I Giocattoli – Intervista

Data: 10 giugno 2017 |

I Giocattoli – Intervista

I Giocattoli: tra serio, faceto e surrealismo

I Giocattoli nascono per scherzo poco più di un anno fa e iniziano a far parlare di sé grazie ad alcune cover che presto diventano virali. Da qui la formazione si fa coraggio e decide di mettersi in gioco componendo brani inediti. Oggi li troviamo online con Sulla Neve e Il Ragno, ma c’è molto altro che bolle in pentola. Music Coast to Coast ha raggiunto a telefono Duilio Scalici, voce, paroliere, chitarra, basso e cofondatore del progetto.

- Iniziamo con una domanda che è quasi d’obbligo: perché “I Giocattoli”?

Nasciamo semplicemente per divertirci: abbiamo iniziato facendo video di cover chiusi dentro un bagno, in maniera del tutto criticabile, soltanto per divertirci, appunto. Oltretutto ci divertiva anche il fatto che play in inglese significasse sia giocare che suonare e da qui “I Giocattoli”.

- Negli ultimi mesi siete finiti sotto l’ala protettrice di Giungla Dischi: come è avvenuto l’incontro tra voi e questa giovane etichetta romana?

Avevamo pronte alcune demo da far ascoltare e abbiamo contattato diverse etichette a tale scopo, tra le varie anche Giungla Dischi che si è subito rivelata molto interessata. Da lì a due giorni avevamo già firmato per il singolo Il Ragno e ad Ottobre, sempre tramite Giungla Dischi, registreremo l’album di debutto.

- Vieni da un progetto, gli Screamin’Gun, molto più scanzonati, leggeri, tra il surf e il garage: cosa resta ne I Giocattoli di quest’attitudine?

Negli Screamin’Gun stavo alla batteria, essendo polistrumentista, ma nascendo come batterista. A dirla tutta, non sono né cantante né chitarrista, ne I Giocattoli ho voluto sperimentarmi in questo nuovo mondo. Prima ancora degli Screamin’Gun, suonavo in una band prog psychedelic: niente tempi in quattro quarti, insomma. Tutto l’opposto de I Giocattoli. Stando alla batteria, quando scrivevo brani, sia come testi che come musica, non mi sentivo mai rappresentato al cento per cento dal resto delle band passate. Così mi sono chiesto: “Perché non provare io stesso a creare le linee vocali, le musiche, i testi e trovare qualcuno che mi supporti per quello che effettivamente vorrei fare?”. E così arrivai a pensare I Giocattoli.

- E come si sono conosciuti I Giocattoli?

Io e Ernesto (Mormile; chitarra e synth) siamo i primi due giocattoli e siamo amici da parecchio tempo, anche se non avevamo mai suonato prima insieme, ci siamo trovati subito a livello musicale. Chiara (Di Trapani; voce e cori) è la ragazza di Ernesto ed è entrata nel gruppo senza immaginare che le cose si sarebbero evolute in modo un po’ più serio – questa è la sua prima esperienza dentro una formazione. Davide Casciolo (batteria e drummachine) suonava con Ernesto in un altro progetto. Di base siamo “una famiglia” perché ci conosciamo tutti da molto tempo, ed è una cosa che aiuta molto.

- Di cover ne avete fatte e continuate a farne, ma cosa vi piace di questo aspetto della musica? Quanto può essere utile per un musicista fare cover?

Attualmente ne manteniamo in scaletta giusto due-tre come omaggio, però sicuramente iniziare dalle cover può essere molto utile come sfida personale perché porta a suonare qualcosa che non è sempre al cento per cento nelle proprie corde: riuscire a superare certe sfide ti permette di evolvere. Allo stesso tempo è utile per poter conoscere al meglio le composizioni e gli arrangiamenti dei grandi del passato, recente e non, che compongono in maniera allucinante, perfetta, e quindi fare cover diventa per noi una sorta di scuola, essendo quasi tutti autodidatti.

- Concentriamoci un po’ più su di te: che poster hai in camera? Cosa hai/avevi attaccato alle pareti?

Ho alcuni vinili! Una prima edizione di In perfetta solitudine dei Diaframma, (che per noi sono un gruppo eccezionale), The Cure, i primi dischi di Vasco Rossi. I CCCP. Anche se il mio gruppo preferito in assoluto sono i Radiohead, che non c’entrano niente con noi, ma secondo me sono ineguagliabili a livello compositivo.

- Per quanto riguarda la stesura dei vostri brani, ho notato alcune immagini surreali, quasi di fantasia, che però riescono a conservare l’immediatezza della comunicazione: come arrivi a strutturare i testi? Come si svolge il processo creativo di un brano de I Giocattoli?

I brani risentono molto di influenze che ho fin da bambino: sono un appassionato di arte a trecentosessanta gradi. Per farti capire, da piccolo mi facevo addormentare con la storia della vita di Picasso. Ho portato sempre con me le filosofie, i principi che sono alla base di molti movimenti artistici come il Cubismo, il Surrealismo, l’Espressionismo etc., come si vede ne Il Ragno, che è l’ultimo singolo uscito, dove c’è una poetica un po’ surreale. Il desiderio è reale, effettivo, ma la forma in cui compare è totalmente surreale. Il desiderio è appunto quello di poter stare accanto a questa musa, senza arrecare troppo disturbo.

- Mi sento quindi autorizzata a farti questa domanda. Sulle copertine dei vostri singoli vediamo figure femminili poste di spalle: c’è una specifica volontà comunicativa dietro questa scelta?

Sì. Di professione faccio il fotografo e il videomaker, (l’ultimo videoclip l’ho girato io, anche se molto rapidamente) e per quanto riguarda i soggetti di spalle, dal volto coperto, sono immagini che mi porto dietro da tempo, da quando mi sono appassionato alle opere di L. Pirandello: le maschere, il non sapere effettivamente chi siamo, il cambiare in base alla situazione, alla persona che abbiamo accanto.. la parte più vera di noi si può solo immaginare. È questo che vogliono comunicare le foto usate come copertina di questi primi due brani.

Un’ultima domanda: cosa vi aspetta nel futuro più o meno immediato me l’hai già detto, – con questo disco in cantiere ad Ottobre -, ma con chi vi piacerebbe collaborare, magari guardando al panorama dell’indie italiano?

Sicuramente con Lo Stato Sociale, ma anche con I Cani, Cosmo. Soprattutto con Calcutta che secondo me è stato la vera rivelazione di questi ultimi anni.

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