Coez – Intervista

Data: 18 maggio 2017 |

Coez –  Intervista

Coez, scrivo solo quando ho davvero qualcosa da dire

Quando si parla di Coez che cosa vi viene in mente? Io penso ai miei 18 anni, il primo anno di università e alla pausa della sessione estiva dove ho avuto il piacere di ascoltarlo per la prima volta al Giffoni Film festival. Ma che cosa si aspettano le persone da questo nuovo album? E soprattutto quali sono le tecniche e le tematiche che si celano dietro questo nuovo lavoro?

Silvano Albanese, 33 anni,  in arte ‘Coez’ ha rilasciato da poco il suo nuovo album “Faccio un casino” ed abbiamo colto l’occasione per intervistarlo per saperne di più su questo nuovo lavoro.

- La tua carriera è cominciata con i Brokenspeaker per poi proseguire da solita. Cosa è cambiato da allora? Cosa ti aspetti da questo nuovo album?

I Brokenspeakers sono stati un collettivo hip hop italiano, siamo nati nel 2007 e c’è stato uno scambio di stili tra tutti noi, abbiamo iniziato tutti insieme per poi intraprendere strade diverse. Ad esempio Franz ha prodotto la grafica del nostro primo album e adesso vive a Londra. Dai brokenspeakers ho iniziato il mio percorso con la musica e sono uno dei pochi rimasto ”legato” alla musica e che lavora ancora in questo campo. Ad unirci è stata la stessa mentalità, ci assomigliamo molto come caratteri e personalità, sono stati una seconda famiglia. Non credo che ritorneremo come i Brokenspeaker poiché uno di noi vive a Londra e abbiamo attitudini diverse ed ognuno, già al tempo, stava già crescendo singolarmente. Ma abbiamo una reunion sabato 20 a Roma.

- Che cosa ti ha ispirato per scrivere ”Faccio un casino?”

Faccio un casino è un disco che è nato durante gli anni. Ho scritto questo disco in tantissimi momenti di fragilità ed emotività. Quando sono ispirato sono molto più sensibile e di conseguenza mi sento ispirato da tantissime cose. Bisogna canalizzare i pensieri e quel preciso momento, io scrivo solo quando ho realmente qualcosa da dire. È un lavoro che ho nel cassetto da qualche anno. Contiene pezzi che risalgono anche al 2013. Sicuramente in altri dischi mi sono impegnato di più sulla forma, ma questo è quello più spontaneo.

- Com’è stata e da cosa è nata la collaborazione con Contessa?

Avevo contattato Niccolò poiché volevo inserirlo in una delle tracce dell’album, abbiamo provato a registrarla insieme ma non è andata a buon fine. L’ho visto molto più interessato alla produzione dell’album e al suo stile. Abbiamo scritto 2\3 pezzi insieme: faccio un casino, delusa da me (il provino è diverso dalla canzone inserita nell’album.)

- Domenica è stata la festa della mamma e le ho fatto ascoltare ” e yo mamma” e ‘è piaciuta molto. Cosa ti ha spinto a scrivere una canzone per tua madre? Lo trovo un gesto molto bello.

La mamma è sempre la mamma. A volte mi capita di uscire dal lavoro e non avere mai tempo per telefonarla e poi mi sento in colpa. Sai che le persone mi hanno scritto per dirmi che fa piangere un sacco? La tua ha pianto? ”ahah no no, tranquillo”.
Comunque, dicevo! Non ho avuto un motivo particolare per dedicarle una canzone, è mia mamma… qualcosa pur glielo devo. Questa canzone è stata scritta 4 anni fa ed ero in un mood molto triste, di quelli nostalgici e malinconici. L’ho scritta su una base fatta al cellulare, di quelle scrause, capito?

- In molti singoli\album compare la collaborazione con Gemello, come mai? Nel senso, che cosa riesce a dare in più ai tuoi pezzi?

Oltre ad essere molto amici, lui ha una scrittura molto astratta – mentre io sono molto pragmatico. Lui crea un mondo dove tutto fluttua e quando scrivo con lui sono io che mi avvicino al suo mondo e che imparo qualcosa. Anche quando non sono in studio con lui e scrivo i miei pezzi sento la sua influenza, spesso mi chiama per inserirmi in alcuni suoi brani perché gli serve qualcosa di più ”melodico.” Con lui ho scritto molti ritornelli come ad esempio quello di Taciturnal che è un seguito di Nocturnal.

- Come ti prepari prima di un concerto?

Ho costruito la mia carriera lentamente, passo dopo passo. Di disco in disco ho visto la mia cresciuta e quindi è avvenuto tutto in modo naturale. Ogni volta che usciva un nuovo album avevo più seguito e crescevano le collaborazioni. Ho sempre avuto tanto affetto dal pubblico e nonostante mi esibisca dal 2007 ho sempre un po’ d’ansia prima dei concerti.

- Quali sono le tematiche delle tue canzoni?

Le tematiche sono diverse, ripeto, scrivo quando sono ispirato e quando ho davvero qualcosa da dire. I temi possono variare dall’affetto per un genitore ad una storia d’amore che non si è ancora chiusa del tutto. In costole rotte però ho inserito una tematica molto delicata, anche se non ho inserito nomi volevo parlare del caso di Stefano Cucchi. Infatti se si ascolta bene il testo parla della polizia e dell’ambulanza che tarda ad arrivare. Spesso ai live la cantano tutta e mi fa sempre piacere e sento sempre il bisogno di spiegare qual è il vero messaggio che si cela dietro questa canzone. Quando stavo scrivendo ”Niente che non va” mi mancavano un paio di tracce per completare l’album e in quel periodo il caso era appena stato riaperto e sentivo la necessità di scrivere qualcosa al riguardo, così ho proposto il ritornello al mio manager e gli piacque molto. Trovo molto importante sensibilizzare i ragazzi su tematiche del genere.

- Cosa ne pensi dell’attuale scena hip-hop VS indie?

Sai che ti dico? Che le persone hanno paura nel pronunciare la parola ”pop” perché in Italia colleghiamo la parola pop a quelle cose anni ’90, quando poi il pop ha diverse sfumature. Quando il rap è andato di moda mi sono messo a fare altro, alcuni rapper mi hanno detto che ”si sentivano traditi”. Ho scelto di fare qualcosa di diverso, con melodie diverse e più ricercate. Penso che ad un certo punto se un rapper o un cantante non ha nulla da dire è inutile scrivere solo per dire “Ah mbé guarda ho fatto un altro album.” Io credo di aver sbagliato con il mio secondo album, ad un certo punto sono rimasto bloccato e mi mancavano un paio di tracce, così ho inserito lo storytelling.
Comunque, la prima volta che ho ascoltato Calcutta ho pensato ”Oh vedi..questo è un altro a cui piace far le cose così come le faccio io. Calcutta piace perché è semplice, spensierato…arriva diretto senza troppi giri di parole.” Io non mi etichetto e non mi piace patteggiare per una o l’altra scena. Molto mi dicono ”ti sei messo a fare pop” mentre invece non riesco ad etichettarmi, per la musica è una cosa viscerale ha diverse sfumature.

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