Giorgio Canali & Rossofuoco – Undici canzoni di merda con la pioggia dentro

Data: 7 ottobre 2018 |

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Giorgio Canali & Rossofuoco – Undici canzoni di merda con la pioggia dentro

Dopo sette anni da Rojo, e due da Perle ai Porci, Giorgio Canali, già anima dei CSI, CCCP, PRG, pubblica con  i Rossofuoco, Undici canzoni di merda con la pioggia dentro, l’ottavo della discografia ufficiale di Giorgio Canali e settimo con i Rossofuoco, in uscita il 5 ottobre 2018 per La Tempesta.

Il disco si compone di undici brani “…suscitati dall’atmosfera pesante della bassa padana e dalle finte arie di cambiamento di un mondo in perenne evoluzione ma costantemente regolato e governato dagli stessi principi e dalle stesse caste di sempre.”, non è un caso che il primo pezzo sia Radioattività, che descrive nell’incipit il paesaggio padano:

Che ti aspetti se non nuvole da un mattino padano

e il brusio di sottofondo di eterne guerre lontano

e una voce che dice “comodo che altri si battano per te…”

gli guardi solo le scarpe, poi giri la testa e chiedi un altro caffè

Il timbro di Canali è riconoscibilissimo fin dalle prime note, ma non si può non dire che l’album appare ben diverso da quanto finora prodotto, differenziandosi in maniera netta dal passato.

Vi è una linea di cantautoriato che inizia con Messaggi a nessuno, in cui una ballad lenta e melanconica fa da contorno ad una sorta di soliloquio sentimentale, con una vena depressa in cerca di amore.

Semplicemente attuale il pezzo Piove: finalmente piove, in cui si intrecciano, in una sorta di melodica elencazione in tonalità maggiore, e quindi piuttosto allegra, segreti di stato, riforme costituzionali, centri di accoglienza. Una vera e propria Danza della pioggia in stile Rino Gaetano, come se tale cancellasse lo sporco dalla Nazione.

Non male il gioco di parole di ESTAATE, una stagione con la doppia A che diventa monito, consiglio, a tratti anche una preghiera.

Proprio da questo pezzo mi viene in mente che probabilmente la vena rocker di Giorgio Canali è volutamente smorzata, ed è precisamente posizionata sul cantautorato d’annata, tra arpeggi acustici e rullanti posati.

Nonostante il solito Giorgio delle liriche pungenti e critiche, in questo album ho ritrovato una nuova consapevolezza collocata tra suoni poco elettrici e tante pause sonore: Giorgio Canali è calmo, sicuro di sé, fuori dalla metominica imitazione di se stesso di cui aveva tanta paura.

Un album bello, diverso, con l’aspettativa, per l’ascoltatore, che prima o poi possa esplodere.

Il boato arriva con l’elettrizzante Emilia Parallela, che se nei tempi indietro poteva essere definita, da altri, paranoica, nella lirica attuale diventa paracula e paralitica. Un inno cinico e catastrofico nei confronti di una regione sottoposta ad invasioni di cicale e locuste, apparentemente similitudini, e dopo, cosa restano se non briciole?

Undici canzoni di merda? Probabilmente no, ma sicuramente con tanta, tantissima pioggia dentro. Ogni singolo pezzo ha infatti dei riferimenti a temporali, emotivi o climatici, acquosi o sanguinolenti, tra nostalgici sentimenti e prammatiche emozioni.

Un disco che raffredda autunni caldi e scalda inverni freddi, contraddittorio e maldestro, ma che fa un sacco male.

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