Dunk – Dunk

Data: 12 gennaio 2018 |

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Dunk – Dunk

Nel corso della storia, l’esistenzialismo è stato sviscerato e analizzato in ogni ambito culturale e sociale: tanti filosofi, da Schopenhauer a Nietzsche, hanno provato a dare una risposta ai grandi interrogativi dell’individuo, e tanti scrittori, come Dostoevskij e Camus, hanno cercato di capire pienamente le ragioni della vita umana. E anche in musica è interminabile il numero di cantautori e artisti che si sono interrogati sulla condizione dell’uomo, e leggendo alcuni testi di Francesco Guccini o di Fabrizio de Andrè appare chiaro quanto questo tema sia stato importante per la nascita di veri e proprio capolavori.

Un argomento per certi versi sicuramente spinoso e, parlarne, soprattutto in musica, risulta spesso banale e scontato. Per questo motivo, il bresciano Ettore Giuradei non sarà sicuramente stato il primo ad affrontare nei suoi testi le cose inafferrabili che attanagliano la vita umana, i misteri che la pervadono e l’eterna lotta tra l’uomo e la coscienza, e non sarà nemmeno l’ultimo, ma per fortuna riesce a non incappare nel baratro della ripetitività e ad offrire al suo nuovo supergruppo un’ottima base da mettere in musica. Già, perché il 2018 inizia con una novità chiamata Dunk e che vede tra le sue linee, oltre allo stesso Ettore Giuradei, voce e chitarra, il fratello Marco Giuradei alle tastiere e ai sintetizzatori, Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi) alle chitarre e Luca Ferrari (Verdena) alla batteria.

Il 12 gennaio esce il debutto omonimo del gruppo per Woodworm e, nei suoi undici brani, Dunk accompagna alla perfezione i testi di Giuradei, alternando pezzi esplosivi, come il singolo É altro, ad altri decisamente più tranquilli e rilassati, come la triste e malinconica Ballata, il cui titolo non lascia dubbi, a differenza del “sequel” Ballata 2, che con i suoi intermezzi forti e potenti si distacca dall’atmosfera sognante e psichedelica di inizio brano, risultando quindi una ballata a metà. Tra i pezzi più convincenti ci sono sicuramente Spino, un brano in crescendo divertente e ispirato, anche merito dell’ottimo lavoro di Ferrari alla batteria, che rappresenta uno dei punti di forza dell’intero album, e, Noi non siamo, presentato come secondo singolo, che parte subito in maniera accattivante e coinvolgente, per poi esplodere definitivamente a metà brano, regalando all’ascoltatore una chicca al termine dell’album, la cui conclusione spetta, paradossalmente, al brano Intermezzo.

La scelta di unire la propria musica a dei testi impegnati, con citazioni anche a Samuel Beckett e Haruki Murakami, si rivela decisamente riuscita e concludere un brano con il verso “l’armonia che vince di mille secoli il silenzio” tratto da il Dei sepolcri di Ugo Foscolo è un tocco di classe. Nonostante la presenza di alcuni brani leggermente sotto tono rispetto agli altri, come Amore un’altra e Stradina, complessivamente Dunk è un lavoro convincente e il gruppo mostra dei chiari segni di maturità nonostante siano appena al debutto e lascia intravedere il percorso che può portarli alla crescita definitiva.

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