Fabrizio Tavernelli – Infanti

Data: 15 maggio 2018 |

Album Information

Fabrizio Tavernelli – Infanti

Dimmi se venire al mondo

Siamo rimasti praticamente pietrificati davanti all’immagine del bambino vestito di macerie, sangue e paura della strage di Aleppo, di tutte le creature coinvolte nello strazio delle guerre che siamo continuamente abituati a guardare in televisione, sul web. La musica può essere anche questo, ovvero un mezzo attraverso il quale raccontare, proteggere e non dimenticare queste piaghe logoranti della società contemporanea.

Fabrizio Tavernelli ha fatto questo, nell’album Infanti, uscito il 4 maggio 2018 per Musicraiser, nel quale mette a punto la sua capacità cantautoriale dipinta su un delicato rock tratteggiato di psichedelia, in tredici tracce ispirate da questa enorme tragedia. Vittime di molteplici carnefici sono coloro a cui è dedicata una poesia dolorosa in Figlia di Guerra a cui scrive ti lascio la libertà di andare a morire altrove, interminabile speranza di salvezza dalla sofferenza del futuro impregnato già di un’angoscia senza fine. Illuminami gli occhi è un pezzo che rapisce non solo per un testo che, secondo me, affronta il tema trattato scegliendo parole che colpiscono, frasi come dimmi se venire al mondo, proprio per evitare di vedere, sentire, toccare tutto questo orrore, ma anche per una base di chitarra dalle sonorità dolci ma fortemente rock allo stesso tempo. Messa in Minore, invece, è una punta di estro in cui Fabrizio Tavernelli richiama palesemente melodie classiche e canti religiosi, già nel titolo scelto che manca della nota in cui, solitamente, si deve eseguire il brano, ma si riferisce, deliberatamente, a Minore per orientare musicalità ma soprattutto significati. Un brano in cui, con un falsetto che ‘fa il verso’ a soprani ispirati, Fabrizio Tavernelli dedica un beffardo accostamento alla violenza che piomba sulle vittime già citate, rivolte ad una Gesù, per l’appunto bambino, attraverso quello che sembra, quasi, diventare una parodia di un canto natalizio, una ‘blasfemia’ che ho amato.

Un particolare accenno vorrei farlo, infine, alla copertina del disco, affidata alla fotografia di Giovanni Magnanini e alla grafica di Gara di Nervi, copertina che ritrae un soldato che cinge come arma la tastiera di un computer (vedi alla voce ‘armi contemporanee’) e che ha il volto di uno degli infanti a cui Fabrizio dedica la sua opera, lo stesso che è nello schermo del computer. Insomma, un’immagine che ancor prima dell’ascolto ci fa capire la materia impegnativa di un album come Infanti.

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