I generi musicali servono davvero?

Data: 26 settembre 2016 |

Talvolta, la divisione in generi musicali crea non pochi problemi nei comportamenti delle persone e dei musicisti. Questa suddivisione è davvero utile?

È da quando sono piccolo che ho la fortuna di poter stare a contatto con la musica in tutte le sue forme. Non ho mai avuto un genere musicale preferito ed essendo il più piccolo tra i fratelli con uno stacco di età elevato, ho avuto modo di conoscere parecchi generi musicali, anche molto diversi tra loro. Per questo è da un po’,  forse da sempre, che mi chiedo se la divisione in generi musicali serve davvero.

La qualità della musica non si esprime solo in base al genere o agli strumenti musicali presenti e alla bravura dei musicisti. Il processo creativo è qualcosa di troppo particolare per poter essere rinchiuso in confini logici: va decisamente oltre. Non dimentichiamo che la musica, tra l’altro, storicamente nasce come mezzo di elevazione spirituale. Una canzone, un album, sono innanzitutto lo sforzo di una o più persone per condividere un messaggio, ma anche il riflesso di un contesto epocale e sociale.

Partendo da queste piccole riflessioni è facile intuire che se la divisone in generi musicali serve a ordinare la musica secondo un principio di qualità (per cui un genere è migliore dell’altro a priori), allora c’è da chiedersi se davvero tale suddivisione abbia qualche utilità o scopo pratico.

Una delle naturali conseguenze di questo stile di pensiero è sentirsi musicalmente o culturalmente migliori di chi ascolta un determinato genere. Questo è un chiaro esempio di quello che si potrebbe definire monoteismo musicale, cioè una traslazione del concetto di monoteismo religioso applicato alla musica.

Musica è insieme contaminazione, coesione e condivisione: un mezzo per avvicinare le persone, non allontanarle.

La cosa peggiore è quando l’etichetta passa direttamente dal genere a chi lo ascolta. Senza scendere troppo nei particolari, a molti sarà capitato di sentir dire in giro che chi ascolta musica Emo è depresso, in una fase o simili. Insomma, non si può ascoltare un certo tipo di musica solo perchè piace?

Tali considerazioni dall’esterno, inoltre, non fanno male solo a chi la musica la ascolta, ma anche a chi la produce. Innanzitutto, talvolta diviene complicato e contraddittorio assegnare numerosi generi musicali ad una band, anche diversi tra loro. Il genere musicale di un gruppo è il gruppo stesso e la sua musica non è spiegabile attraverso la somma delle influenze o dei generi a cui si ispira. Che senso avrebbe, per esempio, identificare una band come synth-wave-dark-numetal se la musica che suona è un insieme di questi generi?

Inoltre, spesso per i motivi esposti sopra, alcuni gruppi molto validi vengono eliminati in partenza proprio perché si dichiarano - o sono etichettati - come appartenenti ad un genere specifico, che quindi non sarebbe all’altezza dei gusti e dell’attenzione personale per una semplice questione di pregiudizi. Il risultato è l’alto rischio di precludere il messaggio a molte persone.

Attenzione, non vogliamo negare il fatto che possano esistere delle tendenze verso un certo tipo di suono e di dinamiche, né criticare le preferenze musicali di qualcuno; de gustibus non disputandum est. Piuttosto, ci soffermiamo sul chiederci perché queste dinamiche entrano in gioco.

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