Francesco Motta – Intervista

Data: 17 gennaio 2017 |

La fine di un emozionante 2016 per Motta

Francesco Motta ha esordito poco meno di un anno fa con l’album La Fine dei  vent’anni riscuotendo un grande successo che gli ha permesso di diventare la rivelazione indie del 2016. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo telefonicamente, ecco il risultato.

  • Il 18 Marzo 2016 usciva il tuo disco d’esordio, La Fine dei vent’anni, che ha raccolto in questi dieci mesi un grande successo di pubblico e di critica aggiudicandosi la targa Tenco come migliore opera prima e il premio di miglior album indipendente dell’anno secondo il Meeting delle etichette indipendenti. Un anno fa, quando questo progetto stava partendo quali erano le tue aspettative?

Proprio un anno fa stavamo consegnando il mastering quindi eravamo totalmente dentro il disco. Io e Riccardo Senigallia eravamo contenti di quanto fatto ma non sapevamo ancora niente del resto.  Di aspettative non ce n’erano, c’era la gran contentezza per noi di aver fatto una cosa molto bella.  

  • Il disco è un punk cantautorale che mi ha ricordato i primissimi Afterhours. Ti volevo chiedere se E’ un gruppo che ti ha influenzato e più nello specifico cosa ha influenzato le sonorità di questo disco?

Gli Afterhours mi piacciono ma non posso dire che mi hanno influenzato, sono due cose diverse secondo me. Gli ascolti, ho ascoltato un po’ di cose ma in realtà non è per snobismo, anzi me ne vergogno anche, ma io non ascolto tanta musica. Dovevo pensare al fatto di fare musica mia.

  • Nella canzone La fine dei venti anni c’è una frase sulla quale mi trovo molto d’accordo che recita: ‘’Ho visto troppa gente in questi sette anni, per scegliere qualcuno ci ho messo dieci secondi’’. Su quali criteri ti basi per scegliere una persona in dieci secondi? Ed in generale, i tuoi testi, da cosa nascono?

I testi nascono dalla mie esperienze fondamentalmente. In quei dieci secondi le persone che ho scelto le ho scelte per differenti modi, quindi non ti saprei dire come faccio. Spesso è una questione di impatto.

  • Nel videoclip de La fine dei vent’anni c’è Giovanni Truppi, come è nato il vostro rapporto? Noto alcune similitudini fra di voi, possibile che nella vostra collaborazione vi siate vicendevolmente influenzati?

Non lo so, però è una persona che ammiro molto quindi quando mi ha chiesto di suonare ero molto contento perché lo reputo uno dei più forti che ci sono in Italia. Sicuramente come due persone che stanno un po’ di tempo insieme si influenzano, facciamo musica apparentemente diversa ma secondo me bella in entrambi i casi.

  • Nel giro degli ultimi dieci anni trovo che il mondo dell’indie sia parecchio cambiato, c’era una sorta di muro, fatto di ragioni politiche e sociali molto forti, che separava la musica delle major discografiche dalla musica indipendente. Dieci anni dopo questo muro è stato abbattuto, alcune band indie riempiono i palasport, passano frequentemente sui maggiori canali radio nazionali e qualche esponente della musica indipendente italiana degli anni 90 ora lo troviamo come giudice ad X-Factor o come professore ad Amici. Non che queste cose siano negative però ti volevo chiedere  cosa pensi sia successo? E’ il pubblico ad aver cambiato i propri gusti?

La cosa più importante di tutto sono le canzoni.  Non penso sia il pubblico ad aver cambiato idea, certe canzoni sono arrivate fortunatamente a un pubblico più ampio, menomale.

  • Riusciresti a riassumere il 2016 in un momento? Il più significativo per te o magari qualche ricordo particolare del tour.

Il tour è stato emozionantissimo, il concerto che abbiamo fatto a Villa Ada quest’estate  è stato uno dei punti in cui  abbiamo iniziato veramente tanto a divertirci e a rigenerare le canzoni del disco.

  • Musica a parte, hai altre passioni? Quali sono?

La musica mi occupa 24 ore su 24 della mia vita, quindi ho poco tempo per altro purtroppo.

  • Hai in programma un tour molto fitto di date che si concluderà il primo di Aprile con un grande evento all’Alcatraz di Milano. Come vivi il momento del live e quali sono i tuoi progetti una volta finito il tour?

Scrivere canzoni è diventato a tutti gli effetti il mio lavoro, sarà bello anche riposarsi e vedere lucidamente quello che è successo perché non c’è stato ancora modo di guardare indietro a questo anno che è stato sicuramente bellissimo, finiremo appunto con questa festa all’Alcatraz dove ci saranno anche degli ospiti che devono far parte di questa festa.

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