Florence + The Machine – High As Hope

Data: 5 luglio 2018 |

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Florence + The Machine – High As Hope

Nell’ultimo decennio Florence Welch è stata una delle più famose ragazze sui poster inglesi, un’icona per coloro dal cuore spezzato, un’espressione selvaggia e femminile capace di amplificare le emozioni solo attraverso i suoi polmoni. Una delle poche donne contemporanee la cui voce si può immediatamente riconoscere. Il mito dell’artista torturato precede la musica pop di almeno un decennio; l’idea che l’arte significativa sia forgiata in qualche crogiolo della sofferenza sopravviverà probabilmente come concetto, ma cosa succede quando una regina del dramma brama un po’ di pace?

Hunger, il brano di punta pubblicato in anteprima ad High As Hope, suo quarto album in studio, rivela il disagio alimentare della Welch, di come abbia combinato la sua fame d’amore con il tipo di vuoto indotto dalla fame. Lei stessa ha dichiarato “abbiamo tutti un vuoto interiore”. High As Hope mostra una  patina inumidita che nei precedenti album era invece la marea che la sommergeva con l’utilizzo di voci sopraprodotte che fanno da accompagnamento. In questo nuovo disco ci sono cieli pieni di canzoni: il primo brano dell’album, Sky Full of Song, ritrae però la Welch come un cacciatore di tempeste che chiede di essere portato sulla terra. High As Hope rimane un album tipico di questa artista sia nella voce che nelle tematiche, anche se in questo caso si sta cercando di inseguire il contrario della tempesta: la calma. Cosa porta una nota artista ad attraversare una porta di vetro come se fosse più solida? “E’ difficile scrivere di essere felici”, canta a cappella in No Choir, la sorprendente traccia di chiusura. Se questo album soffre leggermene di una mancanza di bangers, guadagna in modo significativo da piccoli momenti “meta” come quando, su The End Of Love, Florence canta di aver visto il titolo su un cartello durante un sogno.

High As Hope è stato scritto in gran parte a Peckham, nel sud di Londra, ma anche a Los Angeles (con il co-produttore Emile Haynie), e New York, con l’intervento di artisti come Kamasi Washington, Jamie XX e Sampha. Di certo la Welch non può essere accusata di essere un’artista impersonale, ma l’incantesimo di High As Hope è anche piuttosto diretto: racconta del suo rapporto con la sorella e con la madre, dando origine ad una non solita produzione pop di una major.

Nonostante poche delle canzoni del nuovo album saranno probabilmente cantate a pieni polmoni in un futuro Glastonbury, Florence ha una dose residua di dramma sulla manica del kimono. A partire da accordi di pianoforte in chiavi minori, Big God è uno di quei brani che risuonano dall’interno piuttosto che aleggiare all’esterno. Sebbene in quest’album non pianga un fiume di lacrime tanto quanto si destreggia con acuti metaforici, qui l’immediatezza la serve bene.

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