Gibilterra – Web Interview

Data: 19 marzo 2018 |

Gibilterra – Web Interview

Gibilterra, un esordio scanzonato

Alcune Piccole Verità, questo il nome dell’EP d’esordio dei Gibilterra. Riccardo Ruggeri e Martino Pini danno vita ad un progetto musicale acoustic-pop fatto di storie semplici, racconti di tutti i giorni su un tappeto di chitarre, trame raccontate da una voce pulita ed entusiasta. Music Coast To Coast ha scambiato quatto chiacchiere con i due musicisti biellesi, per saperne un po’ di più.

- I Gibilterra nascono in seguito al provvidenziale incontro di Riccardo Ruggeri e Martino Pini. Com’è nata l’idea di mettere insieme le rispettive esperienze e dar vita ad un progetto musicale inedito? Tra una schitarrata e l’altra o è stato frutto di una precisa idea a cui dar voce?

R: il nostro duo sì è generato tra una schitarrata e l’altra a Perugia, nell’estate 2006, mentre cercavamo di capire il jazz e la nostra indole. Un po’ di anni a fare “serate”, matrimoni, funerali, battesimi e non so cos’altro, per poi iniziare ad aver bisogno di unire parole e musiche che già avevamo scritto. Tutti e due arriviamo da altri lavori inediti, dischi e band, ma stavolta la chiave della semplicità, della sintesi si è manifestata come una necessità fisiologica, un po’ come andare in bagno. E così sono usciti un po’ di brani scanzonati. 12 anni fa eravamo troppo vecchi dentro. Adesso, finalmente, abbiamo una giovane consapevolezza della nostra incapacità di arrivare in tempo, quindi è il momento giusto.

- Il vostro primo singolo, Da Domani Torno In Me, è stato presentato lo scorso anno con un flash mob. Con tanto di hashtag. Com’è andata?

R: la paura più grande era che la pallina, con dentro una chiavetta usb, attaccata ai palloncini ad elio (si può vedere il video su youtube!) volasse poco e andasse a cadere in autostrada provocando incidenti o si inceppasse nel motore di qualche piccolo aereo privato. Niente di tutto ciò, quindi è andata bene. Se poi ci chiedi della nostra esperienza di viral social media youtubing marketing… boh… non sappiamo ancora muoverci in quel mondo. Forse però l’hashtag #dadomanitornoinme è andato bene ed è girato online. Tanti amici ci hanno girato foto e post con fogli in mano (avevamo chiesto di manifestare così, con poche parole le proprie debolezze) con scritte le cose più disparate ma sincere. Dai, è stato bello! Tanto riscontro e sopratutto tanta disponibilità a mettersi in gioco. Sto provando a cercare l’hashtag in questo momento e devo dire che escono cose interessanti…

- Per adesso, un EP, un piccolo appetizer. A quando lo sviluppo completo di un primo disco?

R: Ci stiamo lavorando. Poi se ce lo chiedete così, sembrando interessati, ci fate venire voglia di continuare. Perchè sapete, la vena crea, ma poi non sai mai se stai facendo la cosa giusta.  Comunque i brani ci sono già, ma stiamo lavorando sul sound, sulle macchine. Nell’ep tutto è acustico, mentre per il live e per i nuovi brani faremo largo uso di loop, drumpad, melodine/autotune come se non ci fosse un domani. Il disco si chiamerà Tante Piccole Verità, e chissà, chissà se qualcuno ce lo produrrà… questo è un punto interrogativo. Aspettiamo un’etichetta che si manifesti o facciamo tutto da soli? E poi come lo paghiamo l’affitto? Consigliateci qualche etichetta di brava gente!!! pleeease

- Storie di tutti i giorni su un tappeto acustico rassicurante e senza troppi convenevoli. Meno che per Wifi. In questo pezzo l’arrangiamento è notevole, a dispetto di un pezzo che parla di wifi che, “dopo il cibo, è tra le più importanti spese”. Cosa nasce prima? Il testo o la musica? O insieme?

