Giovanni Succi – web interview

Data: 3 gennaio 2018 |

Giovanni Succi – web interview

Se son capaci tutti non è roba Succi

Irriverente, politicamente scorretto, geniale è così che si presenta Giovanni Succi.  La musica è un’urgenza, la parola è il suo tarlo. ll suo ultimo lavoro si intitola Con Ghiaccio e prende il nome da un’antica tradizione di famiglia.  Music Coast To Coast ha intervistato il cantautore che ha fatto un patto con Satana e che si racconta liberamente ai nostri microfoni con l’immancabile verve sarcastica che lo contraddistingue, i suoi progetti per il futuro? Campare.

- Il titolo del tuo primo album in veste da solista è Con Ghiaccio, quanto tempo hai impiegato e quanta fatica hai speso per dare vita a questo progetto?

Il tempo di un download, pochi secondi, nessuna fatica, zero competenze. Satana mi garantisce le tracce già belle e pronte più copertina e successo in cambio di una mezza cazzata. Certo, ha preteso una traccia a suo nome nel disco, ma l’ho fottuto: nel testo parlo di Gesù e non se n’è manco accorto, l’ingenuo. Ora mi attendo il resto, penso di potermi fidare, non ha mai bruciato nessuno. Quando? Mi è apparso in camerino durante il tour di “Necroide” dei Bachi Da Pietra, che mi è sembrato finire sul più bello a metà ottobre 2016, mentre io ero ancora caldo… Sai com’è. Quando era il momento di farlo, l’ho fatto.

- Fondamentale è ovviamente attribuire il nome migliore e più azzeccato alla propria creatura, Con Ghiaccio è un titolo provocatorio, come a dire, per quanto si possa allungare il veleno resta tale, d’altronde l’amaro pur essendo servito con ghiaccio, resta amaro. Da cosa è scaturito questo titolo ? C’è un aneddoto particolare o è solo pura ispirazione?

Ci sarebbe la storia della mia famiglia lunga 150 anni, legata all’Amaro Succi, che fece le fortune dei miei bisnonni a fine Ottocento. Una serie di alluvioni a Nizza Monferrato imbalsamarono nel fango gli alambicchi. Dopo quella del 1948 non si ripresero dalla batosta e dell’Amaro rimase solo una ricetta scritta su una porta e un diploma del 1896. Mio padre mi ha scassato tutta la vita con l’idea che per dare una svolta, bisognava rifare l’Amaro. Ovviamente non l’ha mai fatto e io nemmeno. Poi nel 2017, dieci anni dopo la sua morte, ho scritto questa storia sul mio blog, motivando così il titolo dell’album; un paio di signori – visionari – professionisti del settore, hanno raccolto l’idea e l’hanno realizzata a regola d’arte, ispirandosi a quell’antica ricetta dei F.lli Succi. Sergio Foglino e Lorenzo Perego (Erba Volant) hanno dato corpo a quella che per me, fino a quel momento, era solo un nome, una storia, un sotto-testo al titolo del mio album e la metafora di tutta una stirpe di Succi.

- La tracklist si apre con Artista di nicchia, testo che risulta essere una vera e propria sfida per ogni linguista insito in noi, scioglilingua pregiato, all’interno del quale il termine “stocastico” suona proprio bene. Secondo il tuo giudizio, ma anche la tua esperienza esiste ancora il cantante di nicchia e per nicchia cosa si intende ? In una società dove è facile apparire, ma anche scomparire.

Altro che se esiste, anzi: direi che esiste solo il cantante di nicchia. Chiunque si riferisca ad un artista qualsiasi, poco meno che ecumenico, ormai lo definisce di nicchia a priori, prima o poi la parolina ci scappa. Per i media come per mia nonna, sei di nicchia in quanto artista. Tanto vale farsene una ragione. Quindi, me lo ripeto sempre, attaccati a ‘sta nicchia e portati ‘sta croce. Che non è poi neanche male… Anzi, mi sa che mi piace.

