Ginger Bender – Web Interview

Data: 30 maggio 2018 |

Ginger Bender – Web Interview

In viaggio con la musica delle Ginger Bender

Il 27 aprile scorso il duo femminile delle Ginger Bender hanno pubblicato dell’album di esordio dal titolo di Tieni accesa la luce, prodotto per Rocketta Records. E’ la tappa finale di un viaggio che le ha viste portare la loro musica in giro per l’Italia e per l’Europa. Le otto canzoni contenute nell’album sono frutto delle influenze di entrambe quindi mix di ritmo ed armonia.

Ginger Bender, un nome dall’assonanza ambigua, anima nera e anima bianca si fondono. Come è nata l’unione del duo? Cosa ha fatto scattare la scintilla?

Il duo è nato da un’esigenza di mettere a frutto quello che stavamo studiando all’epoca, quando ci siamo conosciute alla Scuola Civica di Jazz di Milano. Avevamo entrambe voglia di misurarci con un pubblico, consolidare lo studio e, perché no, guadagnare qualcosa. Il progetto è nato con poche ambizioni quindi, senza una visione vera e propria, che però è andata formandosi strada facendo. Ci siamo rese conto fin da subito che avevamo gusti musicali estremamente simili, che le stesse cose ci emozionavano. Da lì, è avvenuto tutto piano piano – abbiamo cominciato a suonar sempre più spesso, abbiamo viaggiato suonando, ci è stato suggerito di scrivere canzoni originali, ci siamo cimentate con la scrittura e infine abbiamo inciso il nostro disco.

Siete particolarmente affezionate all’arte di strada infatti avete portato avanti a lungo la vostra attività di busker in Italia e all’estero. Se doveste riassumere brevemente questa vostra esperienza come ce la descrivereste? Vi siete chieste: “Da dove cominciamo?”

Esibirsi in strada è naturale per noi – il padre di Jeanne per anni ha fatto proprio questo, e Alessandra è una persona che riesce a relazionarsi con tutti – chiunque si possa incontrare per strada! In Italia è da poco che si considera questo tipo di espressione artistica, giudicata quasi come chiedere l’elemosina fino a poco tempo fa. Lo spazio pubblico è di tutti; se viene fatta un’esibizione di qualità, ne giovano tutti. Esibendosi per strada possono succedere cose meravigliose e incontri speciali, unici a questo tipo di situazione in cui riesci ad entrare in relazione sincera e disinteressata con perfetti sconosciuti. Certo, è molto faticoso e spesso hai a che fare con reazioni meno piacevoli, come l’indifferenza o addirittura qualche vigile che ti vuole fare la multa… ma solitamente abbiamo avuto degli ottimi riscontri.

L’Italia rispetto all’estero ha una regolamentazione non proprio facile per poter suonare in strada. Quale è stata la città dove avete incontrato più difficoltà? Invece all’estero in quale città vi è piaciuto suonare particolarmente?

In realtà in molti paesi non è facile suonare per strada legalmente. In Spagna per esempio cambia molto da città a città, e non è sempre visto di buon occhio. In Italia abbiamo visto con piacere un grande cambiamento nella nostra città, Milano. Qualche anno fa per potere suonare in strada era necessario andare dai vigili e pagare un permesso. Ora esiste una piattaforma online che ti permette di prenotare gratuitamente una postazione, nel pieno rispetto di qualsiasi normativa. Prima di questa soluzione, avevamo avuto difficoltà a suonare a Milano perché la locale ci aveva interrotto l’esibizione. Però quanto meno, la gente è interessata e partecipa. E’ stato più difficile suonare sul lago maggiore (Arona) perché c’era poco interesse da parte dei cittadini, che non erano abituati ad interagire con questo tipo di performance. All’estero abbiamo vissuto diverse esperienze positive, una fra tante è stato a Tarragona, dove una scalinata nel centro storico si è trasformata spontaneamente in anfiteatro quando i passanti si sono seduti in massa ad ascoltarci.

Tieni accesa la luce, il vostro debut album, possiamo intenderlo come l’ultima tappa di un viaggio musicale che parte dalla strada. Cosa ci racconta questo viaggio?

Questo viaggio racconta uno sviluppo musicale, individuale e anche del duo. Abbiamo aspettato tanto ad incidere il nostro disco perché abbiamo sentito che stavamo seguendo un percorso. Non è stato semplice scrivere i nostri pezzi, le nostre molte influenze, oltre a ispirarci, possono anche confondere le idee. Prima di scrivere delle canzoni che ci convincessero ne abbiamo scartate o completamente modificate diverse.

Le otto canzoni contenute nell’album sono un mix di suoni e generi diversi, provenienti dalla vostra esperienza in giro per l’Europa. Se doveste dare ad ogni brano un nome di una città in cui avete suonato, facendoci ripercorrere in questo modo il vostro viaggio musicale, che nome dareste?

