Festival: cosa è cambiato da ieri ad oggi.

Data: 4 novembre 2016 |

Dai tempi di Woodstock ai giorni d’oggi, com’è cambiato il modo di vivere un festival.

Così com’è cambiato il modo di ascoltare musica e di distribuirla, così sono cambiati anche i festival. Con l’avvento degli smartphone e dei social, essere ad un concerto talvolta è più un pretesto per mostrarlo in giro piuttosto che un piacere personale.
Per le generazioni odierne è impossibile immaginare Woodstock, ad esempio. Vi sono vere e proprie differenze consistenti alle quali è impossibile far caso.

POLAROID vs SMARTPHONE

Negli anni scorsi si potevano fare un numero limitato di foto per ogni rullino, mentre al giorno d’oggi uno smartphone con una buona memoria è capace anche di registrarci l’intero concerto. Sono più del 66% dei presenti ad uno spettacolo che fotografano ogni passo più importante o fanno video. È pur comprensibile dato il desiderio di voler avere un ricordo da riguardare quando si vuole. Anche se tenere gli occhi fissi su uno schermo per cercare di fare foto da mille like, fa perdere l’anima della musica.

TO BE SOCIAL vs SOCIAL NETWORK

I social network attualmente hanno più importanza di ogni altra cosa. Si parte già da come si diffonde l’informazione di un nuovo evento, spettacolo, mostra o festival.
Facebook, in questo caso, ha un ruolo fondamentale in tutto il meccanismo. Prima ci si basava sul passaparola, le radio, i manifesti: concetti che ancora tutt’oggi sono presenti e che diamo per scontato. Peccato però che sono i migliori!
Adesso abbiamo tutto a portata di click: da un’informazione al contatto con i parenti a casa. Possiamo dire che si è persa la volontà di interagire con ciò che ci circonda e ci basiamo soltanto sui contatti con la tecnologia. Stare lontani da casa, stare con gli amici e vivere appieno la musica è un concetto che si trasforma ogni giorno. Basti pensare alle dirette su Facebook o ai selfie durante gli spettacoli.

ACCENDINI vs FLASH

Immaginate quella canzone che fa effetto a tutti e in contemporanea una platea intera s’illumina di una luce soffusa grazie agli accendini accesi a braccia alzate. Uno spettacolo unico che fa scena ed è parte integrante della scenografia. Qualcosa di eccezionale messo a confronto ai forti flash che annebbiano anche gli occhi dei musicisti sul palco. Attualmente il gioco di luci ed effetti speciali conta più dell’esibizione in sé. Quindi vada pure per i flash, laser o quel che sia.

ESSERE SE STESSI

Negli anni sessanta, il movimento hippie si batteva per la pace e l’amore libero. Erano tutti uniti per la stessa causa ed esprimevano loro stessi in ogni singolo gesto o idea. Essere se stessi, prima, era la priorità. Per decenni i giovani e non si sono battuti per i propri diritti e uno dei modi per lottare e far sentire la propria voce era proprio attraverso la musica, usata come primo mezzo di espressione.
Fa male sapere che ad oggi nell’animo di molti non esiste più questo desiderio di cambiamento. I ragazzi si preoccupano di più delle mode, di apparire, di forzare i rapporti sociali che in realtà si limitano alla tecnologia. Sono molti i ragazzi che si uniformano al gruppo e partecipano tutti agli stessi eventi solo per seguire una moda, discostandosi così da se stessi.
Tuttavia, in tutto questo tempo, abbiamo anche capito che c’è chi marcia in controtendenza, per questo il nostro motta resterà sempre In Music We Trust.

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