Francesco Di Bella – La Feltrinelli Caserta

Data: 30 ottobre 2018 |

Francesco Di Bella – La Feltrinelli Caserta

O’ Diavolo di Di Bella: tra storie antiche e moderne.

Il 25 Ottobre è uscito il nuovo album di inediti di Francesco Di Bella O’ Diavolo. Un album che consolida la carriera solista del nostro cantastorie partenopeo. Il “cardillo” ormai ha spiccato il volo, assumendo le sembianze di un “diavulillo”. Un disco sincero e moderno dove troviamo un Di Bella più maturo, più riflessivo e diretto nel suo songwriting. In occasione del suo tour promozionale di presentazione del disco, abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco prima del suo showcase alla Feltrinelli di Caserta.

Da pochi giorni è uscito il tuo album O’ Diavolo ricco di simboli, a partire dal magnifico artwork. Cosa ci racconti in merito al nuovo disco?

Sia il titolo che il concetto dell’album nascono dalla mia idea di creare un ponte tra l’antico e il post moderno. Il diavolo è una figura che ricorre spessissimo nelle canzoni blues, nelle vecchie filastrocche, nelle canzoni folk. È una figura che mi ha ispirato molto nella composizione delle canzoni, un esplorare radici, animo umano e in qualche modo attualità.

O’ Diavolo è il disco che consacra Di bella solista, anello di congiunzione tra passato e futuro: dopo lo scioglimento dei 24 grana, con Ballads Cafè hai portato in tour un po’ il tuo vecchio repertorio, con Nuova Gianturco hai continuato a parlare delle periferie. Invece con O’ Diavolo si apre un nuovo capitolo della tua carriera, dove se da un lato hai mantenuto le tue origini, la tua “Napoletanità”, dall’altro troviamo un sound moderno, con l’utilizzo di synth e mix di stili. Cosa ci puoi dire a riguardo?

Il disco musicalmente è nato in una maniera nuova, innovativa rispetto agli album precedenti, senza l’ausilio di un produttore specifico. È nato insieme alla mia band che mi accompagna ormai dal 2013 più o meno , con Ballads Cafè con cui vado in giro dal vivo. Capitanata da Andrea Pesce a cui ho affidato la produzione artistica insieme a Cristiano de Fabritiis e Alessandro Innaro con la collaborazione di Fofò Bruno, che tutti conoscete. Il disco è più diretto con un suono meno levigato, in qualche modo più acido e psichedelico.

Il diavolo è probabilmente l’immagine che meglio descrive questa nostra epoca pazza e confusa, infatti il disco possiamo intenderlo come un concept album, però non è solamente uno specchio di quello che succede. Quale è la soluzione che dà Di bella?

La soluzione che mi piace, seminata qua e là tra i versi è proprio in quello iniziale, quando nel O’ Diavolo qualcuno dice:”Nun alluccate/Nun alluccate/ca niente se vence/ca niente se perde/nun alluccate/nun alluccate ca sulo l’ammore/ce pò salvà/nun alluccate ca tiempo ce sta!” Io penso che appunto l’amore e il tempo possano aiutare a sanare le cose, a migliorarle.

Il tema dei carcerati già in passato è stato affrontato dai 24 grana. Ora ritroviamo Canzone ‘e Carcerate ispirata da uno spunto di Ferdinando Russo, ce ne vuoi parlare…

Quello è stato un bel lavoro di songwriting. Sono curioso e mi piace leggere i vecchi poeti napoletani. In particolare Ferdinando Russo, nei primi anni del ‘900 forse è stato tra i primi poeti a raccontare in versi la vita del popolo napoletano inteso proprio nelle sue abitudini più cattive, quindi la camorra, nei suoi angoli più bui, più oscuri, come il carcere. Quando poi tra una poesia e l’altra ho beccato Canzone ‘e Carcerate ho iniziato a lavorarci come se fosse una canzone. Ho trovato un’altra di quelle canzoni che mi ha fatto pensare ”comunque m’ha voglio purtà appriess”.

Di bella, da “cardillo addolorato” a “diavulillo metropolitano”… un passo breve vent’anni. Come ti senti dopo questo ventennio?

Vent’anni da musicista sono vent’anni passati serenamente, tranquillamente, con gli alti e bassi che abbiamo tutti. Ho sempre cercato di dare questo tipo di equilibrio alla mia vita e al mio lavoro, senza mai perdermi troppo nell’ego del musicista. È proprio questo che tutto sommato ho, in qualche modo, voglia di raccontare quando lo vediamo dal punto di vista più personale. Poi ci sono diversi piani di lettura perché mi piace scrivere dando al mio occhio dei filtri come la narrazione e quindi trovare una trama narrativa in cui posso incastrare delle mie sensazioni, delle mie emozioni, costruendo a volte dei personaggi. Quindi c’è del personale ma anche del narrativo.

Sei e sei stato fonte di ispirazione per molti giovani cantautori. Come ci si sente ad essere un punto di riferimento e chi potrebbe seguire le tue orme?

Siamo sempre nani sulle spalle dei giganti. La canzone italiana, napoletana, inglese, tutto questo mix di cose da cui attingo ci sono sempre state. È Il mio modo di lavorare, prendendo spunto da cose diverse, da cose che mi piacciono. Ti capita di usare degli ingredienti che forse non sono stati mai usati o nella forma e misura in cui piace usarli a te e quindi a volte riesci a trovare delle combinazioni interessanti. Possono segnare un piccolo tratto di innovazione ma questo è più che altro un atteggiamento che piace ad avere ad un autore, non è una sicurezza. Non ci mettere la mano sul fuoco!

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