Giorgio Ciccarelli – Esclusiva “Trasparente” ed intervista

Data: 19 settembre 2017 |

Giorgio Ciccarelli - Trasparente Video

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Giorgio Ciccarelli – Esclusiva “Trasparente” ed intervista

Giorgio Ciccarelli: esce il video di “Trasparente”, ultimo singolo estratto da “Le Cose Cambiano” (XXXV/ALABIANCA)

E’ stato un viaggio durato quasi due anni quello che ha portato Giorgio Ciccarelli a mostrarsi, in totale trasparenza, al suo pubblico, facendo 80 date, su e giù per l’Italia. Due tour (Booking “La Fabbrica”): il primo, “Le cose cambiano tour”, con la band, il secondo (ancora in corso) “Più vicino tour” in duo. A sugellare il traguardo delle 80 date, un nuovo ed ultimo video/singolo tratto da “Le cose cambiano”: Trasparente.

Nel video, diretto dal regista Emanuele Ruggiero (già regista de “ Il Capitano” e “Diverso dagli altri” di Enrico Ruggeri), è sviluppato il tema del viaggio come modo per uscire dal proprio spazio chiuso e protetto, per conoscere il mondo e, allo stesso tempo, mostrarsi al mondo.

Esporsi, con trasparenza.

E’ stato girato tra Praga e Budapest, capitali che trasudano eleganza e malinconia, elementi distintivi anche della canzone del Ciccarelli.

Di seguito, l’intervista da parte di Music Coast To Coast.


Giorgio Ciccarelli: gli artisti veri non cambiano mai

Giorgio Ciccarelli, chitarrista, cantante, autore e compositore, ha pubblicato dischi e suonato con numerose e importanti band (Afterhours, Sux!, Colour Moves). Ha suonato con e per artisti del calibro di Greg Dulli, Mark Lanegan, Patti Smith e Mina. Con Le cose cambiano, pubblicato il 6 Novembre 2015 per XXXV fa il suo esordio come solista. Dopo 80 concerti su e giù per l’Italia, arriva alla pubblicazione del video di Trasparente.

- Il tuo esordio solista si intitola Le cose cambiano, cosa è cambiato nella tua vita da artista negli ultimi anni e in che modo pensi sia cambiata la scena musicale da quando hai iniziato a suonare fino ad oggi?

Negli ultimi tre anni, effettivamente, son cambiate tante cose, su più livelli e tutte sono legate al percorso, diciamo così, alternativo, che mi sono inventato e che mi ha portato ad intraprendere questa “carriera” da solista. Ho sempre suonato in una band e trovarsi così, di punto in bianco, ad affrontare tutto da solo è stata e continua ad essere una bella sfida, soprattutto perché ci metti sempre la faccia, il nome ed il cognome, non ci sono scuse, non ti puoi nascondere dietro la band. Diciamo che l’unica cosa che non è cambiata è il bisogno di fare musica, di portare a termine un’idea, una canzone. È un processo che mi ha stimolato e mi stimola sempre molto sia che suoni in una band, sia che suoni per il mio progetto solista.

Quella che tu chiami “scena musicale” è radicalmente cambiata da quando ho iniziato a suonare io. Il mio primo disco è datato 1986, per cui più di trent’anni son passati; era un altro contesto, un’altra era, un altro mondo, un’altra vita.

- Nel video di Trasparente è sviluppato il tema del viaggio come modo per uscire dal proprio spazio chiuso e protetto, per conoscere il mondo e, allo stesso tempo, mostrarsi al mondo. Con il tuo disco solista cosa hai voluto mostrare di te al mondo?

Sinceramente non ho l’urgenza di mostrare niente di me al mondo, né ci tengo particolarmente a dimostrare qualcosa. Quello che faccio, lo faccio più per un’esigenza personale, quasi una necessità ed è fondamentalmente per questo che continuo a fare musica.

Effettivamente in Trasparente, può sembrare ci sia una volontà di mostrarsi al mondo, in realtà, ancora una volta, è semplicemente un parlarsi allo specchio, una necessità di fare il punto della situazione su come si è fatti e su quello che ti sta accadendo intorno. Come sempre è stato, per me, la canzone ha una funzione esorcizzante e catartica, è una sorta di lavatrice in cui butto dentro i panni sporchi per poi farli uscire puliti e profumati.

- In Tu Sei l’onda canti «Dove sei, dove vai quando non sei presente,sei chiusa in ogni istante» ma Giorgio quando non è presente sulla scena dove va e cosa fa?

