Finister – Please, take your time

Data: 31 ottobre 2018 |

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Finister – Please, take your time

ELOGIO DELLA LENTEZZA

Tre anni di gestazione: pensato, voluto, studiato, curato; è uscito il 19 ottobre scorso, il secondo album dei Finister, rock band fiorentina dal colore internazionale, per l’etichetta indipendente Red Cat Records. Il titolo, Please, take your time, è un appello al pubblico, da una parte legato alla contingenza dell’ultimo anno della band, travolta, come ha dichiarato, dalla fretta e dalla frenesia londinese, dentro cui hanno vissuto nell’ultimo anno; dall’altra, è probabilmente anche il riflesso di una scelta esistenziale, che denota un ingresso nei ritmi più posati e pensati di un percorso artistico entrato nella maturità. E Howie B, artista scozzese producer di band internazionali, che ha sempre avuto un orecchio curioso e il radar puntato sul panorama musicale italiano, si è accorto della loro ricerca sonora, della loro musica che crea un mondo e non rappresenta più solo uno sfogo di qualità, e ha deciso di collaborare a quattro degli otto pezzi che compongono la tracklist.

Si tratta di un disco che, nonostante richieda un ascolto non troppo impegnativo, non ha nulla di semplice. Del resto, la qualità di una band è anche quella di arrivare a tutti, senza però perdere in stile. In Please, take your time, la svolta arriva a metà del disco. Il quarto pezzo, Pan Tribal, è forse quello col tiro migliore: il battito di mano introduce una chitarra che suona anni Novanta, soprattutto nella distorsione. Il sound qui si discosta dalla maggioranza dei brani, melodici e privi di sporcature, spesso caratterizzati da un falsetto che denota un sapiente uso della voce. Ma solo alcuni si spingono più in là: molti rimangono nel melodico anni Settanta che vira al rock e accenna alla psichedelia. Nel disco però, gli esperimenti ci sono e sono ottimamente riusciti, per esempio, nei brani dal sapore trip pop, con armonie che richiamano il jazz, anche grazie ad elegantissimi assoli di sax. In A Free bug, che ha questo sound anche grazie ad un particolare modo di suonare la tromba, le note dal lontano sapore jazz si incastonano perfettamente nella melodia del basso, su cui si modula la voce, su un tappeto di piatti.

Il disco dei Finister è un Giano bifronte, una sirena bicaudata: brani musicalmente non troppo originali, ma caratterizzati da una voce elegante e consapevole, e pezzi più sperimentali, più interessanti, con sonorità trip pop e anche noise: l’anima nera del disco, quella che speriamo rappresenti la linea su cui continuerà la band.

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