Calexico @ Estragon 16/03/2018

Data: 17 marzo 2018 |

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Calexico @ Estragon

Tappa bolognese per i Calexico: la bellezza della frontiera.

La band di Joey Burns e John Convertino, nata a Tucson, Arizona, fa tappa all’Estragon, e travolge la fiacca pianura padana con l’inconfondibile roots rock postmoderno che li contraddistingue. Un sound che, come una Ford Thunderbird che fa fatto il pieno country folk, attraversa lande di desert-rock, fino a brillare nelle irrinunciabili fieste messicane.

A calare il pubblico nell’atmosfera da spaghetti western ci pensano i Guano Padano, il cui ultimo lavoro, Americana, traduce in musica l’omonima antologia di Vittorini, attraverso suggestioni rock ‘n’ roll e folk nei racconti di un America selvaggia, polverosa e imprescindibilmente romantica.

“La musica ci parla di come ci sentiamo e di come percepiamo il nostro corpo in termini sociali, psicologici e fisici, in modi che alle altre arti sono preclusi. A volte è affidato alle parole, ma altrettanto spesso il contenuto dipende da una combinazione di suoni, ritmi e trame vocali che comunicano, come è già stato detto da altri, in modi che escludono i centri razionali del cervello e vanno dritti alle nostre emozioni.”

Questo è ciò che David Byrne scrive in Come funziona la musica, descrizione generalmente applicabile ad ogni prodotto musicale, ma che nel live di ieri sera trova la sua più compiuta verità.

I Calexico sono noti per la loro trasversalità, per la loro capacità di raccontare storie e persone, esaltandone precise identità. Non solo California, ma neanche solo Messico: la musica di frontiera va oltre ogni riferimento topografico, e racconta, come una pellicola cinematografica, 12 anni di carriera.

Il blues rock di Dead in the water apre l’esibizione, e la timbrica accattivante e marpiona di Burns esalta in poche battute il pubblico, che si confessa già conquistato con il flamenco a tratti psichedelico di Voices in the fields. Sono tracce dell’ultimo album the Thread that keep us, un disco più spiccatamente politico, di denuncia, che vede il suo momento più riflessivo in Thrown to the wild, dove le due trombe diventano amplificatori delle diseguaglianze sociali. È il racconto di un cercatore d’oro il tex-mex di Ballad of Hogue, mentre Flores y Tamales richiama i nostri alla vocazione più marcatamente Latin-indie.

Quella che scorre nel capannone di via Stalingrado è lunga pellicola cinematografica morriconiana, dalle corde gispy alle irresistibili trombe mariachi; un coloratissimo sombrero viene steso tra cumbia e brani della tradizione messicana come la nostalgica Un mundo raro di Jimènez; si attraversano esperienze musicali, si suonano una decina di strumenti diversi. L’encore vede brillare Valanzuela con la sua tromba nell’omaggio funky di Another Space a David Byrne, per poi lasciarsi sfinire, nelle battute finali di un concerto che ha catturato dai primi secondi, con Sunken Waltz e Crystal Frontier.

Quello dei Calexico è un live bello come pochi, non solo perchè il materiale è straordinariamente buono, ma anche in virtù del fatto che questa è una band che non si limita a suonare: tutti i sette membri si scambiano sorrisi, scherzano, si lasciano travolgere dalla loro musica prima di pretendere di sortire lo stesso effetto al pubblico. Una carrellata di scenari che difficilmente hanno un nome preciso che termina il suo viaggio con l’ultimo frame messicano di Guero Canelo. Sul palco ci sono loro, gli amici Guano Padano e tutto il pubblico dell’Estragon. Senza etichette, senza frontiere.

 

Foto a cura di: Rosy Dennetta

Editor Review

  • Performance

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    80 Punti
  • Pubblico

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  • Organizzazione

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    65 Punti
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