Effe Punto – Web Interview

Data: 27 gennaio 2018 |

Effe Punto – Web Interview

Effe Punto, la scoperta di una promessa

Coccodrilli, come i necrologi scritti in anticipo per la morte dei personaggi illustri: questo il titolo del nuovo album di Effe Punto. Il musicista milanese, al secolo Filippo Cecconi, arricchisce la sua variegata produzione, a tre anni di distanza da Effe Punto plays T.S. Eliot. Nel mentre, la militanza live con realtà tra le più diverse, dai Ministri a Dente.

- Coccodrilli​ è il tuo nuovo album, ed è presto prima che l’ascoltatore si accorga che non si parla di rettili. Da dove è partito lo spunto principale che ti ha portato alla realizzazione del progetto?

Più che di rettili parla di “relitti”, ovvero la generazione nata tra metà anni ‘80 e inizio ‘90 dell’ormai secolo scorso. Una generazione, la mia, che ha vissuto su un sogno irrealizzato, quello dei genitori post ‘68, colorandolo con le illusioni di un sogno “americano” che dagli anni’80 ad oggi ha conquistato l’immaginario di tutti, perché vincente, lontano però da impegno e dal rischio, perdente, di non farcela. Quindi i “coccodrilli”, siamo noi, quelli che vivono la morte con “anticipo tremendo”.

- Guardando indietro alla tua produzione, è del 2014 l’uscita di un altro disco, ​Dinosauri​. Temi differenti, nonostante il campo semantico, e in quel caso si trattava di una raccolta di brani tratti dall’album ​s/t​ del 2008. Hai impiegato quasi dieci anni per pubblicare un progetto totalmente inedito: sentivi fosse arrivato il momento di metterci la faccia, o sono state le storie raccolte in ​Coccodrilli​ a darti l’urgenza di raccontare?

Più che la faccia il cuore, nonostante l’impianto e l’approccio sia molto razionale. Se Dinosauri era un tentativo pittorico di dare dei colori a dei sentimenti, con le canzoni, in Coccodrilli c’è la necessità di far diventare i sentimenti un discorso politico e quindi, attraverso le canzoni, nuove emozioni. Credo non debba esistere nessuna distanza, e tantomeno nessuna etichetta, per la canzone impegnata. Sempre di cuore si tratta. Coccodrilli, in fondo, sono canzoni d’amore.

- Mentre, nel 2015 pubblichi ​Effe Punto plays T.S. Eliot​. Progetto ambizioso quello di rileggere un poeta, e di quel calibro, poi.

Più che ri-leggerlo ri-scriverlo, poiché partendo dai suoi testi ne sono venuti fuori di nuovi. È stato un lavoro di collage, ragionato. Ad esempio There Will Be Time fa un libero montaggio di versi di The Love Song of J.Alfred Prufrock​ che riprendeva l’anafora del 3° capitolo dell’Ecclesiaste o Qoelet (testo dell’antica Bibbia attribuito a Re Salomone) “c’è un tempo per”. Pipit And Sweeney, invece, racconta di un amore tra due stereotipi di amore e anche di maschio e donna che si trovano in molte poesie giovanili di Eliot. Insomma, ne è venuto fuori un omaggio più divertito che letterario, non c’entra nulla con quello che si può pensare vedendo accostato un cantautore ad un poeta, ovvero ad un’operazione verbosa e autoreferenziale. Sono solo canzonette.

- Coccodrilli​ presenta diverse influenze, talvolta palesi, altre volte più sottili. In ​Brave Persone citi gli Afterhours, in diversi brani ho avvertito echi di De Andrè, De Gregori, e di un certo filone cantautorale cui immagino tu ti sia effettivamente ispirato. Poiché anche ascoltatore, oltre che produttore di musica, non temi che l’attuale cantautorato rischi di trasformarsi in un perenne “chi si ispira a chi”? Come se i dischi contemporanei fossero sempre l’omaggio a qualcuno, o a qualcosa, piuttosto che un prodotto originale ed inedito?

Spero non sia il mio caso. Riconoscere l’influenza e l’eredità artistica è anche un processo obbligato, l’importante è sapersi poi distaccare per lavorare su uno stile e un registro propri, senza fare il verso o scimmiottare qualcuno. La cosa più pericolosa che vedo oggi non è tanto guardare al passato, quanto al presente, cercando di replicare all’infinito qualcosa che funziona, senza voler cercare la propria strada. Da un punto di vista testuale, invece, odio con tutto il mio cuore la citazione fine a se stessa, preferisco parlare di suggestioni. Diciamo che l’effetto post-moderno ha avuto la sua stagione (sempre negli anni ‘80, in letteratura e in musica): oggi, infatti, pastiche e aforismi risultano più claim pubblicitari di nessun senso che strutture gnoseologiche di valore. In Brave Persone l’immagine che ho preso da Quello Che Non C’È è, appunto, una suggestione, non una citazione, per arrivare a tutt’altra tesi: la memoria collettiva e non privata, come nel testo di Agnelli, le brave persone che non sono tali nelle foto di pura gioia, il canto come minimo comune denominatore delle comunità etc.

- Dal 2009 al 2013 hai suonato con i Ministri, andando a memoria da ​Tempi Bui​ a ​Per Un Passato Migliore​. Un contesto rock ben diverso rispetto a quello in cui ti ritroviamo adesso. Quanto ti è rimasto di quegli anni?

Sicuramente era un periodo di grande scoperta e curiosità: tutto il mondo “indie” si stava facendo largo e mai si sarebbe pensato così vicino, nel bene e nel male, al mondo mainstream. Quindi, la fortuna di suonare in gruppi come i Ministri, che andavano ad affermarsi album dopo album conquistando frotte e frotte di pubblico concerto dopo concerto, è stata vivere anche un percorso in un’Italia che guardava con ingenua passione ad un fenomeno nuovo. Di rock in generale ne è rimasto poco, prevalgono sempre soluzioni diverse. I Ministri, quanto meno, sono tra i pochi che continuano imperterriti nonostante le mode vadano da altre parti.

- Nel 2014 hai collaborato al tour teatrale di Dente per l’album ​Almanacco Del Giorno Prima​. In quel caso, forse, iniziavi ad avvicinarti ad una situazione a te più affine.

Con Dente suonavo già in un progetto nato da una mia idea che si chiama Calamari, che altro non è che una comitiva estemporanea che si ispira al cabaret milanese (Gufi, Jannacci, Svampa, Valdi). Quindi esisteva già una sintonia di umori e intelligenze musicali. Quando mi ha proposto di seguirlo per il suo tour, ho visto semplicemente una continuazione di questa intelligenza musicale e mi ha fatto molto piacere.

- Parlando, appunto, di collaborazioni, hai già individuato un progetto, un nome, una band, con cui ti piacerebbe costruire qualcosa di nuovo?

Oggi no, ma ce ne sono sicuramente, magari non hanno già un nome d’arte o una forma compiuta, ma la musica è nell’aria, e la respirerò.

Featured Image
Post Tags

Lascia un commento

0 Comments on Effe Punto – Web Interview

Lascia un Reply

Ti va di lasciare un commento?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>