- Nella biografia di Giovanni Succi si può leggere una frase che risuona come un eco: suddivido la musica tra quella che mi piace e quella che no. Qual è il tuo pensiero rispetto alla scena indipendente italiana in campo musicale ?

Che c’è un sacco di roba bella in giro. Se non ne trovi, non è che non ce n’è: è che magari ormai hai una certa età. Sono cambiati i tempi e bla bla bla… E stai rimpiangendo gli Area in pigiama facendo zapping. Consolati: gli Area uscissero oggi non te li fileresti manco tu. La stanchezza, oltre una certa, è del tutto naturale, chiudi gli input e vai solo di output. Certo, questo mette un po’ in crisi quelli che come me si rivolgono ad un pubblico adulto e non beccano gli adolescenti. Esci, fatti ancora un giro, così magari ci si becca e si campa tutti ancora un po’.

- Dal punto di vista strettamente musicale, a chi hai fatto riferimento per costruire una colonna vertebrale solida in ambito di produzione e di sound del disco?

A Ivan Antonio Rossi, che ha prodotto, arrangiato e mixato il disco in modo magistrale, partendo dai miei demo basso e voce o chitarra e voce o anche solo voce su metronomo, come “Bukowski”. Gli ho detto fai tu. Ero stufo di stare alla guida. Portami dove vuoi. Per riprodurre il disco dal vivo la colonna vertebrale risponde ai nomi di Tristan Martinelli e Giovanni Stimamiglio (basso, batteria e tastiere entrambi) e per il suono live Mattia Coletti.

- In Tutto Subito accenni al successo a contratto, cosa ne pensi del rapporto successo / gavetta / buona musica ?

In quel pezzo incarno il pensiero socialmente condiviso dell’italiano medio (“…possibilmente barare, saltare le scale […] successo a contratto e contratto nel cesso…” ) e trovo buffo che la stragrande maggioranza di chi lo ascolta non se ne accorga. Successo, gavetta, buona musica: chi lo sa… Se hai una passione vai fino in fondo. Qualsiasi cosa tu faccia, cerca solo di essere un cialtrone di meno in questo paese di stronzi innocenti e quel che viene è tutto grasso che cola.

- Il sound dell’album è variegato, Con Ghiaccio si muove in uno spettro ampio di elettronica, strumenti in acustica, ballad ed electro, ma è il rap, la parte che salta più all’occhio, o in questo caso all’orecchio. Com’è il tuo rapporto con questo genere? Attualmente siamo davanti al fenomeno trap, considerazioni in merito ?

It’s only rock’n’roll but I like it… Trap, ne ho apprezzata la freschezza all’inizio, credo sia una moda e il rap mi interessa al netto delle mode, come tutte le cose che mi interessano. Il germe del rap sta già nel talkin’ blues delle origini e come tutta la musica nera è già rock’n’roll. Forse va detto che versi e ritmo a fini narrativi non sono spuntati al mondo col rap. Il mio rapporto poi non è del tutto liscio, su certi versanti siamo pianeti diversi, ad esempio quando mi sembrano tipi logorroici che ti giudicano dalle scarpe che porti. Trovo un po’ patetico che se la tirino tanto (quasi tutti) per dei cazzo di vestiti. Voglio dire, da Gucci e Versace vestono pure mia zia se arriva coi soldi. Al solo pensiero di entrare in uno di quei negozi a me cascano i coglioni… A parte questo, al netto di tutto, per me il rap è rock’n’roll in una delle sue infinite metamorfosi e sono perfettamente libero di maneggiarle tutte. Chiamale barre o chiamali versi, la sostanza non cambia. La parola è il mio tarlo, il mio lavoro di una vita. Se la parola detta, fatta suono, riprende finalmente corpo nell’arte anche a livello popolare, dopo secoli di lettere imbalsamate, è una botta di vita per la lingua italiana. Ne sono felice. Farà bene a tutti.

- Quali sono, in ultimo, i tuoi progetti per il futuro?

Campare.

Featured Image
Post Tags

Lascia un commento

0 Comments on Giovanni Succi – web interview

Lascia un Reply

Ti va di lasciare un commento?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>