Flow e sordità: la sfida di Francesco Brizio (Brazzo)

Data: 4 febbraio 2017 |

Si può fare musica senza “sentire”?

Sono sordo mica scemo: questo il titolo del brano di esordio di Brazzo, al secolo Francesco Brizio, che racchiude unl concetto (che è una domanda) pungente.

Avere 30 anni, essere sordo ma desiderare ardentemente la musica. Abitare in un quadrato, una prigione personale. Sentirsi in gabbia e affidare al sound la propria libertà. Francesco è un ragazzo comune. Vive a Milano e lavora in una agenzia di assicurazioni. Il suo handicap non lo ha ostacolato nella vita. Grazie all’aiuto medico di una logopedista riesce a parlare e ad esprimersi in maniera notevole. Si è così affermato nella comunità e nel mondo del lavoro. Ma il personale senso di emarginazione è ancora difficile da annientare.
Il suo più grande sogno è quello di diventare un rapper. Ed è proprio nel rap che Francesco ha traslato tutta la rabbia e l’indignazione per un Paese che calpesta i diritti delle persone sorde. In Italia, infatti, la lingua dei segni (LIS) non è ufficialmente riconosciuta dalla legge. Il flow si fa così canale speciale per denunciare e rendere pubblici gli scheletri di una società ancora indietro nella strada per il progresso.

La vera rivoluzione del brano Sono sordo mica scemo sta tutta nel coniugare la musica al linguaggio dei segni. Nel video della canzone, infatti, l’aspirante rapper comunica con il pubblico cantando e “raccontando” il testo attraverso la lingua dei non udenti. Integrazione sociale e cambiamento di prospettiva: questi i messaggi affidati al testo del singolo rilasciato lo scorso dicembre.

Come è stato possibile realizzare tutto questo? Francesco si è recato quotidianamente presso uno studio di registrazione, dopo le ore lavorative, e si è esercitato insieme alla sua dottoressa a coniugare le parole ai suoni. Avverte solo i “rumori” forti quando indossa le cuffie per questo possiamo dire che il giovane artista ha una dedizione davvero inossidabile. Se si pone attenzione al testo del brano si può percepire lo slancio emotivo e simbolico che racchiude.

“I miei occhi sono fatti per sentire… vigile e attento tra mille espressioni… Adesso senti queste vibrazioni, spacca tutto, rilascia emozioni. Fammi vedere le tue mani. In fondo siamo tutti esseri umani”.

Un manifesto autocelebrativo che vuole rompere il silenzio sulla questione dell’emarginazione sociale per chi è “diverso”.

“C’è chi parla e chi segna, la comunicazione regna. Siamo figli della stessa Terra”.

 

 

 

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