Francesco De Leo – La Malanoche

Data: 14 aprile 2018 |

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Francesco De Leo – La Malanoche

Francesco De Leo, artista di Chiavari, inizia la sua carriera artistica a soli 17 anni, quando nel 2008  fonda L’Officina della Camomilla, di cui è il frontman. Nel maggio 2017 De Leo decide di dedicarsi alla carriera da solista esordendo con l’album La Malanoche, pubblicato il 13 aprile per l’etichetta Bomba Dischi, la stessa di Calcutta, Pop X e Giorgio Poi, il quale ne ha curato la produzione artistica. I Baustelle, inoltre, hanno scelto il cantautore per le date d’apertura del tour loro tour L’amore e la violenza – Vol. 2.

I singoli che anticipano l’uscita dell’album sono stati Muse (videoclip di Jacopo Farina) e Mylena  ed il disco esordisce proprio con queste prime due tracce pubblicate nel mese di marzo. Entrambi i singoli girano attorno alla sessualità, al corpo femminile, riprendendo quelli che sono i temi principali dell’intero album.

Molto interessante la terza traccia intitolata Heroin chic che narra di quartieri a luci rosse. Ritornello che rimane in mente:  “Kill me baby please. You are my lady heroin chic. Take me to the beach. Jamaica THC

Ritroviamo un altro nome femminile come titolo di un brano, oltre a Mylena si aggiunge Lucy. Viene da chiedersi se i nomi di queste donne sono solamente frutto dei sogni che hanno ispirato la scrittura dei testi o se queste ragazze esistono davvero in carne ed ossa. Fatto sta che Francesco sembra lasciarsi principalmente ispirare da questo modo fatto di donne, sesso e droga, per lo meno nei suoi testi.

Lo zoo di Torino più che essere una canzone dedicata allo zoo è, ancora una volta, dedicata a  “le ragazze dello zoo di Torino”. Questa canzone sembra avere dei riferimenti al libro ed omonimo film, Noi, ragazzi dello zoo di Berlino, nel quale vi è anche la partecipazione  di David Bowie. Le sonorità di questa traccia ci fanno ricordare più a una filastrocca da canticchiare, nonostante i testi ruotino attorno a storie di droga ed illegalità.

Ne La Malanoche  troviamo l’essenza di Francesco De Leo. Un album sensuale, psichedelico, mistico, per riprendere un termine ormai molto in uso che definisce la musica indie oserei dire che è un album di “musica pe scopà”. Vi è comunque un filo logico che ripercorre tutto l’album, dall’inizio alla fine, un continuum, dove si denota ciò che è De Leo e lo rende riconoscibile fin dal primo ascolto. Si sente l’impronta di Giorgio Poi, ma nonostante ciò, l’artista ha saputo creare una propria identità, senza copiare nessuno. La voce viene quasi sussurrata, tenuta sempre nei toni bassi, i ritmi sono quelli di canzoni d’altri tempi, che echeggiano gli anni 70, dove la psichedelica la faceva da padrone ed anche le droghe. Non ci rimane che ascoltarlo dal vivo nelle prossime date che lo attendo sperando che ci faccia perdere in questo suo mondo sognante fatto di amori e sesso.

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