Giulia’s Mother @ Circolo Ohibò 24/05/2018

Data: 25 maggio 2018 |

Giulia's Mother @ Circolo Ohibò Time

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Giulia’s Mother @ Circolo Ohibò

Viaggio in zattera con i Giulia’s Mother.

Nella serata di giovedì 24 maggio, al Circolo Ohibò di Milano, abbiamo preso una zattera e siamo partiti per un viaggio introspettivo, un viaggio emozionale nel quale ci si può soltanto lasciare andare insieme ai Giulia’s Mother. Il duo piemontese vede Andrea Baileni, voce e chitarra (premio ADGPA Miglior Chitarrista Acustico 2013) e Carlo Fasciano alla batteria. Pubblicano per INRI, a maggio del 2016, l’album di debutto Truth, che riceve consensi unanimi sia da pubblico che critica venendo inserito anche tra i miglior dischi dell’anno da riviste di settore come Il Mucchio. Il 13 ottobre è uscito il loro secondo Album Here, registrato negli Studi Andromeda di Max Casacci (Subsonica).

Ad aprire il live, insieme alla sua chitarra è stato Attilio Bovi: concentrato di groove, blues, rock, psichedelia e molta tecnica, che riesce a catturare l’attenzione semplicemente con voce e chitarra; davvero molto talento. Sono susseguiti, poi, gli Oregon Trees, band bresciana Indie-Folk, che hanno incantato il pubblico con i loro brani unicamente inediti; sono canzoni che conferiscono una forte importanza ai testi e ai suoni, con sonorità morbide e calde. Delicati, ispirati dai Fleet Foxes, Phosphorescent, Shearwater, Mumford and Sons.

Alle 23:15 salgono sul palco i Giulia’s Mother, e da quel momento in poi la magia comincia. La sinergia tra i due musicisti è davvero indescribile, come se fossero stati destinati ad incontrarsi da tutta la vita per intraprendere questo percorso musicale insieme. La chitarra acustica di Andrea, caratterizzata da una pedaliera ricca di effetti che armonizza sia le voci che una chitarra acustica artigianale che suona anche come un basso, si è fusa con la sbalorditiva potenza della batteria di Carlo, rivelando un bravissimo batterista. Con la stessa pedaliera Andrea armonizza la sua voce creando dei cori dolci, incantati. Un viaggio di sguardi, di suoni a cui ci si può solo lasciare andare chiudendo gli occhi e immergendosi completamente all’ascolto suggestivo di ogni nota. Esperienza catartica, meditativa, mistica, che va vissuta quasi in intimità; come se stessimo navigando su di un fiume con una imbarcazione di fortuna, si passa dalla calma di alcuni brani dove prevale la chitarra, a suoni potenti, impetuosi e di burrasca dove la batteria prende il sopravvento. Uno spettacolo profondo, nel quale gli spettatori sono rimasti completamente immersi. Un’ora di suoni delicati, sottili, malinconici, che si chiudono con le immagini del viaggio in zattera, un’esperienza che ha destato la curiosità dei presenti. I due ragazzi ci raccontano del progetto One River, avventura che li ha visti navigare il fiume Po fino al mare a bordo di una zattera realizzata personalmente. Le immagini dell’attraversata accompagnano il loro ultimo pezzo, a chiudere quello che è stato un concerto intrinseco, che sancisce una grandissima crescita personale e musicale del gruppo.

“Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.”

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
Cover Evento
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