Fabio Cinti – La Voce Del Padrone (un adattamento gentile)

Data: 27 aprile 2018 |

La Voce Del Padrone (un adattamento gentile) Track List

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Fabio Cinti – La Voce Del Padrone (un adattamento gentile)

Un’impresa biblica, titanica, coraggiosa, a dispetto del sottotitolo, che rende la cosa un po’ più accomodante: Fabio Cinti pubblica La Voce del Padrone – Un Adattamento Gentile (Private Stanze). Se ai più il titolo dice qualcosa, siete sulla strada giusta, poiché si tratta del celebre disco che Franco Battiato pubblica nel 1981. Il primo album a superare la soglia del milione di copie vendute in Italia, se parliamo da un punto di vista prettamente commerciale, sette brani con cui il cantautore siciliano si affrancava per la prima volta dal progressive-rock delle sue precedenti produzioni per andare incontro ad un pop di massa, anzi, ad un pop che fece colpo sulla massa.

Testi criptici arrangiati da Giusto Pio, impegnato in un connubio di sintetizzatori e chitarre. La critica spietata di Bandiera Bianca, la poetica de Gli Uccelli, fino alla semplicemente geniale Centro di Gravità Permanente. Difficile scrivere di quello che è stato e di quello che continua ad essere La Voce del Padrone, se non che senza questo disco, il cantautorato pop dei successivi 40 anni, semplicemente, non avrebbe avuto motivo di esistere.

Collaboratore di lunga data di Morgan e Paolo Benvegnù, Fabio Cinti inizia a collaborare con Battiato già nel 2013, aprendo alcune date del suo tour. Successivamente, tra le tracce del suo terzo album, Madame Ugo, un inedito scritto proprio dal Maestro, Devo. Stavolta, l’artista alza la posta in gioco, e si immerge totalmente in un progetto decisamente ambizioso. Fabio Cinti realizza un “adattamento gentile” de La Voce del Padrone. Non una rivisitazione, né tanto meno un disco di cover, “Perché affronto quelle composizioni come si trattasse di musica classica: si possono e si devono eseguire le parti, anche con altri strumenti, senza modificarne la scrittura”, ha affermato il cantautore. Da Summer On A Solitary Beach, che apre il capolavoro, le intenzioni di Cinti sono ben chiare: solo sei strumenti, ovvero un quartetto di archi, piano e voce. Un cantato che ricorda quello di Battiato, ma l’effetto cover è ben lontano.

Arduo scrivere di un disco del genere, ancora più arduo impegnarsi in una rilettura dello stesso, ma l’opera convince per classe e dedizione. Nessuna stonatura, nessuna sbavatura, l’adattamento di Cinti è una celebrazione del disco, e si lascia ascoltare dal primo all’ultimo brano.

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