Dubioza Kolektiv @ Auditorium Flog 05/03/2016

Data: 7 marzo 2016 |

Dubioza Kolektiv live: una miscela sonora esplosiva Time

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Dubioza Kolektiv live: una miscela sonora esplosiva

Dopo tre settimane musicalmente apatiche nella mia Salerno, arriva di nuovo il momento di ripartire per un concerto, questa volta in direzione Firenze. Sabato 5 marzo, infatti, presso l’Auditorium Flog, è prevista l’esibizione dei Dubioza Kolektiv, i pirati dei Balcani che fondono la loro musica tradizionale con influenze punk, ska, rock, reggae, addirittura dubstep, in una miscela di suoni esplosiva soprattutto durante i live. È la tappa conclusiva del tour italiano che li ha visti protagonisti a Torino, Trieste, Milano e Bologna (niente date al Sud, purtroppo), in cui il gruppo ha presentato ai fan del Belpaese Happy Machine, il settimo album scaricabile gratuitamente sul loro sito, che vede la partecipazione di numerosi artisti internazionali, come Manu Chao, la band ska-rumba spagnola La Pegatina ed il nostro Roy Paci.

Per me non è un concerto come tutti gli altri, avendo vissuto 15 mesi in Kosovo, lo stato più giovane d’Europa che si trova a cavallo tra Serbia e Albania; No Escape (from Balkan), tratto proprio da Happy Machine è stato infatti la colonna sonora del mio recente ritorno a casa. A tal proposito, un’amica di origini croate mi avvertì con un’espressione che, a distanza di sette mesi si è rivelata azzeccatissima: “Once balkanized, forever balkanized”.
Queste “trasferte da concerto” offrono anche l’occasione di rivedere vecchi amici: dopo Leo a Milano, è la volta di Antonio, con il quale ho condiviso gli anni da studente fuori sede a Bologna. L’accoglienza, manco a dirlo, è calorosissima e, soprattutto, a base di prodotti tipici calabresi. Al locale, invece, becco Ginevra, amica bolognese con cui ci ritroviamo sempre in situazioni piuttosto improbabili.

Il Flog mi offre subito una buona impressione: la penombra lascia intravedere pareti abbellite con graffiti e poster di concerti vecchi e nuovi, la sala non è dispersiva, il palco è praticamente ad altezza pubblico, in una posizione che favorisce le interazioni tra i musicisti e gli spettatori. Il tempo di prendere una birra che una voce registrata ci segnala l’inizio del concerto invitandoci a ballare, saltare, bere, fumare; insomma, a lasciarci andare. Faccio appena in tempo a guadagnare la prima fila che, uno alla volta, gli artisti dai nomi per noi impronunciabili e dai completini gialloneri fanno il loro ingresso in scena, salutati dai boati del pubblico. L’inizio non tradisce le attese: Volio BiH, U.S.A. e One More Time e, quasi inconsapevolmente, siamo trascinati dentro un pogo che risucchia la stragrande maggioranza dei presenti, e che si protrae fino alla fine del concerto. I sette membri del collettivo trasmettono un’energia pazzesca, contagiosa, che farebbe ballare anche un bradipo: Almir Hasanbegović e Adis Zvekić, i due cantanti, sono due schegge in perpetuo movimento; durante il concerto, gli altri componenti della band si guadagnano a turno l’attenzione e gli applausi del pubblico, con una menzione particolare per Brano Jakubović, l’istrionico tastierista, e Mario Ševarac, l’instancabile sassofonista. Visti durante un live, i Dubioza sembrano uno sciame di api infuriate.

Mentre il concerto prosegue senza soste, io opto per un rinfrescante pit stop al bar; con una bionda in mano, a distanza di sicurezza dal pogo, mi godo Marijuana, l’inno antiproibizionista della band; quando però riconosco le note di “Boom”, forse la canzone più travolgente di Happy Machine, non posso fare altro che rituffarmi nel vortice di sudore, spinte e sorrisi smaglianti che fa il vuoto sotto il palco! Dalla pedana Almir e Adis interagiscono a meraviglia con la folla danzante: prima espongono orgogliosamente una bandiera bosniaca scatenando il delirio dei presenti originari dello sfortunato Paese balcanico; successivamente, reggono una pezza che chiede la libertà di Pirate Bay, dando così il via alle danze per Free.MP3 (The Pirate Bay Song), il brano manifesto dell’ultimo album con il quale la band attacca il concetto di copyright, strumentale secondo loro agli interessi delle grandi case discografiche.
L’adrenalina è a mille, in vista del gran finale, ma i Dubioza sanno sempre come andare oltre per alzare l’asticella di coinvolgimento del pubblico. La priorità è data ai pezzi di Happy Machine: si susseguono freneticamente Red Carpet, Hay Libertad, che agisce da specchietto per le allodole per gli immancabili studenti Erasmus spagnoli presenti al live, e una cover punk di 24000 Baci di Celentano, registrata in studio insieme a Roy Paci. Finalmente, ecco l’intro di No Escape (from Balkan), con la quale la band ribadisce il legame viscerale con il proprio paese e le proprie tradizioni. “But when I taste rakìa, in my head anarchia”: mi ritornano in mente tanti momenti vissuti dall’altra parte dell’Adriatico in cui la protagonista era proprio lei, la famigerata rakìa, grappa locale distillata seguendo ricette che si tramandano di padre in figlio, elemento imprescindibile per poter assaporare un’esperienza balcanica al cento per cento.

Il concerto termina con i Dubioza travolti dall’affetto del pubblico, che ha invaso letteralmente il palco durante l’esecuzione dell’ultimo pezzo. Per smaltire l’adrenalina residua c’è la world music selezionata da DJ Pravda, accompagnato per l’occasione dal finger food offerto dal Balkan Grill della chef Irina Moskowskaja.

Grande performance, nonostante la comprensibile stanchezza che segnava i loro volti, per il collettivo nato nel 2003 in Bosnia che, con un’energia incredibile, per circa novanta minuti ha offerto uno spettacolo coinvolgente, trasportando i presenti verso una dimensione folle di danza anarchica, ripagati dai sorrisi e dalle facce soddisfatte del pubblico alla fine del concerto. La chiave del successo dei Dubioza Kolektiv, a mio avviso, sta nell’usare l’ironia, l’umorismo, l’irriverenza per trattare temi complessi di stretta attualità, rivendicando nel contempo con orgoglio la propria identità, elemento che contraddistingue i popoli balcanici. La scelta dell’inglese, poi, ha allargato a dismisura la platea delle persone alle quali comunicare ed esprimere il messaggio di denuncia politicamente scorretta. Il tutto espresso nei live con un’energia ed una vitalità esplosive.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    85 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
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