Cambiare il Mondo con la Musica

Data: 12 gennaio 2017 |

L’arte aprirà le menti di chi ascolta.

Are you lost in the world like me?

Se anche voi vi sentite persi nel mondo come Moby è bene fermarsi e tirare un respiro profondo. Nell’era del post-umano il cantante ci mostra con cruda verità l’involuzione di cui Darwin non andrebbe fiero. Il video di Are You Lost In The World Like Me, cantata insieme al The Void Pacific Choir, ferma l’attenzione mondiale su immagini di masse umane guidate dai loro smartphone. Col capo chino sugli schermi dei cellulari, le persone conducono vite tecnologiche perdendo totalmente il senso del loro essere umani.
In tempi di crisi sociale l’uomo trova conforto nell’arte. La configurazione delle forme artistiche più disparate conferisce speranza verso il domani e voglia di cambiamento. La Musica rappresenta l’espressione massima di questa spinta ascensionale proprio perché è un canale di denuncia e un veicolo di aggregazione collettiva.
La Musica può dire “stop alle guerre” inneggiando alla pace. War is over if you want it, predicava John Lennon, mentre un coro unanime si riuniva in cerchio gridando ai potenti della politica All we are saying is give peace a chance.

La Musica può farsi capofila di una protesta nel bel mezzo di Wall Street.

Nel gennaio del 2000 i Rage Against The Machine si esibirono nella strada dell’Economia più famosa del mondo. Urlando contro il Capitalismo, riunirono un’enorme folla che costrinse alcuni uffici del luogo a chiudere a causa dei disagi provocati. L’episodio di sommossa popolare del rock fu immortalato nel videoclip della celebre Sleep now in the fire.

 

 

Siamo tutti insieme in questa situazione è la frase che hanno proiettato sul palco i Massive Attack nel tour della scorsa estate in Italia. Un sussurro sociale immerso nella compenetrazione esistenziale.

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L’apertura mentale della Signora Musica ha il potere di partorire il terzo occhio della visione, quello più potente, ed è facile riconoscersi in uno sguardo collettivo che inneggia a rivoluzioni culturali mai sopite. Le catene della mente, quelle con cui ci ha imprigionato la Società, possono essere distrutte grazie all’ascolto della Musica. Emancipate yourselves from mental slavery, cantava Bob Marley nella sua Redemption Song.

Esiste un’isola chiamata Utopia e lì governano le note. Alcuni ci hanno vissuto, altri la sognano. Gli abitanti di questo luogo non smarriscono mai la propria coscienza di uomini e individui sociali ma si impegnano affinché il Pianeta possa mantenersi sempre migliore nel futuro. La volontà del cambiamento deve partire da un sentimento personale ispirato da un arricchimento spirituale. La conoscenza di ciò che viviamo può condurci a valutare positive alternative per poter dare una svolta sensibile al Sistema che ci circonda. In questa direzione si impegnano gli artisti.

Venendo fuori dal mondo musicale il nostro pensiero può andare anche al premio Oscar Leonardo di Caprio e al suo discorso alle Nazioni Unite. Nel discorso del 2014 tenuto a New York, Leo ha spiegato, come comune cittadino del mondo, la possibilità di una risoluzione positiva verso il problema dei cambiamenti climatici. Le osservazioni dell’attore sul fenomeno climatico globale sono state racchiuse tutte nel documentario intitolato Punto di non ritorno.

La grande Babilonia dell’umanità proietta verso il mondo dell’arte la guida di cui necessita. Gli artisti di tutte le epoche sono stati sempre sbandieratori di rivoluzioni del pensiero, di coraggio delle intenzioni verso una presa di coscienza reale volta al cambiamento.

Ed è forse l’assenza di un pensiero (culturale) collettivo che ha spinto il musicista Brian Eno a pubblicare su Facebook, nel giorno di Capodanno, un prolisso post in cui manifesta tutta la sua apprensione per il declino culturale e sociale che la popolazione mondiale sta attraversando.

Nel post in questione Eno si dice preoccupato per l’anno appena concluso (l’anno più terribile della storia) e speranzoso verso quello che si è appena aperto. Il processo di decivilizzazione in cui siamo immersi da circa quaranta anni è frutto dell’egoismo generato dalle false promesse di felicità di un Capitalismo ingordo. Chi ci ha garantito che saremmo diventati tutti ricchi ha mentito. La globalizzazione ci ha portato ad essere poveri nelle tasche trasformandoci, di conseguenza, poveri anche nelle idee.

Ripartire da zero. Ripartire dalla Rivoluzione Culturale. La Musica potrà guidarci in questa rinascita. E noi ci affideremo a Lei.

Music is All You Need.

 

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