Erica Mou – Interview

Data: 9 dicembre 2017 |

Erica Mou – Interview

Erica Mou: conquistare con la musica

Erica Mou, pseudonimo di Erica Musci, giunge al suo quarto album con Bandiera sulla Luna. La cantautrice di Bisceglie festeggia quest’anno il suo decimo anno di attività passato sui palchi italiani e con diversi riconoscimenti alle spalle, prima della pubblicazione del disco Erica si racconta parlandoci del suo nuovo disco e non solo.

- Il titolo Bandiera sulla Luna è una metafora, racconta la conquista di nuovi spazi interiori, così sconosciuti e desiderati. La musica è la tua navicella per arrivare sulla Luna? Come ti ha aiutato con queste nuove conquiste?

Sì, la musica lo è, è la mia navicella perché in realtà è come se attraverso di essa riesca a focalizzare bene i miei pensieri interiori. È il mio mezzo per arrivare più in fretta, poi ognuno trova il suo. Le canzoni di questo nuovo album le sto capendo adesso, loro sono state molto più furbe di me a trascinarmi in un posto nuovo.

- In che modo è cresciuta Erica in questi anni? E in cosa è cambiata l’Erica di E prodotto dall’islandese Valgeir Sigurdsson, dall’Erica di oggi.

Io sono cambiata tanto perché ovviamente sono cresciuta. Da E sono passati 6 anni, quest’anno festeggio i dieci di carriera. È un anno di bilanci per me, ogni disco è un momento in cui uno si fa delle domande, va in dietro nel tempo col pensiero, però in questo anno in modo particolare sono diventata grande, sono diventata una donna. Ho iniziato a suonare che avevo 17 anni, ora ne ho 27 quindi è cambiata tutta la mia vita, è cambiata soprattutto la percezione che ho di me e della mia musica, ne sono molto più padrona. Di Bandiera sulla Luna so tutto! Dalla nota che fa il corno, alla battuta quattro del ritornello della traccia cinque, è proprio un modo di stare dentro le cose, ovviamente affidandosi anche agli altri, sentendole proprie molto di più. Questa per me è l’unica chiave per essere generosi e lasciare andare le cose, quando hai la certezza che comunque da una parte di te non se ne andranno perché le hai conquistate, che poi è un po’ tutto il concetto del disco: una conquista per sentirsi pronti anche ad abbandonare e abbandonarsi.

- Dopo tanto tempo, questo disco lo senti come quello della svolta? E dove pensi ti possa portare?

Sarei disonesta se dicessi che ogni volta che faccio un disco io penso sia quello della svolta. Un disco è  la fotografia reale di quello che sono io in quel momento. Sarebbe troppo bello sapere il futuro che cosa ci riserva per vedere un album da un punto di vista distaccato. Io quest’anno mi sento particolarmente bene nei confronti di Bandiera sulla Luna perché comunque me ne assumo veramente la piena responsabilità. Credo che questo Lp segna un momento di passaggio nella mia vita, questi sono dei nodi che inevitabilmente si portano dietro qualcosa di importante.

- Spesso nel disco si parla di grandi città, in particolar modo di Roma. Secondo te, per un artista, è più facile vivere in un piccolo paese vicino al mare o in una metropoli dove si hanno più stimoli per cercare la giusta ispirazione?  Tu dove ti senti più ispirata, cioè, dove preferisci comporre e lasciarti ispirare?

Io ho provato tutte e due le esperienze. Questo è il primo disco che faccio totalmente lontana da casa. Tienimi il posto era stato realizzato metà e metà. Come ci siamo detti prima rispecchia il momento di vita in cui sei. Io sentivo che avevo bisogno di qualcosa di nuovo, il mare è stato una fonte di ispirazione per ben tre album, quindi avevo bisogno di trovare altro. Infatti in questo album non solo c’è la città in quanto protagonista come luogo, ma c’è la città con le persone della stessa, il doversi ricreare una famiglia che per la prima volta ti scegli, che sono i tuoi amici, che sono le persone che incontri. È tutto un rapporto dove sei più costretto a dare, è sempre meno scontato quando non è qualcuno imprescindibilmente vicino, è un rapporto che ti devi guadagnare. In questo album c’è parecchio tipo in Ragazze posate, che parla di amicizia, Irrequieti anche in Svuoto i cassetti. È un disco che parla anche di doversela sbrigare da soli in una grande città, fuori dalla tua cerchia di sicurezza. Tante canzoni di questo disco le ho scritte anche in viaggio, penso che comunque sia inevitabile dover andare a cercare fuori ogni tanto se no ci si avvita su se stessi, non solo per comporre, ma proprio in generale.

