Brexit: come cambierà la musica in Europa

Data: 24 giugno 2016 |

Il Regno Unito nella giornata di ieri ha deciso di uscire dall’Unione Europea mediante un referendum. I risultati parlano chiaro: il 51,9% dei britannici hanno votato a favore del Leave, vincendo con un minimo scarto contro coloro che erano favorevoli al Remain.

Ma come cambierà l’industria musicale in ottica del Brexit?

L’industria musicale europea e quella britannica si interrogano su quali siano i cambiamenti, e sembra che anche tra i maggiori esponenti della musica made in Uk vi siano opinioni contrastanti: Florence Welsh, Elton John e anche Brian Eno si sono schierati a favore del Remain, tant’è vero che il producer di artisti del calibro di U2 e Coldplay ha affermato:

“I have a lot of misgivings about the way the E.U. is run, but they don’t make me want to ditch the whole idea. I feel the E.U. is one of the only restraints on the kind of neo-liberal market fundamentalism that has seen inequality rising throughout the world”

“Ho molti dubbi riguardo il modo in cui l’Unione Europea viene amministrata, ma ciò non mi ha mai portato a pensare di abbandonarla. Credo che l’UE sia l’unico vincolo sul fondamentalismo relativo al mercato neoliberale che ha visto tante ineguaglianze e ingiustizie in tutto il mondo.”

Non dello stesso parere Bruce Dickinson degli Iron Maiden e Roger Daltrey degli Who.

Il Regno Unito è senza dubbio la patria europea di popstar e rockstar che hanno dato un enorme contributo all’industria musicale relativamente al mercato discografico e ai concerti live, e il Brexit non può non destare timori in quest’ottica.

Il primo problema è relativo alla legislazione europea sul copyright, che non potrà più essere seguita dalle major britanniche, e alla gestione e regolamentazione dei diritti d’autore, all’interno del cui dipartimento la Gran Bretagna non avrà più voce in capitolo.

Secondo problema fondamentale sarà relativo alla gestione dei tour e dei concerti all’estero per le band inglesi e per eventuali date di gruppi stranieri in UK, che dovranno affrontare problemi logistici e burocratici certamente molto più complicati rispetto alla situazione che precedeva il Brexit.

Ad avvalorare i dubbi relativi all’uscita della Gran Bretagna dall’UE, i dati relativi all’industria musicale britannica indicano che almeno un quarto degli introiti musicali del Regno Unito proviene dall’Europa. In molti credono, inoltre, che promuovere la musica made in Uk in Europa e viceversa sarà molto più difficile, e queste ripercussioni inevitabilmente avranno delle conseguenze anche sui fan.

Insomma, nonostante l’uscita effettiva della Gran Bretagna dall’Unione Europea avrà luogo entro due anni, gli effetti del Brexit già aleggiano su tutti i fruitori e produttori musicali. Staremo a vedere come l’industria musicale si adatterà a queste nuove direttive.

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