Emenél – Web Interview

Data: 24 febbraio 2018 |

Emenél – Web Interview

L’Elettronica Negra di Emenél in Border Diary

Emenél è il nuovo progetto solista di Moreno Turi, con il suo album di esordio Border Diary, pubblicato il 12 gennaio per Black Seed Records. Cantante e producer, ex frontman degli Steela che in passato ha collaborato con gli Africa Unite e con Raiz degli Almamegretta e suonato in apertura ad artisti del calibro di Black Eyed Peas, Anthony B, Subsonica e Caparezza. Attualmente sul palco insieme a Roy Paci e gli Aretuska, in passato si è esibito in location prestigiose come il Glastonbury Festival, Boomtown, Fusion, Sziget e l’Eurosonic. Incuriositi da questo attuale percorso lo abbiamo intervistato.

- Moreno Turi, ora Emenél nel tuo percorso solista. Raccontaci questa nuova esperienza.

È un esperienza nuova e meravigliosa, forse è più un’esigenza dettata dal fatto che odio fare sempre le stesse cose. Non mi piace “rinchiudere” la musica, per tanto questo nuovo percorso mi porta a liberare la mente e le mie idee nel mondo della musica elettronica, con i groove che appartengono al mio passato, alla black music. Ho deciso che Emenél deve essere quello che Moreno Turi tempo fa non ha avuto il coraggio di essere, cioè puro, vero e dare molta più retta alle emozioni che ai ragionamenti.

 – Il tuo primo disco, Border Diary, è uscito lo scorso 12 gennaio. Lo definisci “elettronica negra”. Qual è il significato di questa espressione?

Significa che la matrice del tutto è black. C’è il reggae, soul, blues e tutte le influenze che danno anima alla mia musica e alla musica in generale. Sicuramente parliamo di musica elettronica, ma organica, fatta di voci campionate e suoni che vengono da qualsiasi cosa mi circonda nel vero senso della parola parquet, sedie, lingua, acqua. Per la serie la musica è intorno a noi e basta cercarla, saperla riconoscere. Poi c’è l’attitudine ad arrangiarmi, tipica dei sud del mondo e del posto da cui provengo, il Salento. Questo rende tutto più “vero” e credo si senta nelle mie produzioni.

- Il primo singolo e primo video d’esordio è stato Leaves, girato in Val di Susa e la città fantasma di Consonno, diretto da Nicolò Roccatello. Cosa ti lega a quei luoghi? Perché la scelta di questo pezzo come primo estratto?

Nicolò ha fatto un ottimo lavoro sperimentale come il brano in questione. Sinceramente nulla in particolare mi lega a questi luoghi se non la bellezza e il fascino della loro storia.

Ho scelto Leaves invece come primo singolo proprio perché credo sia il giusto compromesso tra elettronica e musica nera ( elettronica negra ecco qua ), un brano dal forte sapore reggae ma cupo, uk, che racchiude per bene la mia idea di musica, le mie emozioni, poi è un inno alla musica, una poesia e meritava unio spazio tutto suo a parte il disco. Ammetto che non è di facile ascolto come il secondo singolo, KM, che è un brano in italiano e dalle sonorità ancora più fresche quindi forse più vicino alla gente, ma le sfide mi sono sempre piaciute.

- Border Diary è caratterizzato da suggestioni elettroniche e pad e allo stesso tempo la voce, si trasforma anch’essa in strumenti e materia. Quali sono le emozioni che provi mentre componi i tuoi pezzi? In che modo trovi l’ispirazione?

Non credo possa trovare le parole giuste per rispondere a questa domanda. Posso dirti che l’ispirazione la trovo ovunque, in giro durante i live, negli occhi della gente, dentro di me. I brani credo che si scrivano da soli quando hanno ragione di esistere. Personalmente non seguo un ordine preciso, ripeto che le cose succedono se devono succedere, se si ha qualcosa da dire, con la musica o le parole. Per riprendere la questione “ emozioni” posso dirti solo che per me scrivere nuove canzoni, realizzare un nuovo disco, ricercare le sonorità che mi fanno venire la pelle d’oca in un determinato periodo della via vita resta la cosa più bella del mondo. Non saprei dirlo in altro modo. È la cosa più bella del mondo.

- C’è un pezzo in particolare che è stato più difficile da scrivere e mettere in musica? In quale brano invece ti ritrovi perfettamente?

Sai che non ricordo? Credo che i brani che hanno “opposto resistenza” li ho parcheggiati per ascoltarli e lavorarli più in la. Sicuramente ci sono stati dei brani che sono venuti fuori con più semplicità nonostante non fossero poi tanto semplici da realizzare, penso a KM o Leaves o Nord e N.O.I.

- La tua carriera vede anni insieme agli Steela, agli Africa Unite, a Raiz degli Almamegretta. Attualmente condividi il palco con Roy Paci e gli Aretuska. Successivamente fondatore della band torinese The Sweet Life Society. Cosa è cambiato da allora, e quali le aspettative con il tuo debutto solista?

Ti correggo solo dicendo che non sono fondatore di The Sweet Life Society, mi ci sono felicemente aggiunto dopo e ne sono diventato membro a tutti gli effetti. C’è poi una forte amicizia che lega me e Gabri e Teo ( con cui ho fondato anche una label Black Seed Records ). Rispetto al passato è cambiato il mio modo di “vivere” la musica, senza preconcetti e catene, come il mio modo di percepirla come arte e tanto lavoro anche. Diciamo che sono cresciuto dai. Per quanto riguarda il progetto Emenél mi aspetto che venga capito per quello che rappresenta, perché ho fiducia negli ascoltatori italiani soprattutto, credo che il loro continuo ricercare musica proveniente dall’estero sia anche dovuto al fatto che in Italia si sentono poco rappresentati da ciò che ascoltano. Ecco, io vorrei dimostrare che ce la possiamo fare, che possiamo essere all’altezza. Mi aspetto che il pubblico allarghi le proprie vedute. Sarebbe un traguardo meraviglioso per me e per chi fa quello che faccio io.

