Ghali @Arenile di Bagnoli 21/06/2017

Data: 22 giugno 2017 |

Ghali, un live che sa di reality show Time

Evento Information

Ghali @ Arenile di Bagnoli

Seconda tappa del primo tour italiano per Ghali. L’artista presenta il suo nuovo album (o meglio il suo primo inciso) intitolato Album.

Curiosità, perplessità, disturbo e anche un pizzico di ironia hanno formato da circa un anno a questa parte il mio umore nei confronti di Ghali. Tutto è iniziato lo scorso inverno quando ho ascoltato dai cellulari dei miei alunni le canzoni di un giovane “tunisino milanese”. Nelle ore di intervallo Ghali era il re assoluto della scena.

Prof., ha ascoltato Ninna Nanna? Che forte questa canzone!

“Ragazzi chi è? - chiedevo loro – lo ascoltate il Rap ‘classico’?”

“Sì ma Ghali è meglio”.

Arrivata all’Arenile la mia curiosità di capire perché questo giovane cantante di 24 anni piaccia è così forte da portarmi ad “interrogare” alcuni spettatori sottopalco. Voglio comprendere chi sono i fan di Ghali. Vedo alcuni ragazzi indossare la maglia di Fabri Fibra. Vedo anche un ragazzino accompagnato da suo padre.

Mi scusi – chiedo al padre – lei ha accompagnato suo figlio?”

“Sì, mio figlio ha dodici anni. Non conosco il cantante ma so che a lui piace”

“Mi piace molto Ghali – dice il bambino – perché fa un genere di musica bello, il rap”

Mi avvicino ad un trio di adolescenti composto da due maschi e una femmina.

“Ghali ci piace perché è unico nel suo genere – mi dicono – racconta la società di oggi e poi è prodotto da Charlie Charles!”

Una lunga sessione di dj set fa da aperitivo per un live che sta accendendo ancor più la mia curiosità. L’intento del dj è quello di intrattenere il pubblico ma soprattutto di riscaldarlo in modo esponenziale così da portarlo incandescente all’ingresso sul palco dell’headliner. I ragazzi sono euforici, bevono, fumano, ballano ma soprattutto fanno riprese video della consolle che manda canzoni di Sfera Ebbasta, Fabri Fibra, Salmo, Nto, Luchè e molti altri.

Sale sul palco il dj ufficiale di Ghali: la grande coltre di cellulari mi impedisce di capire se sia arrivato anche l’artista, ma dopo poco eccolo lì, Ghali Amdouni, in un elegante completo color crema. Indossa occhiali scuri con lenti a forma di cerchio e raccoglie i suoi lunghi capelli in una coda molto alta. Apre la festa con Ricchi Dentro, Cazzo mene e Sempre me. “Su gli accendini e i cellulari, voglio vedere illuminare questo posto”. “Ragazzi, rispetto per tutte le mamme”. Le parole di Ghali al suo pubblico sanno un po’ di retorica. “Questo è il momento di accendere se avete qualcosa da accendere” e parte Marijuana.

Sul palco c’è una mole di gente. Staff, fan con libero accesso, speaker di Radio Marte ma soprattutto un cameraman che fa il girotondo attorno all’artista.

“Vi ringrazio, state realizzando il sogno di un ragazzino. Se ce l’ho fatta io possono farcela tutti. Coltivate i vostri sogni”.

Ghali vuole infondere fiducia nel suo pubblico ma non mi convince del tutto.

All’ultimo InStore ho visto alcuni di voi indossare una maglia che non era quella ufficiale del nostro merchandising. Lì in fondo ci sono i ragazzi con lo stand. Vi invito ad acquistare la nostra maglia ufficiale. Abbiamo bisogno di restare indipendenti e lo possiamo fare solo grazie a voi”

Perché sponsorizza le sue maglie durante il concerto? – mi domando. Salgo in piedi su un divanetto laterale dell’Arenile. I cellulari tenuti in alto sono troppi ed è praticamente impossibile vedere il palco.

“Fatevi un selfie con me. Giratevi di spalle e poi postate la foto su Instagram con l’hastag #StoconGhali… Siamo già a centodiciassette post”. Ghali canta con il supporto dell’autotune e ripete l’intercalare “Sto” ad ogni conclusione di un brano. Si accende una sigaretta. Un potente faro lo illumina mettendo in risalto la sua immagine. Il palco è quasi al buio, acceso solo da uno schermo posto in fondo che proietta la scritta Ghali. Canta in arabo e ne spiega le parole al pubblico. “Habibi vuol dire ‘amore mio'”. Arriva il momento di Wily Wily, il pubblico intona in coro tutto il ritornello. “Voglio sentirvi cantare in arabo”. Con Ora d’aria Ghali si scaglia contro la Polizia: “Prima arrestano mio padre poi mi chiedono la foto”. Lascia cantare il pubblico sulle note di Dende. Happy days fa calare il sipario sul concerto. Ghali è divertito tanto da ricantare il brano daccapo. “Ancora, ancora… dai cantiamola di nuovo!”.

Il live è concluso. Provo a raccogliere le idee. Mi sento come se mi avessero dato da bere qualcosa per il mal di testa e il mal di testa mi è passato. Un placebo per alleggerire i miei pensieri.

La “scena costruita” era così forte da farmi pensare che ci trovavamo tutti nel prossimo video di Ghali.

Una centrifuga di coriandoli, fuochi pirotecnici, foto, annunci ufficiali di dischi di platino ha annebbiato la mia mente. Unico nel suo genere, il cantante ha portato un’onda di freschezza nel Rap, una banalità non giudicabile in maniera completamente negativa.

Avevamo bisogno di lui? Forse sì, la leggerezza è sempre ben accettata. Mi viene da pensare però che questo ragazzo è un frutto ancora acerbo della musica, che deve crescere. Il flow ce l’ha ed è anche simpatico. L’accento tunisino misto a quello milanese crea un mix di originalità e profumo di innovazione nella scena musicale italiana. Eppure il live a cui ho appena assistito è qualcosa di finito. Ha una sua forma già compiuta e questo mi manda ancor più in confusione. Mi urta soprattutto il fatto che mi aspettavo di ascoltare la storia di Ghali, di vedere il cantante aprirsi davanti al pubblico e concedere loro una parte del suo cuore. E invece ho assistito per tutto il concerto ad una mimica di un live.

Ragazzini che spesso si distraevano e parlavano tra loro oppure giocavano col cellulare intenti a pubblicare immediatamente le proprie foto scattate al concerto. E Ghali che non si è scomposto di un millimetro, non si è sbottonato la camicia “recitando un ruolo” costruito probabilmente dalla sua produzione discografica. Ho provato davvero poca empatia col vissuto musicale di Ghali, una cosa insolita dato che sono andata al concerto di un rapper.

Mi trovavo in un reality? Un format dove tutti (pubblico e artista) sono consapevoli della recita a cui stanno prendendo parte? Forse sì ed è probabilmente questa l’impronta che la discografia nazionale vuole dare alla musica che oggi ci concede.

 

Foto fonte: Instagram

Editor Review

  • Performance

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    65 Punti
  • Pubblico

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    60 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    68 Punti
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