R: uh, Wifi è opera del Pini. Lascio a lui la risposta…

M: Wifi si chiamava un tempo Hi-Fi. È un brano che ha subìto botte, rimaneggiamenti, revisioni, collaudi. E’ un brano che abbiamo preso in prestito in larga percentuale, ma per rispondere alla domanda generale, di solito prima la musica. Il testo arriva dopo e normalmente subisce numerose violenze prima di trovare forma.

- Riccardo, oltre al progetto in duo che presentiamo qui, militi da anni nei LoMé, con cui hai calcato parecchi palchi, dal Premio Tenco all’Heineken Jammin’ Festival. Nel frattempo hai messo il progetto in stand-by o c’è qualcosa che scorre in pentola?

R: i LoMè non solo l’unico progetto in parallelo… ci sono i Syndone, in uscita a maggio con un nuovo album, altri progetti di elettronica dove ho uno pseudonimo e non mi beccherete mai (mi piace anche fare dance!!), un trio con il pianista Bobo Stensson per dei live di jazz e poi il lavoro di musiche per le performance teatrali di Stalker Teatro. Tutto scorre, in parallelo. Faccio musica da quando mi sveglio a quando vado a dormire, da una decina di anni almeno. Nel frattempo studio, insegno e faccio capoeira. Fa tutto parte di un blob di passione.

- A proposito di palchi e collaborazioni, Martino ha collaborato con L’Aura ed insieme, successivamente, vi siete ritrovati a suonare con Irene Grandi. Quali sono i vostri ascolti, al giorno d’oggi, e con chi suonereste ancora?

M:  voglio diventare il chitarrista di Neffa.

R: suonerei con chiunque, ma mi piacerebbe collaborare con Bjork e gli Snarky Puppy. Sogni, parliamo di sogni giusto?

- In parallelo ai vostri progetti live e discografici, avete anche insegnato canto, chitarra e musica d’insieme. Che aria tira tra gli studenti di musica?

R: gli ambienti dove si studia musica sono davvero interessanti. Vi transitano le personalità più disparate mosse dalle motivazioni più svariate. I giovani, quelli che vengono perché hanno la “cazzimma”, perché non possono fare altro, sono tanti. Alcuni deviano sotto i colpi dei talent e perdono un po’ di vista il valore della musica e della cultura. Ma noi siamo anche li per quello. Per rompere le palle, senza che nessuno se ne accorga, per far sì che la musica lavori sulla capacità di ascolto, di confronto, di sfogo, di catarsi. A mia volta (Riccardo) sono tornato studente quest’anno al corso di alta formazione a Ravenna in Vocologia. Per me i talent sono roba passata…non mi vogliono più!! E a mia volta (Martino) sono tornato in conservatorio per finire la storia infinita.

- In Mi Sono Rotto Il Cazzo, i Lo Stato Sociale cantavano di band che “tra un anno al Coachella, e tra due anni a fare il benzinaio”, loro son partiti da Bologna per finire a Sanremo, e al secondo posto, per giunta. Vi siete mai immaginati su quel palco? Vi ritroveremo tra qualche anno a fare da rappresentanza indie al festivalone?

R: troppo buoni. Ci abbiamo provato qualche anno fa. In realtà non abbiamo mai capito se l’etichetta che doveva presentare il nostro materiale l’abbia fatto. Un mistero. Ci piace pensare che ci abbiano cestinati al primo ascolto. Forse un bene? In ogni caso dovessimo mai fare qualcosa di buono e ci invitassero certo che ci andremmo. Lo Stato Sociale fa parte di quelle esperienze virtuose, nel posto giusto al momento giusto, bravi belli e intelligenti. Noi viviamo a Biella. Forse è ora di trasferirsi, occupare una fabbrica o di farsi un tattoo.

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