- Souvenir è la prima canzone in cui ti cimenti col francese. Come ti sei avvicinata a questa lingua?

Io non parlo francese, ho scritto questa canzone perché l’ho pensata in Francia. Mi trovavo li per un viaggio ed ho visto questo ragazzo di cui sono molto innamorata ed ho pensato questa cosa qui, “quando ti vedo già lo so che sarà un bel ricordo” e quindi l’ho scritta in francese. Ci sono un po’ di ricordi di viaggi che ho fatto ultimamente, c’è la Normandia, c’è un viaggio che ho fatto in Cambogia dove ci sono questi fiumi che nelle stagioni delle piogge vanno ad invadere lo spazio degli alberi. Volevo darle un suono che fosse diverso dal mio perché diversi erano i posti che io stavo guardando.

- Levante oltre a cantare ha anche scritto un libro. C’è ancora qualcosa che in questi primi 10 anni di carriera non hai fatto e che vorresti realizzare, qualche collaborazione, un disco in acustico, un film, un libro o cosa?

Ci sono tantissime cose che vorrei realizzare, però bisogna sempre dedicarsi sul serio quando senti che è il momento. Io per esempio sul mio pc ho dieci file word cominciati con idee, perché mi piace scrivere, diecimila cose aperte, poi quando lavoro coi registi penso che sia il lavoro più bello del mondo, mi piace vedere come lavorano loro. Vedremo step by step. Questo disco mi ha impegnato tutti gli ultimi due anni e vediamo adesso cosa succederà.

- “Tanto tu col tempo mi perderai” canti in Roma era vuota e “A  me piace conquistare e poi lasciare” da Irrequieti. Come riesci a conquistare ciò che desideri e in amore sei una che lascia o che viene lasciata?

Beh la seconda parte è impossibile da rispondere perché ogni storia ha un mondo a sé e menomale che non si ripetono, ciò vuol dire che le cose le viviamo senza strutturarle prima. Però Irrequieti è proprio una canzone che racchiude la tematica principale di Bandiera sulla Luna dentro “Come si fa a conquistare dentro”, non solo per andarci a mettere la bandiera sopra, perché in amore e nei rapporti tante volte succede così, a me tante volte succede così. È più la smania di quello che viene prima, del fatto che devi dire è mio tutto mio, ci sono arrivata io prima, più che il fatto di sentire realmente quella cosa dentro di te. Io vorrei dirti che Bandiera sulla Luna è un disco sulla sensibilità, però è una parola molto fraintesa questa, cioè non voglio dire “mi hai tirato il sasso, mi hai fatto male che dolore”, non quella sensibilità li, ma il fatto di sentirle le cose viverle in maniera subacquea, sotterranea e quindi in Irrequieta  io mi faccio un bel rimprovero e spero che ogni volta che la suoni live spero mi ricordi cosa vorrei non essere o non essere più.

- “Ti sazierei con i fornelli spenti e con la musica e i silenzi” canti in Non so dove metterti. Si parla tanto di amore in questo disco, ma hai mai cantato una canzone per conquistare qualcuno?

Sì, tantissime volte, ma soprattutto le ho scritte, devo dire che è un buon metodo.

- Una stella è una luce che splende all’interno dell’altra persona, chiaramente visibile, la piccola fiamma di un’anima nobile, troppo vivida perché sia possibile accostarvisi senza un grande coraggio e integrità. Ogni persona vive da sola nello spazio interiore, e l’intimità è la fuori.  L’intimità è lo spazio esterno, e se voi vi trovate in questo spazio esterno non dite a una stella: “ Va a farti fottere!” (da Sex in Human Loving di Eric Berne) . Leggendo questo passo trovo delle similitudini con alcuni testi delle tue canzoni di Bandiera sulla Luna, cosa ne pensi a riguardo?

Diciamo che “l’intimità è uno spazio esterno” è una frase che condivido molto, si direi che ci sta perché è quello che ci siamo detti prima in altre parole. Sì, il fatto che non solo che è quello che bruci, ma quello che stai bruciando dentro viene emanato fuori nel tuo raggio di appartenenza. Mi piace l’immagine del fuoco che è dentro questo album, proprio del fatto di non avere freddo dentro.

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