Figùra – Place To Be

Data: 1 luglio 2018 |

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Figùra – Place To Be

La rivincita del jazz degli ultimi anni ha assunto forme e colori sempre più variegate. Molti artisti di eterogenee estrazioni hanno deciso di risalire la corrente fino al punto in cui tutto è cominciato; si accampano lì, alla fonte, portandosi dietro zaini pieni di ciò che la modernità produce in maniera incalcolabile, quali beat elettronici e sonorità digitali. Il jazz, dal canto suo, si presta volentieri alle fusioni e alle contaminazioni, con risultati quasi mai scontati. C’è poi un esperimento tutto italiano, chiamato i Figùra, pensato per navigare in senso opposto, che parte dal jazz e fluisce verso i suoi lontani pronipoti in un viaggio tutto sommato interessante intitolato Place To Be. Il trio è composto dal beatmaker Alsogood, il bassista Emanuele Triglia e il pianista Alessandro Pollio.

Le prime note dell’album sono del pianoforte, tasti accarezzati con gli occhi semichiusi come se si fosse in un raffinato lounge. L’aperitivo offerto da Solo potrebbe essere ingannevole se lo si considerasse un apripista per un discorso incentrato sul jazz classico, ma le tracce che seguono assimilano le premesse della opening track e le somigliano come dei lontani cugini. Lungo la strada i Figùra raccolgono la partecipazione di artisti di vario genere e spessore, dal duo di Detroit Yancey Boys alla songwriter portoghese Maro. I featuring sono forse il punto di forza di Place To Be, perché aggiungono colore e personalità ad un carosello di beat elettronici e ritmi urbani che sfila per le strade battute da un piano decisamente più classico. Interessante la coppia Brainstorm e Let me be free, vestite di un R’n’B dal passo felpato e coinvolgente. La title track, incastrata al centro dell’album, è forse la traccia che rivela di più della personalità dei Figùra: una trama essenzialmente jazz gestita da Triglia e Pollio, sulla quale Alsogood si diverte a versare beat in varie tonalità e sfumature, creando un’alchimia particolare piacevole da ascoltare. Il seguito è composto da una serie di tracce più radiofoniche, abbastanza orecchiabili, che strizzano l’occhio ad un r’n’b in odore di nuovo millennio, pur mantenendosi una tacca sopra per tecnica e raffinatezza compositiva.

Place To Be è un album difficile da definire, se non altro perché unisce in maniera trasversale anime ed interessi diversi, chiudendole in un unico sfaccettato contenitore. Hip-hop, soul, rap e R’n’B sono tutti pianeti che orbitano intorno alla stella del jazz, collante delle tracce e fil rouge da seguire per comprendere il concept del disco. Si tratta di un album molto moderno, sia nelle intenzioni che nelle sonorità, lodevole nel suo modo di usare la urban music per unire le due sponde dell’atlantico.

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