Ermal Meta @ Teatro Acacia 17/05/2017

Data: 18 maggio 2017 |

La Musica d'oltremare ci insegna il significato della fratellanza Time

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Ermal Meta @ Teatro Acacia

La Musica d’oltremare ci insegna il significato della fratellanza.

Ermal Meta è un forte vento di montagna che soffia sulla nostra musica. Il suo live al Teatro Acacia si può tradurre in un’unica parola: fratellanza. L’ho capito dopo lo spettacolo mentre tornavo a casa. Il tassista che mi ha accompagnato a destinazione mi ha infatti chiesto: “Signorina, è andata anche lei al concerto del cantante albanese? Mi hanno detto che c’erano novecento persone. Questo ragazzo ci sta insegnando qualcosa. Se lo merita, sta vivendo il suo momento”.

Se pensi a Meta non puoi infatti evitare di soffermarti sulla sua storia di emigrante. Ce l’ha raccontata egli stesso con Vietato Morire all’ultimo Festival di Sanremo. Eppure questa vicenda di riscatto non è solo un episodio di vita tradotto in musica, è anche una esperienza di comunione. Me ne accorgo appena arrivo a teatro. Raggiungo il mio posto in galleria e due ragazze del Fan Club Ufficiale si avvicinano a me consegnandomi un girasole di carta e un foglio con delle istruzioni. “Questo lo dobbiamo sventolare durante Vietato Morire – mi dicono indicando il girasole – e qui invece ci sono le istruzioni per le cose che dobbiamo fare durante le altre canzoni”. Do un’occhiata veloce al foglio e vi trovo: esibizione di quadrati colorati, parole, simulazioni di onde del mare e tanti altri piccoli gesti di amicizia.

Il live è introdotto dalle performance di due giovani artisti. Sale sul palco per primo un musicista di 21 anni, Cordio. Viene da Catania insieme ad una chitarra acustica. Canta Altro che artista, un brano contro l’autocelebrazione che caratterizza alcuni cantanti contemporanei. La musica di Cordio è sociale, ce lo dimostra anche il successivo brano Ritratti post diploma. Un tema che è un giro di vite sui ragazzi che abbandonano le proprie radici per inseguire dei sogni.

Segue Carlo Bolacchi che sale sul palco con una chitarra e un percussionista. Teatralità e ironia caratterizzano la sua musica ma anche malinconia e introspezione. Carlo chiude l’esibizione con Paolo Fox, un brano leggero presentato a Sanremo Giovani 2016.

Mi guardo attorno. Vedo un pubblico molto misto. Ci sono bambini, adolescenti e adulti.

Ermal sale sul palco accompagnato da un’esplosione di luci colorate. Apre il live con Odio le favole, brano che ha segnato il suo ingresso ufficiale nel cantautorato italiano. L’artista trasforma immediatamente la scena circostante. Il Teatro Acacia diventa un palazzetto. Vengono infrante le regole del “posto a sedere” e il pubblico resterà in piedi per tutto il concerto. Meta si avvicina più volte agli spettatori, si mescola con loro lasciandosi abbracciare. Accetta anche l’invito a salire in Galleria così da poter salutare tutti i presenti. Il live allinea con ponderatezza velocità e ritmo insieme a lentezza e note acustiche. Quando canta Lettera a mio padre, Schegge e Vodoo Love Ermal stringe la chitarra oppure si siede al piano generando un ambiente minimale ed introspettivo. Il momento di alta profondità viene raggiunto con l’esecuzione della cover di Amara Terra Mia. Meta chiede di spegnere tutte le luci e canta il brano di Domenico Modugno completamente al buio. Due voci si soprappongo, una maschile e l’altra femminile (prodotta con il falsetto).

La band riconquista il palco. Ci sono il bassista de La Fame di Camilla, tre chitarristi, un batterista, un tastierista e un corista.

Il live comincia a scivolare su un liquido di voce potente, gioco di luci e note in espansione. Meta esegue tutti i brani degli album Umano e Vietato Morire. C’è spazio anche per Buio e Luce con cui ha reso celebre la sua vecchia band, La Fame di Camilla. Una canzone che però non tutti gli spettatori riconoscono.

L’artista sfida la foga dei presenti e ironizza così: “Siete il pubblico più estenuante che abbia mai avuto ma stasera vi farò dimagrire!”. Gira, saltella e poi si stende sul palco visibilmente coinvolto e divertito. Meta si lascia così trasportare da un collettivo senso di serena confusione.

La serata si avvia verso la conclusione con Vietato Morire e Voce del verbo, due brani che parlano di resistenza e amore. Una voce vibrante avvolge l’atmosfera. Successivi momenti di assolo dei musicisti sono accompagnati dal brillare di calde luci rosse. Ermal torna sul palco e presenta una versione rock di Straordinario, brano scritto per Chiara Galazzo. A parte te chiude il live. Il cantate si siede in ginocchio durante l’esecuzione dialogando con una immaginaria figura. E poi saluta tutti accarezzando le mani di coloro che sono ai piedi del palco.

Il legame col pubblico è per Ermal Meta un vero rapporto, una relazione intensa. Un fiume di mani e parole cantate in coro sembrano lievi confidenze che caratterizzano il suo concerto. Pare di trovarsi davanti ad una rivoluzione della comunicazione musicale. Il contatto umano supera la centralità spettacolare della Musica. O forse no. Umanità e melodia possono essere espressione della stessa forma di comunicazione, dello stesso messaggio.

“Umano troppo umano…”, certamente non per la Musica.

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