Flo in duo @ Museo Nitsch 11/06/17

Data: 12 giugno 2017 |

Flo al Museo Nitsch: Femminilità, tradizione e innovazione Time

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Flo in duo @ Museo Nitsch

Femminilità, tradizione e innovazione in musica.

Con la fine della primavera giunge il periodo della condivisione serale all’aria aperta. L’estate è ormai alle porte e il Museo Nitsch di Napoli ha ufficialmente aperto la sua stagione dei Concerti al Tramonto. Il live Flo in duo ha battezzato la rassegna di quest’anno organizzata dall’ Associazione Brodo. Davanti ai miei occhi ci sono una terrazza, una chitarra e una voce situati sul palcoscenico e il Vesuvio appoggiato sullo sfondo. Il tutto è colorato dalle luci del tramonto.

Flo alla voce e Marcello Giannini alla chitarra dirigono le sensazioni ruvide e corpose di questo spettacolo. Un evocativo assolo di chitarra di Giannini apre il live, lasciando lo spazio intorno coperto da petali color amaranto per la profonda ugola di Flo. Il duo entra subito in sintonia con la magica atmosfera del panorama. La cantante torna a Napoli dopo un anno dalla presentazione ufficiale dell’album Il mese del Rosario.

“Qual è il mese del rosario? Credo che ci troviamo sempre nel mese del rosario – dice Flo – un’occasione per farci perdonare i peccati. Nell’album ho raccontato il nostro peccato più grande. Quello che commettiamo quando ignoriamo i desideri che ci dirigono”. Con queste parole l’artista introduce il brano Vulìo. Vibra e dondola l’aria intorno. Bellissima presenza ci porta nel mondo di una ballata al femminile. C’è tanta voglia di riscatto nei passi stanchi di una donna. Graffia i volti, “grida”, Flo tira fuori una grinta che emerge direttamente dal suo stomaco. La cantante affronta anche il “tema dei migranti” con il brano Lusitania. “Stiamo parlando di persone, non di numeri che galleggiano sull’acqua”.

Una storia d’amore distrutta a causa dell’esigenza del migrare è narrata con voce potentissima e struggente; una lucida perla scivola sulla corda più fragile della nostra sensibilità.

Il pubblico sembra completamente rapito. Eppure non mi aveva fatto una buona impressione quando sono arrivata al Museo. La maggior parte dei presenti mi era sembrata interressata maggiormente al vino da sorseggiare in compagnia davanti al panorama. Temevo non si placasse il fastidioso chiacchiericcio dei presenti e invece (con mio sommo stupore) ho notato che persino l’alto signore con la maglia bianca seduto dietro di me, quello che si era praticamente attaccato al rinfresco, ha improvvisamente smesso di parlare sottovoce con la sua compagna. Flo ha fatto una magia – mi è venuto da pensare.

Il pizzicato delle corde della chitarra si trasforma in un canto libero di malinconia. Il vento del vespro ci scompiglia lievemente i capelli, così come fa una madre quando gioca con l’ acconciatura del suo bimbo in segno di affetto. Sembra che la voce di Flo si sia fatta brezza per i volti dei suoi ascoltatori.

Spagnolo, italiano, francese, napoletano, siciliano, idiomi e territori del Mediterraneo confluiscono nelle acque profonde del canto di Flo. L’esecuzione dei brani si lascia trascinare (nella conclusione) da vocalizzi così lunghi da sembrare un’eco per il nostro udito. La chitarra funge da trama per questo racconto dell’eternità. L’artista ci canta l’unico brano in lingua napoletana dell’album Il Mese del Rosario, Freva ‘e criscènza.

“Questa canzone è stata candidata come Miglior Canzone dell’Anno all’edizione 2016 del Premio Tenco”

In napoletano arcaico Flo presenta il mondo delle fattucchiere e del malocchio. Sopracciglia aggrottate e voce sporca spiegano in tono mistico il reale rapporto di comunione che questa città vive con il mondo esoterico. Cala la sera e il misticismo si impadronisce della terrazza. Fuochi pirotecnici esplodono alle pendici del Vesuvio mentre Flo canta in francese (Ca ne tient pas la route) e chiede al pubblico di farle da coro.

“‘Ad ogni femmina un marito’ è il mio souvenir per Napoli – dice – finalmente stasera posso cantarla davanti a mia madre”.

Flo ci saluta con una interpretazione personale di Fenesta Vascia.

Ci sono canzoni che, nonostante il passare del tempo, restano perfette”.

Essere donna è essere elegante, raffinata ma non eccessivamente compita. Così si può essere roccia, scudo per le entità. Non c’è anacronismo nella voce di Flo ma solo una viva confluenza di epoche diverse e sempre attuali. Ere lontane, senza radici che hanno l’estremo bisogno di trovare un “cantore sincero” e amante del genere. Qualcuno che dia loro la possibilità di trasformarsi in melodia suggestiva.

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