Francesco Taskayali @ Villa di Donato 28/01/2018

Data: 29 gennaio 2018 |

Francesco Taskayali @ Villa di Donato Time

Evento Information

Francesco Taskayali @ Villa di Donato

Francesco Taskayali, il Mediterraneo racchiuso in dieci dita.

L’ultimo incontro tra Francesco Taskayali e la città di Napoli risale al 2013 quando, in occasione della rassegna Effetto Museo, Taskayali suonò presso la Villa Pignatelli di via Chiaia.

“Grazie per avermi voluto qui – dice il giovane pianista al pubblico – ogni volta che mi esibisco a Napoli sono in una villa. Questa volta ci troviamo alla Villa di Donato, la prossima volta chissà in quale villa andremo”.

Un’affermazione che potrebbe sembrare ironica se pensiamo al fatto che Taskayali a Roma si è esibito all’Auditorium Parco della Musica. Il piccolo pubblico della serata si ammassa in una altrettanto piccola sala, nel freddo di una struttura ampia e organizzata in maniera incerta. A Villa di Donato fa freddo, la stufa della sala col pianoforte si spegne improvvisamente e non verrà più riaccesa. Prima dello spettacolo i partecipanti all’evento sono invitati a fare un tour del palazzo in cui è possibile osservare le sale del piano superiore dove ci sono specchi più opachi di quelli presenti al Palazzo Reale di Napoli.

Taskayali familiarizza subito con l’ambiente. Arrivato a piazza Sant’Eframo Vecchio va a mangiare una pizza e successivamente partecipa alla visita della villa.

Intorno alle 22:00 si presenta al suo pubblico, in un’atmosfera buia. Una lieve luce blu lo avvolge. “Vi faccio sentire due brani e poi parliamo”. Black Sea abbatte i confini delle mura che definiscono la sala. Le dita del pianista corrono veloci, i tasti sono i fiori di uno sterminato campo da esplorare. Energia e trasporto emotivo emergono dal volto di Francesco. “Io sono mezzo italiano e mezzo turco. Mio padre non mi ha dato la possibilità di prendere la cittadinanza turca. Lo ha fatto per evitare che mi mandassero in guerra”.

Bazar è una storia di incontri con i conterranei del Bosforo. Stupore per il dolore che la sua gente deve provare a causa dei conflitti si espande dal fondo del palco. Emel e Taskim sono state composte ad Istanbul, canzoni dense di romanticismo ed introspezione. Un nugolo di capelli rossi si ammassa sul pianoforte con delicatezza ed armonia.

“È sera è il primo brano che ho inciso, la sua storia è particolare. Quando mia madre mi sentì provare in casa il brano in questione non riusciva a credere che lo avessi composto io. Il giorno in cui andai dal fonico per inciderlo non avevo preparato un titolo da dargli. Il fonico mi chiese quale nome volessi dare a quel brano e io, guardando fuori, vidi che era buio e gli dissi: ‘Beh è sera, chiamamolo È sera'”.

Addio Al Terminal è una formula di sentimenti carichi di tensione. L’emozione e la paura di un addio sono espressi attraverso le note. “L’ho composta quando ho abbandonato definitivamente Istanbul, ero diciottenne e potevo finalmente iniziare una nuova vita”. Chiangir dipinge una delle piazze più frequentate di Istanbul dove la gente si ritrova a bere the. “Dopo il terremoto la gente aveva paura di tornare nelle proprie case e preferiva condividere i momenti liberi in questa piazza”. Supporti musicali artificiali accompagnano la tensione che si libera dal pianoforte.

Il live di Taskayali a Napoli è una performance di nicchia, una serata per pochi eletti. Il pubblico non è quello delle grandi occasioni. Alcuni spettatori sono intenti a giocare col proprio cellulare, altri a chiacchierare mentre bevono birra, altri ancora ad entrare e uscire in maniera frenetica attraverso una porta cigolante che disturba la quiete dello spettacolo. Siamo di fronte ad una assenza di preparazione logica ed emotiva per il concerto di un artista che non è esordiente ma già affermato nella discografia internazionale. L’intimità della serata dovrebbe rendere il live più intenso, ed invece distoglie l’attenzione dal peso del pianista che si sta esibendo su un palco claustrofobico. Taskayali è eccellente, forse troppo per una serata non degna della sua bravura.

Passione, maturità, capacità narrative, espressione tramite più codici, glorificazione della terra di origine, celebrazione del mar Mediterraneo, Francesco Taskayali è tutto questo. Il pathos che caratterizza la sua musica ci parla dei popoli del passato che tornano a dialogare con noi con formule espressive nuove ma facilmente comprensibili. Dalle dita di Francesco si materializza il Credo verso una terra di passaggio, dalla quale è facile scappare ma che è impossibile mandare via dal proprio cuore.

Tante vite si affollano sulle sue dieci dita. Dalle spiagge di Latina ad una camera con vista sul Bosforo, Francesco Taskayali ha potuto attraversare i confini del mondo e anche quelli della storia. La simpatia e la capacità empatica di questo ragazzo sono espressione di un desiderio di avvicinare il pubblico al suo mondo, quello di un giovane uomo che ha sviluppato sin dall’età di 13 anni la passione per il pianoforte.

Francesco è un pianista contemporaneo che è in grado di rinnovarsi in ogni brano che compone, di farsi voce della narrazione dei popoli e mezzo di innovazione per la musica.

 

Foto a cura di: Davide Visca

Editor Review

  • Performance

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    85 Punti
  • Pubblico

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  • Organizzazione

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