Gabriele Coen @ Il Pitigliani 08/11/17

Data: 9 novembre 2017 |

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Gabriele Coen @ Il Pitigliani 

Sephirot di Gabriele Coen: la Kabbalah diventa musica.

Il terzo concerto della rassegna di questo Festival del Jazz 2017, che ha visto come protagonista Gabriele Coen, ha centrato in pieno il tema di riferimento: la religiosità. A fare da sfondo e da contorno il ghetto ebraico di Roma, denso di storia tra i suoi vicoli lastricati di sanpietrini e circondati da palazzi antichi. Quest’atmosfera quasi surreale ha fatto da cornice preparando gli spettatori ad assistere all’esibizione non solo tramite l’ascolto, ma anche attraverso quel sesto senso che dà un significato più profondo a ciò con cui ci rapportiamo. L’interno del Pitigliani, il Centro Ebraico che ha aperto le porte a questo concerto, ha stimolato sicuramente curiosità nel pubblico: una sala interamente bianca con un parquet splendente; sul lato sinistro della sala tende dorate con caratteri dell’abjad, l’alfabeto ebraico, e sulla destra due imponenti opere con caratteri ebraici mastodontici in rilievo sul muro. Luce soffusa, il concerto ha inizio.

Sephirot è il titolo dell’ultimo lavoro di Gabriele Coen, presentato nella sua interezza in questo ambito. Le Sephirot nella Kabbalah ebraica sono le dieci modalità di Dio attraverso le quali l’Infinito rivela e origina il mondo fisico e metafisico. Non a caso i brani eseguiti da Coen sono stati dieci, ognuno ispirato ad uno di questi elementi. Partendo da un reame divino, Keter, la Corona o il Divino, Chokmah, il Principio Maschile di Dio o la Saggezza e Binah, il Principio Femminile di Dio o la Femminilità, si è scesi verso livelli sempre più umani e terrestri in un movimento verticale discendente, come una catabasi, che ci ha portato dal Principio al Regno, dal volto alle gambe, dal Messia al Re Davide.

Le dieci composizioni originali ispirate dalle Sephirot hanno cercato di risvegliare dei sentimenti ancestrali nel pubblico, hanno cercato di fargli vivere fisicamente e intellettualmente questo graduale passaggio sfiorando appena la superficie immensa della Kabbalah ebraica. Il risultato è stato positivo: il messaggio spirituale di cui si caricavano i brani è arrivato e il klezmer, con la sua vena orientaleggiante in veste sinuosa e le sue linee melodiche legate alle tradizioni ebraiche dell’Est, rimane un elemento molto affascinate nel momento in cui viene rivisitato in chiave jazzistica.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    70 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
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