Beh c’è da dire che molti viaggi musicali che abbiamo fatto, sono avvenuti nei primi periodi in cui suonavamo assieme, quindi per lo più svolgevamo (specie all’inizio) cover di standard jazz, vecchi blues degli anni 20, è stato molto dopo che abbiamo iniziato a scrivere e portare in giro i nostri brani. Non sappiamo bene in che modo queste esperienze in Europa e in tutta Italia abbiano contribuito all’evoluzione del nostro percorso musicale, ma sicuramente hanno arricchito (forse anche solo inconsciamente) il nostro modo di suonare e di concepire la musica.
Non tutti i brani sono forse associabili ad una città, ma ci proviamo :)
-Dunque Anna non piangere la associamo a Roma, proprio perché è in questa città che abbiamo conosciuto questa persona e l’ispirazione è partita da lì.
-Poi c’è Mentre Dormivo che abbiamo scritto a Milano in un pomeriggio d’estate con il nostro amico contrabbassista Niccolò Bonavita (in arte Bolla).
-Cumbia nera che come sonorità ricorda quelle latine (soprattutto nell’uso della scala minore armonica tipica spagnola) e quindi come città citiamo Torredembarra che è un piccolo paesino nei pressi di Tarragona, in cui, mentre facevamo busking sul lungo mare, abbiamo conosciuto delle persone del luogo che ci hanno invitato a suonare nel loro locale e lì abbiamo avuto la fortuna e il piacere di fare una jam insieme a dei gitani che suonavano flamenco del profondo sud dell’Andalusia (terre dalle quali provenivano).
-Possiamo associare This song alla Finlandia, perché in quel viaggio forse per la prima volta abbiamo suonato all’estero e portato sul palco questa canzone che era stata scritta da poco. citiamo Oulu che è stata la prima città della Lapponia in cui abbiamo suonato durante quel tour! Ci ricordiamo la stranissima sensazione di uscire dal locale dopo il concerto alle 3 di notte e vedere ancora il cielo assolato (siamo andate nel periodo in cui il sole non tramonta mai).
-Otello parla anche di amore ossessivo, passionale e di gelosia, quindi possiamo forse associarla a qualche paesino Siciliano proprio per la tematica del “delitto d’onore” ahimè ancora ancorata forse alla nostra mentalità (ci riporta ad esempio al film la ragazza con la pistola o sedotta e abbandonata)
-Five proprio per la sua natura scherzosa e gioviale la associamo a Napoli, città che ci ha subito stupito e divertito!
Che m’importa del mondo: una canzone d’amore leggera, sognante e romantica, come Paxos un’ Isoletta meravigliosa della Grecia, un piccolo paradiso terrestre in cui abbiamo avuto la fortuna di andare per due anni, (avendo come contatto la sorella di Alessandra che vive lì) e di suonare con musicisti locali.
-Blue Petit: Ferrara, non c’entra con il testo e nemmeno con la sonorità, ma siamo andate in quella città proprio nel periodo in cui la stavamo scrivendo. Un lungo concepimento quella canzone, perché è una di quelle che nel tempo ha subito più metamorfosi di tutte!

Quanto è importante per voi il rapporto con il pubblico? É stato semplice o naturale il passaggio dalla strada al palco?

Il rapporto col pubblico è fondamentale! Del resto si suona sì per se stessi, ma si suona anche per gli altri, quindi coinvolgere le persone che ti guardano, far loro provare emozioni e farle divertire è l’obiettivo che ci poniamo ogni volta che suoniamo. La nostra attività live è stata fin dagli inizi intensa e soprattutto varia: abbiamo suonato OVUNQUE pub, ristoranti, per strada, festival, matrimoni, eventi privati, eventi aziendali, feste di compleanno… ci siamo confrontate con diversissimi contesti sociali e culturali e sicuramente fare tutta questa “gavetta” ha contribuito poi a sviluppare la sintonia col pubblico e la confidenza sul palco e ogni giorno ci accorgiamo che crescono sempre di più!

Per concludere, il duo poi è stato inglobato nella band di Erin K con cui avete fatto il tour italiano. Cosa ci raccontate di quella esperienza e cosa vi ha lasciato?

É stata un’ esperienza molto bella e divertente. Innanzitutto per la prima volta abbiamo avuto la possibilità di calcare palchi grossi e importanti come l’Alcatraz a Milano, il New Age a Treviso, Hiroshima mon amour Torino.
Abbiamo ovviamente ampliato i nostri orizzonti musicali: Jeanne si è cimentata con il basso elettrico e Alessandra si è messa a sperimentare i suoni più pop della chitarra elettrica.

 

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