Dimartino e Cammarata, chi è Chavela Vargas?

Data: 15 febbraio 2017 |

Dimartino e Cammarata, chi è Chavela Vargas?

Fresco dell’uscita dell’uscita del progetto costituito da un disco e da un romanzo biografico scritti in collaborazione con Fabrizio Cammarata e incentrati sulla figura di Chavela Vargas, abbiamo avuto il piacere di intervistare Antonio Dimartino.

Il 19 e il 20 Gennaio sono stati pubblicati il romanzo e l’album Un mondo raro incentrati sulla figura di Chavela Vargas. Com’è nato questo progetto e perché proprio Chavela Vargas?

È nato da un viaggio che abbiamo fatto io e Fabrizio in Messico. Fabrizio prima del viaggio già faceva la cover della Llorona durante i suoi concerti, uno dei pezzi più famosi di Chavela Vargas, l’ho sentita durante uno dei suoi live a Palermo e gli ho chiesto di chi fosse, da lì è nata la voglia di capire di più circa questa interprete. Qualche anno dopo Fabrizio Andava in Messico per altri motivi, mi sono unito alla carovana e siamo partiti e qui ci è venuta l’idea di tradurre le canzoni di Chavela Vargas in italiano. A questo punto dato che avevamo raccolto molti aneddoti, molte storie e avevamo incontrato molte persone che l’hanno conosciuta, come i musicisti, la sua migliore amica, la badante, la biografa, avevamo raccolto così tante informazioni che una volta rientrati a Palermo abbiamo deciso di scrivere un romanzo biografico.

Anche in seguito al vostro viaggio in Messico, com’è stato immergervi totalmente nel mondo di Chavela Vargas?

Ci è venuto abbastanza naturale, è stato tutto molto immediato come se quasi ci aspettava questa storia da raccontare anche perché questa storia è avvolta da un filo di sciamanesimo e quindi è come se a un certo punto quasi non fossimo noi a scriverla ma ci fosse qualcuno a dettarcela. Ci siamo totalmente lasciati andare, abbiamo unito le nostre vite con quest’altra e ci siamo confusi quasi con la sua essenza, mentre scrivevamo il libro a un certo punto avevamo veramente l’impressione che la nostra vita stava scorrendo con quella di Chavela Vargas.

Come è stata la collaborazione artistica con i musicisti di Chavela Vargas?

È stata una grande emozione sentire nello studio di registrazione le chitarre che avevamo sentito per anni nei dischi, ritrovarcele davanti è stato davvero molto emozionante. Siamo arrivati a loro tramite un musicista di Agrigento che vive da più di dieci anni in Messico e suona con Lila Downs che può essere considerata l’erede di Chavela Vargas, una cantante famosissima in Sudamerica, ci ha portato i chitarristi di Chavela Vargas in studio, quando ce li siamo trovati davanti è stata un’emozione perché ne avevamo sempre sentito parlare e alla fine ci siamo accorti che era gente molto semplice, sembravano dei vecchietti siciliani [ride], non ci sembravano questi grandi musicisti che ci aspettavamo, erano molti umili a dispetto di un modo di suonare veramente elegante.

In base a cosa avete scelto i pezzi da reinterpretare?

Non li abbiamo selezionati in base a un motivo particolare, abbiamo scelto i pezzi che in italiano risultavano più credibili. C’erano canzoni molto conosciute, tipo la Llorona o Paloma Negra, che in italiano potevano risultare un po’ grottesche perché ci sono termini molto legati alla tradizione messicana e quindi tradurle in italiano risultava un po’ forzato.

Quindi vi siete imbattuti anche in qualche difficoltà nella traduzione?

In quelle che abbiamo tradotto no, non tanto perché sono canzoni con uno spagnolo molto semplice e quindi le abbiamo tradotte anche in poco tempo, non abbiamo avuto molti problemi. Quello che ne è uscito sono testi molto esistenzialisti e molto diretti, gli autori sudamericani hanno un modo di scrivere molto diretto e poco filtrato da soluzioni intellettuali. In Italia siamo abituati ai cantautori che comunque filtrano sempre il mondo da una loro dimensione molto intellettuale appunto, mentre i sudamericani hanno un modo di scrivere diretto, non si preoccupano di scrivere ti amo in una canzone, parlano una lingua semplice.

Chavela Vargas è sempre stata un personaggio socialmente schierato e nella sua opera ha raccontato spesso storie di vittime dei pregiudizi. Penso che la musica contemporanea non abbia più molto interesse nei confronti delle problematiche sociali, sei d’accordo?

Sì, sono abbastanza d’accordo. Penso che Chavela Vargas abbia scelto solo  le canzoni che rappresentavano il suo malessere in quel momento. Per esempio noi nel disco abbiamo messo Andiamo Via che è un pezzo che parla dei pregiudizi nei confronti degli omosessuali. Oggi è difficile che la canzoni trattino di temi sociali, probabilmente perché gli autori di oggi tendono, tendiamo, molto ad un individualismo e poco alla descrizione o alla critica della società. È forse un frutto degli anni che abbiamo vissuto, gli anni ’90 ma anche i tempi che stiamo vivendo, ce ne sarebbero di cose da raccontare effettivamente visti i tempi bui, forse questa eccessiva voglia di raccontare l’individualismo è anche una risposta al momento che stiamo vivendo.

Parlando un attimo di attualità, a proposito del Messico. Qual è la tua opinione riguardo la recente diatriba tra Messico e Stati Uniti? E parlando degli Stati Uniti, da qualche giorno è in vigore il Muslim Ban. A tuo parere una nazione dovrebbe fare della diversità un punto di forza o dovrebbe ripudiarla come stanno facendo gli Stati Uniti?

Se vogliamo riportare la questione rispetto alla storia che abbiamo raccontato con Fabrizio, Chavela Vargas non era neanche messicana era costaricana, quindi era un’immigrata in Messico[ride] e comunque è riuscita a diventare un simbolo del Messico. I messicani secondo me hanno molto da insegnare agli americani, sono un popolo che è sempre stato vittima di dominazioni straniere e questo lo si legge sulle facce delle persone. Questa svolta di Trump naturalmente non può far altro che accendere un odio e infiammarlo sempre di più. Io naturalmente non sono assolutamente d’accordo sui muri, per me costruiscono soltanto la bruttezza. I messicani non hanno assolutamente bisogno del muro, e neanche gli americani è un oggetto di cui nessuno ha bisogno, ne ha bisogno soltanto Trump per la propria campagna elettorale.

Come porterete questo progetto sul palco? Sul palco portare solo la componente musicale o anche quella letteraria relativa al romanzo biografico che avete scritto?

Il disco e il romanzo si prestano a diversi modi di essere interpretati dal vivo. Faremo un primo giro ad Aprile che sarà teatrale, faremo molti teatri e porteremo uno spettacolo vero e proprio in cui saremo noi non solo a suonare le canzoni del disco ma anche a raccontare la vita di Chavela Vargas, abbiamo lavorato ad uno spettacolo teatrale in cui non c’è solo il concerto ma anche il racconto. In estate faremo il concerto vero e proprio con la band e abbiamo già diversi festival letterari che ci hanno invitati a presentare il libro. È un tipo di progetto che si presta a diverse modalità di live.

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