- Si può parlare di concept album? Quali aspettative hai da questo nuovo lancio?

È assolutamente un concept album, tra i vari mondi che mi rappresentano, un bel viaggio. Preferisco dirti questo: se il mio album fosse un libro, dal primo all’ultimo brano leggeresti una storia bellissima. Per le aspettative ti ho risposto nella domanda precedente credo.

- Nel corso della tua carriera hai suonato spesso fuori nazione. C’è qualche differenza tra il pubblico italiano e quello estero? Come ti relazioni con i fan e con l’organizzazione? Come ti prepari ad un live?

Gli orari forse sono la prima cosa che ci differenzia dall’estero. Ahahah… se un live a Londra è previsto per le 21, allora alle 21 si suona! Scherzi a parte la vera differenza sta nella curiosità. All’estero il pubblico è più curioso di ascoltare le nuove proposte, a volte si ha l’impressione che meno popolare sei e più susciti curiosità. Qui siamo ancora vincolati al “ chi è questo”? “ che brani ha fatto”? “ chi suona prima/dopo”? credo in questo abbiamo ancora da imparare ma stiamo migliorando tanto ed io ho fiducia.

Le persone che mi seguono e vengono ai miei concerti sono importantissime perché è a loro che mi espongo ed è con loro che mi metto a nudo più che con la mia famiglia forse. Per la preparazione ai live ti direi che mi concentro molto in qualsiasi situazione. Non faccio differenza tra palco di serie A e B, ogni palco e ogni pubblico merita tutto il mio rispetto e lo avrà sempre. Per cui prima dei live oltre che sorridere e caricarmi a molla ,sempre, ho ancora il solletico nello stomaco che mi ricorda continuamente perché faccio quello che faccio. Credimi, questo è puro amore.

- Cosa ti hanno lasciato le esperienze musicali con gli Steela e gli Aretuska?

Gli Steela sono un pezzo del mio cuore. Il mio primo progetto con la P maiuscola. Un gruppo di amici con una determinazione incredibile, oltre ad una forte preparazione soprattutto nel reggae.

E senza esagerare o fare i fighi ti dico però che sul palco poche band sul genere avevano quel groove li. Credimi non è spocchia ma un dato di fatto. A suonare il reggae eravamo una bomba atomica. ;)

Gli Aretuska invece sono stati e sono ancora una grossa possibilità. E devo l’onore di farne parte a mio hermano Roy Paci, che ha creduto in me dall’inizio e con il quale ho un bel rapporto che va al di la della musica stessa. Stiamo parlando insomma di realtà che mi hanno fatto diventare quello che sono. Parliamo di band vere, di rapporti, di persone, di bellezza. Potrei parlartene per ore e ore ma immagino non abbiamo tutto questo tempo…

- Focalizzandoci al panorama musicale italiano di oggi, pensi ci sia spazio per questo tipo di musica?

Certamente! Il pubblico di adesso è attento, ricerca, vuole scoprire e non vuole essere secondo a nessuno. È un pubblico esigente e la mia musica è esigente, esige comprensione. Forse gli addetti al settore dovrebbero dare più spazio a questi generi alternativi e non lasciare che gli ascoltatori si rivolgano solo agli artisti stranieri. Abbiamo tanto da dire e tutte le carte in regola per farlo, fatecelo fare. Ma sta già succedendo, lo vedo. Quando ho acquistato il primo disco dei Moderat per esempio non erano ancora conosciuti più di tanto in Italia, Apparat e compagnia bella erano conosciuti solo da alcuni addetti al settore e poche persone si può dire ( chiaramente parlo rispetto al grande successo che hanno riscosso in seguito ), ma in poco tempo sono arrivati al grande pubblico e di conseguenza si sono allargati gli ascolti del pubblico stesso e tutto si è esteso a macchia d’olio. Insomma io credo che debba essere sempre il popolo a scegliere ( come in politica ), tutto sta nel fargli conoscere tutte le alternative. Non solo quello che vogliono far passare alcuni.

Spero ti sia arrivata la mia frecciatina.

- C’è un artista in particolare col quale ti piacerebbe suonare, e perché?

Anche qui mi è difficile rispondere. Suonerei con tutti (o quasi ) per divertirmi.

Se però vuoi sapere una cosa che mi toglierebbe il sonno la notte forse è questa: prestare la mia voce per un brano di Burial ( hyperdub ), perché è un producer che mi ha illuminato e toccato l’anima. Perché non fa live ne djset…perché è un fantasma e perché l’idea che con la mia voce ci possa fare un’altra Archangel mi manda in estasi.

- Ci sarà un tour di promozione del tuo album? Quali saranno le prossime date di Emenél? Tappe estere?

Ho terminato da poco un tour promozionale nei principali club d’Italia che ha anticipato l’uscita di Border Diary. Ora stiamo lavorando per le date in primavera/estate insieme ai booking con cui collaboro, Tudemun concerti e MollyArts.

Abbiamo delle date confermate ma aspetto a comunicarle perché alcune cose potrebbero cambiare.

Dopo l’estate sono previste anche delle date all’estero e non vedo l’ora.

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