizione del Heart Of Sound, un festival in tema reggae. Era da quasi due anni che non se ne vedevano più di eventi del genere nell’interland ciociaro. Ebbene questi ragazzi hanno voluto rimediare, allestendo un centro di pesca sportiva in un perfetto festival con servizi e tutto, in effetti appena entrati le impressioni sono ottime, con una bella area skate e campeggio e per di più una bella lunga murata di pannelli da dipingere a dovere.

I primi arrivati e la gente che si incontrava, si notava che navigavano nella spensieratezza e la gran parte di loro erano con il sorriso sulla bocca. A darci compagnia sin dal primo pomeriggio una bella selezione reggae roots e dub di buon stampo. Il suono si propagava ovunque, infatti alla vista dei tre sound system ci si meravigliava. Mai quanto a quella di DJ Gruff in mezzo alla folla un giorno prima dell’esibizione.

Tutto questo descrivono perfettamente la situazione, quella di essere nella più totale tranquillità.

Ancora incredulo vado a sistemare la tenda sotto la bandiera della Palestina, di miei amici che erano già lì, e decido di farmi un giro di perlustrazione per assaporare meglio il festival e qui mi sono imbattuto in vari stand come quello vegano o alla cucina etiope, da lì a poco la sorpresa, i pannelli che in poche ore già stavano prendendo forma con Sir Two e Reser all’opera e l’half-pipe già in uso da ragazzi del posto.

Nel pomeriggio prende le redini del sound system il simpaticissimo Lampa Dread con la sua selezione decisamente roots. Intanto l’estate ci stava degnando della sua presenza con un bel caldo torrido. Arrivata la sera decido di degustare un piatto etiope lo zighinì, lo sconsiglio a chi non gradisce il piccante, nel mentre ci passa nella più totale indifferenza Gruff.

Senza accorgersene si vedeva gente che si avvicinava al palco centrale, con Lampa Dread che annunciava l’arrivo di Raina ed invitandoci a schiodarci dalle panche dove eravamo seduti. Così di animo e forza ci alziamo, con la gola in fiamme in cerca di attutirla con della buona birra, andiamo a sentirci Raina dei Villa Ada Posse.

Ancora non eravamo pronti del tutto, in effetti la gente mancava, però piano a piano è riuscito a prepararci per le prossime esibizioni e finita la sua, entra in scena il quasi cinquantenne Daddy Freddy con la sua bandana e il suo ritmo trascinante di suoni consecutivi a più non posso, ma soprattutto il suo indimenticabile “I Love You Italy!!” cercate di immaginarlo con voce molto rauca.

Quando sembrava finire tutto lì la sorpresa con Minderz e DJ Gruff regalandoci una buona mezz’ora di rime accompagnate dalla beatbox di Minderz. Gente che si avvicinava da ogni dove per assistere al flow nudo e crudo di questi due geni.

La notte passa con la gente che si conosce, con quelli appena conosciuti e quelli che non rivedevi da anni e ritrovarseli lì per puro caso. In tutto questo nella piena notte io e una mia amica abbiamo avuto la fortuna di conoscere di persona Gruff e scambiandoci interessanti discussioni tra simpatiche esalazioni di vapori.

Il giorno arriva subito, di primo mattino, facendosi sentire in tenda con tipo 113 gradi Fahrenheit.

Ed anche se il sonno si faceva sentire poiché ancora non ho capito se abbia dormito o meno esco dalla tenda e mi rendo conto di essere in una grande famiglia di amici e conoscenti.

Una grande adunanza nel bel mezzo del nulla senza connessioni telematiche di ogni tipo, un luogo perfetto per discutere, confrontarsi e soprattutto passare il tempo come lo si faceva una volta con il buon calcio balilla.

Arrivato il pomeriggio tra sonorità varie con gente che si divertiva a  fare scratch dietro i piatti ad un certo punto sentiamo in lontananza il soundcheck di DJ Gruff uno dei più lunghi che abbia mai fatto a mio parere. In effetti avvicinandoci sembrava era una sorta di mini concerto durato una buona mezz’ora.

E lì chi con il panino in mano chi con la birra e chi fumava si degustava quei attimi facendosi trascinare dall’evoluzione del flusso. Rimanendo in tema arriva il mio amico Mleko che anche lui si diletta nel writing e sotto quel flusso partorisce un bellissimo “pezzo”.

L’imbrunire arriva e la gente incomincia a diventare sempre di più, tutti per assistere a Gruff, intanto tra le varie nubi i “pezzi” di Sir Two e ReseR incominciano magicamente a riflettere i colori e tutti si ponevano la stessa domanda se fosse un allucinazione o realtà.

L’attesa termina e vediamo, per la terza volta, dietro i vari piatti e il microfono il buon Sandro, un Gruff alquanto romantico dalla scelta dei brani che ha eseguito e dalla perfezione dei suoi scratch. Un esibizione non molto duratura ma decisamente intensa. Nel bel mezzo dell’esibizione un inconveniente uno skinhead fascista che intromettendosi e mettendosi dietro Gruff urlando “Spegnete questa merda!” e poi a ripetizione “Viva il Duce!” . In quel momento si è movimentata gran parte del pubblico scatenando una sorta di rappresaglia. Ma Gruff ha risposto a modo suo improvvisando sul momento e tranquillizzandoci con un motivetto che richiamava “Lo Sbirro” e  recitava più o meno così “Ma cosa ci importa, chi ce lo fa fare?”

Allontanato il fascio tutto è tornato alla normalità e davanti a noi, poiché un palco non c’era ed eravamo tutti sullo stesso piano, arriva anche il grandioso beater Minderz. All’inizio ha incominciato ad accompagnarlo ma poi è partito un vero e proprio freestyle degno di stile.

Finito il tutto barcollanti e non, rientriamo nelle nostre tende con libellule che sfrecciano da ogni dove, luci soffuse che ti accompagnavano nell’oblio della stanchezza. Nella notte per (s)fortuna inizia a piovere facendo si che potessimo recuperare le forze dormendo un bel po’, anche se le nostre tende erano diventati dei piccoli laghetti. Al risveglio molta gente aveva lasciato il campo, ma molti altri son rimasti.

Così un altro giorno passa a suon di birre, partite e a conoscere quelli che non demordevano da lì a poco infatti non volendo siamo diventati una piccola comune di gente tranquilla che passava il suo tempo nella ricerca di un modo per far passare il caldo. Poco prima dell’ultima perfomance ovvero quella di Solo Bunton, vedevo gente con monopattini e skate sulla half-pipe quindi decido di prendere i miei roller e farmi anche io qualche buona caduta.

 

Con Solo Bunton si è chiuso il reparto live dell’Heart of Sound però la musica non ci ha mai lasciato fino al giorno dopo mentre smontavamo tende e tutto e lasciavamo lì quelle amicizie così casuali che solo tramite concerti potrai ritrovare.

 

Mentre caricavamo la macchina e ci siamo rimessi in cammino tutte le nostre “diavolerie” tecnologiche hanno ripreso a prender vita, rendendoci conto che senza di esse si può stare molto meglio.

Editor Review

  • Performance

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    81 Punti
  • Pubblico

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    76 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    69 Punti
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