Death Grips – Year of the Snitch

Data: 6 luglio 2018 |

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Death Grips – Year of the Snitch

Nel corso della loro carriera i Death Grips si sono imposti sin da subito come un gruppo estremamente innovativo e particolare, grazie alla sperimentale fusione tra hip hop, industrial e noise, regalando al pubblico dei veri e propri capolavori come The Money Store, No Love Deep Web e il mixtape Exmilitary. L’unicità del gruppo ha fatto sì da renderli inconfondibili rispetto a chiunque altro sulla scena e il sound adoperato da MC Ride, Zach Hill ed Andy Morin mira ad un unico fine: stupire l’ascoltatore. Proprio per questo motivo, i Nostri sono soliti a trovate decisamente sui generis, capaci sia di sorprendere che di far parlare, ovviamente, della band. Non è quindi una sorpresa il modo in cui è stato annunciato e presentato il loro ultimo album, Year of the Snitch, uscito il 22 giugno per Third Worlds. Infatti, tra post e indizi vari sui social, metà album era già carta conosciuta per i fan del gruppo, visto che sei dei tredici brani erano stati precedentemente diffusi. Allo stesso modo non deve sorprendere l’hype creato attorno a questo lavoro, anche a causa delle foto in studio del regista Andrew Adamson e di Justin Chanchellor, bassista dei Tool.

A questo punto, sorge un’unica domanda: l’attesa è stata ripagata?

La risposta, purtroppo, è no. Se, infatti, già dal precedente Bottomless Pit era evidente una carenza di idee, con Year of the Snitch ne abbiamo la piena conferma. Pochissimi pezzi riescono a risultare davvero convincenti, come la furiosa Black Paint o il cyberpunk di Little Richard. Per il resto, l’impressione è che il gruppo sia caduto in un paradosso vivente: a furia di voler creare novità e sorpresa, hanno finito per diventare banali. Infatti, i Death Grips sembrano non voler uscire dal loro mondo e se il loro stile all’inizio era effettivamente una novità su tutti i fronti, adesso ha stancato e non fa altro che far ricadere il gruppo nella monotonia. Brani come il primo singolo presentato dal gruppo, Streaky, o il pezzo finale, Disappointed, non sembrano nemmeno partoriti dalla mente di chi ha regalato anni fa dei lavori superlativi. I 37 minuti di durata si perdono dunque tra brani poco convincenti o che, addirittura, lasciano indifferente l’ascoltatore, come l’accostamento alla trap di Hahaha o il pezzo d’apertura, Death Grips is Online.

Complessivamente, Year of the Snitch conferma la parabola discendente dei Death Grips, che sembrano imbottigliati in un mondo dal quale non riescono ad uscire. E, cosa ancor più grave, l’impressione è che vadano anche fieri di questo status da adolescente alternativo del “sono strano e me ne vanto”. E i contenuti? Chissà.

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