Cory Henry & The Funk Apostles @ Estragon Club 27/04/18

Data: 28 aprile 2018 |

Bologna: Cory Henry & The Funk Apostles Elenco Reportage fotografici

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Cory Henry & The Funk Apostles @ Estragon

Cory Henry & The Funk Apostles: a Bologna il messia del think positive.

Can I shake it?! Can I move it?! Can I funk it?!

Questa la dichiarazione di intenti e l’universo di infinite possibilità che con aria di sfida si lancia al pubblico fremente dell’Estragon. Lui è Cory Henry, l’enfant prodige con un Hammond B-3 nella culla, vincitore di 3 grammy awards con gli Snarky Puppy, che torna a Bologna con i Funk Apostles, per un evento co-organizzato e co-prodotto da Paradiso JazzCrossroads – Jazz Network.

Il capannone di via Stalingrado diventa un tempio per lui che è il messia del pensiero positivo, il profeta dell’amore, che si avvale di apostoli che con chitarra, tastiere, basso, batteria e dolci corde care alla black music, professano il verbo che segue le infinite strade del jazz tracciando profondi solchi di groove.

Irresistibile funky che catalizza già alle prime note di Talking loud and say nothing del buon James Brown, per poi avvolgersi in lenzuola viola di velluto, con i tasti dell’organo che colpiscono forte nella cover di Stayin’ Alive: TaRon Lockett alla batteria che si conquista gran parte del pezzo e un finale gospel dai toni apocalittici. Bandite ogni sconforto, nessuna forma di tristezza è ammessa, I feel good è un power standing collettivo che con la mano accompagna in Chapter 1: the art of love, LP di debutto della formazione, che striscia e graffia nel terreno di Herbie Hancock. Lungo le calde vibrazioni analogiche degli anni ’70, Love will find a way è una promessa, un ritornello ripetuto come il miglior funky mantra di sempre, con il dito puntato verso il pubblico, che quasi alla fine credi possa essere possibile. Brani che fanno giri immensi, trip futuristici tra assoli di chitarra e distorsioni sulla voce, esecuzioni che nel pieno rispetto della bellezza del jazz, chiudono il cerchio con lo stupore e l’applauso spontaneo: Our affairs è catartico manierismo.

Toni gospel per la splendida You’re all I need to get by di Marvin Gaye, braccia alzate, dito che traccia un cerchio, per la versione più godereccia di sempre di Proud Mary, che avanza senza timore con passo felpato e vede le due coriste Denise Stoudmire e Tiffany Stevenson splendere in due assoli da pelle d’oca.

L’encore viene richiesto dal pubblico al ritmo di Naanaanaa del nuovo The revival project, e gratitudine alla musica, forma d’amore universale, viene professata con Lord send me a sign. Secchiate di positive vibes, occhi lucidi sul palco e tra la gente.

This is music for how many bodies? For everybody.

 

Foto a cura di: Rosy Dennetta

Report a cura di: Federica Noviello

Editor Review

  • Performance

    0 Punti / 100 Punti

    80 Punti
  • Pubblico

    0 Punti / 100 Punti

    75 Punti
  • Organizzazione

    0 Punti / 100 Punti

    70 Punti
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