Cucina Sonora – Interview

Data: 8 luglio 2017 |

Cucina Sonora – Interview

Cucina Sonora, Evasione: esplorare le nostre vie di fuga.

Cucina Sonora è l’ambizioso progetto di Pietro Spinelli, che fonde l’eleganza del piano con l’energia della musica elettronica riuscendo ad ottenere un suono colto ed omogeneo. Dopo l’uscita dell’omonimo Ep, Pietro pubblica il 19 Giugno Evasione e in questa intervista ci racconta il lavoro che c’è dietro questo disco, come si è avvicinato ai sintetizzatori e del tour che lo vedrà impegnato per tutta l’estate.

- Il 19 Giugno è stato pubblicato Evasione, un album che è difficile collocare in un determinato genere, hai unito analogico e digitale, come mai hai fatto questa scelta? Come ti sei avvicinato alla musica elettronica, la studiavi già in parallelo con il piano o è una cosa più recente?

Lo studio della musica elettronica è avvenuto dopo il diploma al conservatorio, cercavo qualcos’altro per continua gli studi in musica che potesse essere inerente e allo stesso tempo diverso da quello che avevo già fatto e nell’elettronica ci ho visto questa cosa qui.

- Ti senti più a tuo agio con le mani su un piano o su un sintetizzatore?

Non lo so, non lo so. Dipende molto dalla giornata da come mi sveglio e da quello che voglio suonare. Ultimamente ad esempio ho una super voglia di suonare il pianoforte ma per necessità di lavoro e per il progetto che sto facendo sto sempre con le tastiere sotto mano, dipende un po’ da come sto.

- I tuoi studi al conservatorio hanno influenzato il tuo approccio all’elettronica?

Sì, in parte sicuramente. Diciamo che il conservatorio dà tutt’altro, è tutta un’altra cosa. Però proprio perché dà tutt’altro sentivo che mi mancava qualcosa alla base, al conservatorio si impara alla perfezione come suonare uno strumento ma ti manca come si crea il suo e come si è padroni del suono.

- Un ragazzo come te, che ha studiato tanto il proprio strumento ed è preparato, che difficoltà incontra nel proporre, nel diffondere la propria musica? Ad esempio, Bruno Bavota ci disse che in Europa è più facile far circolare musica nuova, perché il pubblico è più curioso e poi perché c’è la cultura del club, ovvero si segue costantemente la programmazione di un locale indipendentemente dal genere musicale che viene proposto sera dopo sera. Hai notato anche tu questa cosa? Senti la mancanza di questo tipo di circuiti di diffusione?

Sì questo è verissimo, anche perché in Italia si chiacchiera si chiacchiera, specialmente sulle nuove tendenze, si vuole sentire qualcosa di nuovo, qualcosa di figo, di diverso e poi quando c’è qualcosa di figo e di diverso i promoter non sempre lo accettano perché per loro è un rischio a livello imprenditoriale di perdere su una data che magari fa tre persone invece che trecento. Spesso si chiacchiera tanto ma si fa poco. Progetti validi al giorno d’oggi in Italia ce ne sono tantissimi, più di quelli che ci si immagina, mentre i progetti a cui viene dato valore ne sono pochi, quindi ecco all’estero senz’altro la roba viene più ascoltata e presa in considerazione poi magari può essere anche stroncata però quanto meno viene ascoltata molto più attentamente sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico, in Italia molto spesso siamo un po’ troncati sul nascere.

- Hai mai incontrato difficoltà dovute al fatto che tu fai musica strumentale? Penso sia difficile far arrivare al pubblico il messaggio di ogni pezzo, capita spesso che già quando c’è il testo il pubblico fraintende il significato che l’artista voleva dare alla canzone, immagino che il significato di un brano strumentale sia ancora più difficile da far arrivare al pubblico, sei d’accordo?

Verissimo, infatti è una sfida grossa per me quella di riuscire a trasferire quello che direi a parole con la musica, poi chiaramente è possibile che i brani vengano travisati però questa cosa come hai detto te succede anche nei brani con un testo. È più difficile all’inizio convincere una persona ad ascoltare un’ora di musica di uno che non dice una parola, però dopo un po’ si entra nel mood giusto e non si sente la mancanza del cantato.

- A tal proposito, proprio per evitare di fraintendere i tuoi brani, mi aiuti a inquadrare meglio il brano Ignoranza? Secondo me è uno dei brani più importanti e imponenti del disco.

Guarda questo brano qui è quasi uno scherzo, cioè paradossalmente è l’esagerazione di quel tema di synth che c’è all’inizio, il quale mi ha dato l’idea di ignoranza, perché ha un suono acido, bastardo e niente si è un po’ tutto sviluppato su questa cosa qui, anche il pianoforte è molto ballereggio , molto movimentato però in malo modo. Immaginati un personaggio cattivo di un cartone animato, disegnato male, che balla, ed è proprio questo, un cattivo di un cartone animato balla male sempre, c’ha sempre quelle movenze un po’ arroganti, un po’ storte, sincopate e traverse, e in questo brano qui è uguale, c’è questo synth acido che mi ha dato l’idea di ignoranza proprio una cosa arrogante, bastarda.

- Ho letto che Evasione è un album autobiografico. Quale aspetto della tua vita è entrato in questo disco?

Sicuramente l’ultimo anno in mezzo, in cui sono stato sempre fuori, sempre in giro, vuoi per la scuola a Berlino, per il lavoro a Volterra, date sempre in giro, andare a trovare gli amici in Sicilia o a Milano o a Firenze o a Bologna e chiaramente l’ho vissuto come se fossi sempre a casa nel momento in cui a casa non c’ero mai, non esserci mai è come esserci sempre per cui casa mia era diventata la mia macchina e quindi sono una serie di piccoli racconti, piccoli scenari e piccoli immaginari come quello che ti dicevo prima. Evasione, il singolo, rappresenta un po’ l’insieme di tutti gli altri pezzi, dalla Danza delle Rane che è un episodio buffo a rianimazione che è una cosa un po’ più pesante, Cocktail che è tutt’altro scenario, Dissolution altrettanto, sono tutti diversi però si riconducono abbastanza al mio stile e all’idea di una collezione di storie.

- Per quanto riguarda il tour che è partito da fine Maggio, come sta andando? Ti hanno dato soddisfazione queste prime date di presentazione? Come risponde il pubblico alla versione live di Evasione?

Sta rispondendo molto bene, ad ora ci sono state quattro date e a breve aggiorno il calendario con date in diversi festival e location. Sta andando bene, la gente è positivamente sorpresa, è un progetto che si adatta bene a vari contesti e situazioni quindi chiaramente il progetto è fresco, nuovo ha bisogno di capire in che parte piazzarsi però a me sta anche così che si piazzi ovunque e non solo da poche parti.

- Starai in giro per tutta l’estate, no?

Sì sì, tutta l’estate e anche oltre. L’idea una volta finito il giro in Italia è di portarlo a Berlino.

- Se farai una data in Campania ti veniamo a recensire molto volentieri.

È certo, magari, mi piacerebbe un sacco. Sarebbe bello.

Featured Image
Post Tags

Lascia un commento

0 Comments on Cucina Sonora – Interview

Lascia un Reply

Ti va di lasciare un commento?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>