Conduco una vita del tutto normale, come tantissimi miei coetanei che hanno famiglia e a tal proposito, mi sento proprio di sfatare un mito: posso dire con assoluta certezza che il vero rock’n’roll è avere una moglie e tre figli. Devi avere proprio un physiquedurôle che i punk’n’roller se lo sognano! Troppo, troppo facile andare in giro a suonare, fare le quattro di notte, svegliarsi a mezzogiorno e dover pensare solo a se stessi. Il vero improvvisare, le vere sorprese, il vero sconvolgimento, ce l’hai solo se decidi di mettere su famiglia e decidi di farlo con la testa. Amen.

- Quanto è trasparente oggi la musica e quanto c’è di costruito dietro quello che arriva oggi nelle nostre casse?

La musica che arriva oggi nelle nostre casse è totalmente omologata ed è lo specchio della società in cui ci arrabattiamo. Ovviamente sto parlando di quello che ci viene propinato dai principali media, ovvero radio e televisione. Non trovo un minimo di personalità, una minima volontà di provare a differenziarsi, sento solo copie su copie di copie di copie. C’è un’incultura in Italia, riguardo la musica, che è spaventosa e più si va avanti e peggio è! Non avrei mai pensato in vita di dover rimpiangere gli anni ’80, che per certi versi, sono stati degli anni difficilissimi per la musica e la cultura in generale, ma ragionando a posteriori, non c’è paragone; oggi non mi viene in mente nessuno che valga la pena nominare e mettere tra i “grandi” della musica, nessuno che abbia un peso specifico artistico riconosciuto unanimemente come tale.

- In Le cose cambiano hai coinvolto Tito Faraci (scrittore di fumetti e di romanzi) per i bellissimi testi e vari disegnatori per arricchire il booklet. Secondo te oggi c’è la necessità di dar vita ad una scena artistica cercando di coinvolgere esponenti di altre discipline (pittura, scrittura, etc.) per dare a chi ascolta un lavoro ricco a 360 gradi o è difficile interfacciarsi con altre tipologie di artisti e fare squadra?

È da qualche tempo effettivamente che spingo per la commistione tra varie discipline artistiche, prova ne è il fatto che nei miei ultimi dischi (al di fuori e/o parallelamente agli Afterhours) si può ritrovare questo tentativo. Coi Maciunas (Esplodere nel sonno – Malone/A Buzz Supreme 2011) ad esempio, siamo usciti con un disco “da vedere”, nel senso che, per la prima volta in Italia, un gruppo usciva col suo primo lavoro non su cd, ma su dvd. Ogni pezzo aveva un proprio videoclip che formava, insieme a tutti gli altri, un vero e proprio film.

Poi, il disco dei ColourMoves – A loose end (InterbangRecords 2015), un doppio vinile legato ed allegato al libro di Matteo B Bianchi “Sotto anestesia”.

E infine con Le cose cambiano, dove ogni canzone è stata tradotta in immagini, disegni e fumetti (tutti raccolti in un libretto venduto insieme al disco) da 13 artisti visivi differenti.

Detto questo però, credo che ognuno abbia la propria sensibilità artistica e debba fare ciò che si sente di fare, certo è interessante vedere quello che esce da una collaborazione tra artisti di diversa estrazione, ma ci si deve credere fortemente e sapere che bisogna combattere anche solo per riuscire a comunicare al mondo quello cha hai fatto.  È un lavoro difficile da portare a termine e spesso non porta ai risultati sperati, l’ho provato sulla mia pelle proprio con “le cose cambiano”, dove tutti noi speravamo di riuscire a mescolare musica e fumetto, arte visiva e canzoni. Ci siamo riusciti in parte, o meglio, la collaborazione tra me, Tito Faraci e i 13 artisti visivi che hanno dato immagine al disco, è stata magnifica. Ci siamo scontrati poi con i compartimenti stagni di questi due mondi, quello musicale e quello dei fumetti, delle arti visive. A parte pochissimi, non c’è stato verso di far parlare le riviste dei due “mondi” dell’ “altro” contenuto. Per cui mi viene da dire che c’è grande volontà da parte degli artisti stessi di mescolarsi, ma oltre al bacino d’utenza ristretto al quale rivolgersi, c’è da sottolineare che i media preposti alla divulgazione di questi progetti, non sono così aperti e accoglient

- Proviamo a scambiarci di posto, diventa tu per un attimo un giornalista musicale. Hai la possibilità di scrivere un articolo per mettere in luce tre gruppi giovani: a chi daresti spazio nel tuo articolo?

