Flo – Web Interview

Data: 24 settembre 2017 |

Flo – Web Interview

Flo: una musica vintage, una preghiera per l’Italia

“Il mese del rosario”  il secondo disco di Flo, ha dato molte soddisfazioni alla cantautrice napoletana. Abbiamo intervistato Floriana Cangiano, per sapere come sono stati questi 15 mesi di tour e cosa si nasconde dietro il suo album.

- Ciao, FLO, siamo i tipi di Music Coast To Coast e siamo qui per farti qualche domanda su “Il mese del rosario”, il tuo secondo disco, l’album che circa 15 mesi fa ti ha aperto tante strade. Dopo questo periodo, oggi, cosa ti ha portato il disco?

La voglia di farne un altro. Scherzi a parte, con “Il mese del rosario” abbiamo fatto un tour lungo ed intenso, dal Sudamerica al Nord Europa; profumi, volti, lunghissimi scali in aeroporto, sapori, conflitti. Questo non può che ispirare, scuotere i sensi e diventare qualcosa da raccontare.

- Già il titolo del disco fa riferimento ad un universo antico, tradizionale, “retrò”. La tua è nostalgia, amarcord o voglia di mostrare quanto alcuni tratti della tradizione, in questo momento storico, siano fuori contesto?

Il disco è nato così e non so perché. Io sono una cantautrice “preterintenzionale”, solo dopo colgo gli effetti e i significati di ciò che ho scritto. Mi piace raccontare storie e stavolta ho immaginato le storie di un non meglio delineato sud in un’atmosfera “vintage” per dirla alla moda.

Sicuramente la mia scrittura ha un tratto malinconico, ma non sono una nostalgica. Mi piacciono le cose antiche, i vestiti di mia madre da ragazza, i libri con le pagine ingiallite, ma proprio perché appartengono ad un altro tempo. Non tornerei mai indietro. Il passato per me è solo uno dei tanti luoghi d’ispirazione.

- I testi dei tuoi brani, in particolare “Ad ogni femmina un marito”, sembrano essere spinti da un motivo particolare, quello di dissacrare e ribaltare, gli stereotipi e la mentalità chiusa tanto caratteristica, quanto a volte soffocante, del sud Italia, ma in generale di tutti quei luoghi ancora legati a certi modi di fare. Per scriverli immagino tu abbia vissuto buona parte di queste esperienze e poi ne sia uscita. Qual è il tuo rapporto con la libertà?

Non sono mai stata costretta a fare qualcosa che non volevo, anche perché sono cresciuta da sola e ho fatto sempre tutto da me. Sin da bambina ho scelto, ho sentito il senso di responsabilità e la necessità di essere libera e di pagarne le spese. Sempre e in tutto. Oggi un certo tipo d imposizioni patriarcali non sono più tanto diffuse; al contrario invece sono molto presenti i vincoli autoimposti. Molta gente vive un’intera vita senza chiedersi cosa desidera, facendo cose che non ama, con persone che non ama, costruendosi intorno una gabbia con le proprie mani. Molti sono vittime delle aspettative sociali, temono di non essere accettati se non percorrono la cosiddetta “normalità”.

 – Potremmo dire che il tuo cantautorato, in questo disco particolarmente, sia una sorta di satira intimista, consapevole e disarmante?

Sì, potremmo dirlo. Mi piace.

- A metà tra word music e american style, nel tuo sound si mescolano note, armonie e colori provenienti da un mondo misto fatto di cultura ed esperienze diverse. Da dove cogli i tuoi riferimenti?

Io viaggio (e sogno) molto, ma soprattutto osservo. Mi piace guardare le persone, ascoltarle mentre parlano tra loro, immaginarle in situazioni particolari. E poi io sono una curiosa senza pari.

- Tante date in giro per l’Italia e non solo, la tua musica è un concentrato di forza e dinamismo che non può limitarsi. Per te il mondo è un luogo con o senza barriere? Culturali intendo.

Sí. Dal mio punto di vista, l’Italia purtroppo è davvero sedata. Il pubblico si scherma, non vuole essere coinvolto emotivamente. Guardiamo troppa televisione e l’esperienza hic et nunc ci destabilizza.

Nei paesi cosiddetti “freddi”, primo tra tutti la Germania dove lavoro molto spesso, ho trovato un pubblico caloroso, curioso, attento e desideroso di vivere un sentimento. Mi dispiace per il mio paese.

- Il lungo tour, ti ha dato la possibilità di avere a che fare con tante tipologie di palchi e di pubblico differenti. Come fronteggi la platea?

Io canto in pubblico da quando avevo 14 anni e a 20 ho iniziato a farlo in modo professionale. Nonostante questo, prima del concerto ho una fifa tremenda. La maschero e cerco di trasformarla in seduzione, vibrazione, anche aggressività se serve.

Mi prendo generalmente i primi due brani per sentire cosa mi arriva dalla platea e dopo inizia il corteggiamento.

- E fuori dal palco, FLO, che persona è? Quale sono i suoi interessi?

Amo i viaggi. Leggo molto e cucino. Corro e mi piacciono i mercati. Sono una ragazza normale. Un po’ solitaria e irascibile, ma tutto sommato nulla di straordinario.

- Durante quest’anno hai scritto ancora? Possiamo aspettarci un annuncio importante a breve?

Il prossimo disco è quasi finito, almeno nella scrittura. Uscirà nel 2018.

 

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