Damien Rice @ Belvedere di San Leucio

Data: 20 luglio 2018 |

Damien Rice @ Belvedere di San Leucio Time

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Damien Rice @ Belvedere di San Leucio

Damien Rice: la musica che ti spoglia e accarezza le spalle nude

Proviamo a fare un esperimento: immaginiamo di calarci nei panni di una persona che va ad un concerto senza conoscere nemmeno un pezzo dell’artista che salirà sul palco. Proviamo ad immaginare di entrare nell’area concerto, di sederci al nostro posto e di attendere che inizino a suonare le prime note. Ad un certo punto, il primo accordo di chitarra rompe il brusio delle parole del pubblico ammutolendo tutti. Proviamo ad immaginare che quel suono, quelle prime parole, ci riportino indietro nel tempo, al nostro ricordo preferito. Proviamo ad immaginare che una lacrima scenda, lenta, e che d’improvviso un sorriso compaia sul nostro volto. Ci riusciamo?

Ecco, questo è l’effetto che “subisce” chiunque partecipi ad un concerto di Damien Rice, queste sono le emozioni che ieri, centinaia di persone, al Belvedere di San Leucio, pur conoscendo da anni l’artista, hanno provato, quando l’irlandese è salito sul palco. Perché ascoltare un concerto di Damien Rice non è soltanto un live di un’artista che si ama da tempo, ma un’esperienza sensoriale dove la musica mette in comunicazione diretta l’animo e il cuore di ogni singolo con le profondità di se stessi, ma anche empaticamente con quelle degli altri.

Ma senza lasciarci travolgere dalle emozioni andiamo con ordine.

La seconda data italiana del Wood Water Wind Tour 2018 si è svolta nello splendido scenario del Belvedere di San Leucio in quel di Caserta, location che ha contribuito ad amplificare la bellezza del concerto stesso. Il compito di riscaldare il pubblico di Damien Rice, attesissimo dopo la data del 2017 al teatro Acacia di Napoli, è stato affidato a due nomi non proprio nuovi nel panorama musicale internazionale: Gyda Valtysdottir e Mariam The Believer, autrice di Love Everything. Voci delicate, indipendenti, che nella loro armoniosa complessità hanno fatto da sottofondo, un po’ anonimo, a chi era lì esclusivamente per il main artist. La scelta però, coerente in primis – apprezzatissimo fattore -, è stata qualitativamente alta, ma soprattutto fresca, segno probabile della volontà di Damien di aprirsi un po’ di più alla scena pop, precedentemente ignorata. Sarà forse che l’immutabile artista abbia iniziato a muoversi fuori dai propri confini per dare nuova linfa vitale ai suoi pezzi? Il live di San Leucio lascerebbe intendere di sì data l’ “alternativa” versione di I remember eseguita insieme a Gyda, Mariam, e Greta Zuccoli, e la volontà di dar maggiore spazio ai suoi stessi “accompagnatori”.

Facendo un passo indietro: verso le 21:00 cala il sipario sugli open-act, il giorno diventa notte e le stelle iniziano a spuntare ad una ad una fino a costellare l’intera volta. Lo scenario è emozionante, l’atmosfera elettrizzante, l’attesa insopportabile. Sarà che ascoltare in versione live i tre dischi del cantautore irlandese, noto per le sue performance intime e struggenti, è un’esperienza indimenticabile che non si limita alla semplice esecuzione dei brani, ma trattasi di un discorso biunivoco tra autore ed ascoltatore. Damien Rice ha la rarissima capacità – ed è questa che lo ha reso tanto grande quanto importante – di comunicare grazie alle sue parole e alla sua musica, dritto al cuore e di aprire le porte a sensazioni remote, prima sconosciute.

Il concerto in sé, di alto livello certo, ha visto una scaletta carica di pochi brani provenienti dall’ultimo disco My Favourite Faded Fantasy, The Box e The Greatest Bastard su tutte, e molti tra i brani topici dell’artista, quelli che ci si aspetterebbe ad un suo concerto: I remember, Delicate, Coconut Skins, Cannonball. All’appello è mancata The Blower’s Daughter, punta di diamante di cui hanno potuto godere solo i pochi rimasti anche nell’after show iniziato all’1:30 sul piazzale del Belvedere, poco distante dal luogo in cui si è tenuto il concerto. Il brano è stato però sostituito da un inedito, eseguito al piano per la prima volta proprio durante il Wood Water Wind Tour 2018: Your Astronaut.

Ma ciò che conta non è tanto quali e quanti brani sono stati eseguiti durante la serata, quanto l’intensità e la particolarità con la quale sono stati suonati. In fondo Damien Rice è proprio questo: una performance che supera il palco e che, figurativamente cammina attraverso il pubblico coinvolgendolo a 360° non soltanto con la musica, ma con il proprio devastante carisma e con la propria disarmante semplicità. Il silenzio intimo di Cannonball, eseguito senza amplificazione, al buio, la rabbia di The Rootles Tree, le parole dimenticate in Coconut Skin, i laceranti sospiri di Delicate, sono molto più di artifici dinamici e armonici, quanto invece la vera volontà di scavare in ogni brano, decostruirlo e riassemblarlo lasciando splendere la sua essenza. E se sul palco salgono ospiti del calibro di Massimo De Vita – Blindur – che si esibisce in “Era de Maggio”, sotto invito di Damien, e se Greta Zuccoli prende degnamente il posto di Lisa Hannigan in Cold Water, il live può solo guadagnare punti impreziosendosi ulteriormente.

Ed è con questa miscela di componenti che si viene a creare uno spettacolo che supera i naturali confini e che per lo spettatore diventa un momento intimo, personalissimo con se stessi e con quella che è l’essenza profonda della musica: una tenera amante che ti spoglia lentamente non per fare l’amore, ma per accarezzarti piano le spalle.

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    86 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    86 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    90 Punti
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