Endrigo – Web Interview

Data: 21 maggio 2018 |

Endrigo – Web Interview

Gli Endrigo: Giovani Leoni di cui andare fieri

Gli Endrigo sono un gruppo bresciano nato nel 2012. Hanno pubblicato due EP esordendo con l’album Ossa rotte, Occhi Rossi. Il 6 aprile è uscito, per Ammonia Records, il loro secondo disco Giovani Leoni. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con la band di questo nuovo lavoro e di un tour ricco di date che li sta portando in giro per il Paese.

Ascoltando Giovani Leoni ho concluso che le basi tematiche su cui poggia questo album sono principalmente due; la prima è una sorta di autoanalisi a cui vi sottoponete in questo disco e il secondo tema tratta di una condizione di insicurezza che in questo periodo coinvolge più o meno tutti, ci ho preso oppure il vostro messaggio è un altro? Diteci di più a riguardo.

Sì, direi che ci hai preso. In realtà le due cose che ci hai visto per me valgono come una sola, sono una la conseguenza dell’altra diciamo. Il disco è nato, cresciuto e finito con la ferma convinzione di replicare in musica una seduta dall’analista, perché ci sembrava il momento giusto di farlo e il modo più sincero per raccontare qualcosa.

Qual è il vostro background musicale? Valutando il disco e considerando il fatto che viene citato Giovanni Lindo Ferretti mi verrebbe da dire che è un rock in cui chitarre e testi sono ugualmente importanti.

Tanto punk, hardcore, emo anni ‘90, qualche tamarrata e abbastanza cantautorato. E quindi sì, come dici tu inevitabilmente diamo lo stesso peso a musica e testo. Pistola alla tempia però scelgo un bel testo su una canzone di merda, piuttosto che il contrario.

In passato notavo molti più di dischi in cui si parlava del mondo intorno all’artista ora invece ascolto molti album che trattano del mondo che c’è all’interno dell’artista. Secondo voi come mai questo cambiamento, quello che abbiamo intorno è diventato così brutto che non vale più la pena di raccontarlo?

Non saprei, forse può anche essere, ma nel nostro caso è semplicemente la presa di coscienza del fatto che non abbiamo un modo interessante di raccontare questioni sociali o simili. Lo fanno ancora in tanti e lo fanno bene, noi preferiamo parlare delle nostre piccole cose, che speriamo siano anche le piccole cose di altri. Comunque provando a mettermi nei panni di chi fa testi sociali, secondo me un mondo brutto è molto più interessante e forse utile da raccontare.

Tornando sul tema dell’insicurezza, mi ha colpito molto il brano Questa è la Casa. Mi ha stupito che un band giovane come voi trattasse un argomento del genere. Come è nato questo brano?

Semplicemente dicendo gli affaracci nostri dalla prima all’ultima riga della canzone. Non è stato leggero né facilissimo, ma se devo essere in qualche modo orgoglioso di un nostro pezzo scelgo proprio questo.

Vi ho sentito dal vivo al concerto dei Fask allo Smav, e seguendo un po’ sia voi che loro sui social mi è sembrato che sia un rapporto che vada oltre la condivisione del palco, potete raccontarcelo?

Siamo amici da qualche tempo, complice qualche data insieme, un disco fatto con Jacopo e giri comuni. Siamo appena tornati da una specie di concerto-festa da loro ed è stata una serata meravigliosa. E poi in Italia fanno una delle cose più fighe in assoluto.

A proposito di live, come sta andando il tour? State macinando date su date su e giù per l’Italia, vi state facendo conoscere. Che pubblico vedete dai vari palchi che state calcando, siete soddisfatti?

Siamo molto molto felici, innanzitutto perché è un tour che abbiamo scelto di costruirci da soli (anche se innumerevoli amici musicisti e non musicisti ci hanno aiutato tantissimo) e ogni data chiusa è di per sé un traguardo. Poi in due mesi abbiamo già suonato un sacco e girato l’Italia da cima a fondo, quindi davvero siamo contentissimi, è l’unica cosa che ci interessa fare. Il pubblico è ovviamente spesso di dimensioni ridotte, soprattutto dove non siamo mai stati prima, e conquistarlo e stringere nuovi rapporti è il motivo che ci spinge a andare avanti. Ogni volta che torniamo c’è qualcuno in più, e per noi è già un successo. Ci stiamo “riempiendo” di tante cose in queste settimane e per noi è tutto quello che c’è da chiedere alla musica. Continueremo, cascasse il mondo.

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