Potrebbe sembrarti inverosimile, ma non conosco gruppi rock o pop rock giovani, se per giovani intendi tra i 18 e i 24 anni. Anzi, ne approfitto per fare un appello a questi gruppi, mandatemi cose da sentire, ho necessità di sentire “roba” nuova, “roba” fresca, “roba” suonata, mal che vada, avrete un ascoltatore in più! Il fatto è che oggi, la cosa nuova sembra essere il cantautorato e tutti i ragazzi si buttano a fare quello, ma a me il nuovo cantautorato italiano annoia a morte!

L’unica “scena” che vedo e sento viva e che attira i giovani di cui sopra è la scena rap e le sue mille declinazioni. Questi ragazzi fanno quello che facevamo noi negli anni 80, si producono da soli, pubblicano sul loro canale youtube, e fanno in qualche modo della ricerca. Soprattutto riescono a parlare ai loro coetanei e i loro coetanei li cercano e li sostengono.

- Hai alle spalle 80 date come Ciccarelli ed hai alle spalle dischi con Afterhours, Sux!, ColourMoves. Durante tutta la tua carriera c’è stato un episodio in particolare il cui ricordo ti emoziona in modo particolare?

Non riesco a raccontarne uno solo, ce ne sono stati molti e per questo mi ritengo molto fortunato. Si va dai più ovvii, tipo quando ho suonato a Torino con Patti Smith (!!!), oppure quando abbiamo fatto da backing band al primo concerto in assoluto dei Gutter Twins (Mark Lanegan e Greg Dulli), a quelli apparentemente minori, ma che mi hanno dato una sberla emotiva notevole, tipo quando abbiamo fatto il primo concerto della reunion dei ColourMoves, a Milano. Il locale era pieno zeppo di gente ed io mi trovavo a suonare cose con cui ho fondamentalmente imparato a suonare la chitarra, con gli amici di trent’anni prima sullo stesso palco. Oppure, uno più recente, il primo concerto da solista, dopo la rottura con gli After, è stato per me un vortice di emozioni inarrestabili. Ah, poi un altro ricordo davvero emozionante che ha a che fare solo lateralmente con la musica è datato 4 novembre del 2008; mi trovavo a Philadelphia per una serie di concerti e quella era la sera in cui è stato eletto Barak Obama. È stato davvero pazzesco, ricordo che ho lasciato tutti e mi sono perso nella folla lasciandomi contagiare e trasportare dalla gente in festa. Un’ondata di delirio collettivo, una marea emotiva prodotta dalla gente, un misto di fiducia, speranza, sbalordimento, felicità. È stata davvero un’esperienza incredibile, peccato sia finita nel peggiore dei modi.


In autunno Giorgio Ciccarelli sarà ancora impegnato a suonare in giro per l’Italia prima di fermarsi e pubblicare il suo secondo lavoro.
Di seguito il calendario dei prossimi live:

01.10.2017
M.E.I.
FAENZA – RA

19.10.2017
SPARWASSER
ROMA

20.10.2017
BISHOP
FISCIANO – SA

21.10.2017
CAFFE’ RICASOLI
GROSSETO

04.11.2017
MONOLITE
GATTINARA – VC

10.11.2017
BLACK HOUSE
AVELLINO

11.11.2017
GROOVE
POTENZA PICENA – MC

16.11.2017
SCUMM
PESCARA

17.11.2017
DISSESTO MUSICALE
BAGNI DI TIVOLI – ROMA

24.11.2017
TAMBOURINE
SEREGNO – MB

BIO:

Giorgio Ciccarelli, chitarrista, cantante, autore e compositore, ha pubblicato dischi e suonato con numerose e importanti band (Afterhours, Sux!, Colour Moves).
Ha all’attivo dodici album, oltre a dvd, video e singoli. Ha suonato in Europa, Stati Uniti, Canada, Cina. Praticamente ovunque in Italia: dal teatro Ariston di Sanremo al Leoncavallo di Milano, dal concerto del Primo Maggio a Roma al teatro Petruzzelli di Bari, passando per buona parte dei locali rock della penisola. Ha suonato con e per artisti del calibro di Greg Dulli, Mark Lanegan, Patti Smith e Mina.
Ha scritto e arrangiato pezzi per tutte le band con cui ha pubblicato dischi, vincendo premi in varie categorie.
“Le cose cambiano” è, di fatto, il primo disco solista di Giorgio Ciccarellii, uscito il 6 Novembre 2015 per XXXV, da allora Ciccarelli è in giro a promuovere l’album collezionando più di 80 concerti in tutta italia.

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