Bianco – Quattro

Data: 20 gennaio 2018 |

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Bianco – Quattro

C’è l’indie di vecchia scuola e poi c’è l’indie di nuova scuola. C’è l’indie che suona pop e l’indie “puro”. C’è l’indie che non è più indie, c’è l’indie che va ai talent show e quello che va a Sanremo. Forse sarebbe meglio a questo punto spogliarci dalle etichette superflue e tornare ad ascoltare e ad apprezzare la buona musica. È quello che facciamo allora con il nuovo album di Bianco, cantautore torinese che torna in studio dopo due anni e dopo un tour a fianco di Niccolò Fabi. Quattro, suo quarto album appunto, esce il 19 gennaio per INRI.

Un disco pieno di singoli e il primo è certamente 30 40 50, che dal primo ascolto ti entra in testa e sai già che dopo “mi piace immaginarmi da vecchio in montagna” seguirà “a raccontare storie degli anni ’90“. Una canzone che parla di ricordarsi di chi si è e Bianco ce lo ricorda in questo nuovo lavoro, un lavoro di maturità artistica, che poteva correre il rischio di essere influenzato eccessivamente dalla scena cantautorale romana di Fabi e Gazzé, ma che ne ha preso il buono senza mancare di originalità.

Quattro è un disco suonato dall’inizio alla fine. Gli accorgimenti strumentali presi si sentono tutti. Se Felice, primo singolo estratto dal disco, suona molto radiofonico ed è la punta estrema pop dell’album, tra l’oroscopo di Brezsny, l’essere felici, e giocare a fare i grandi, in altri brani c’è addirittura una sonorità anni 80, come in Punk Rock con le ali o Fiat, o funk, come nella divertente Tutti gli uomini. Ogni canzone suona in modo diverso e, seppur lui stesso l’ha definito un album sull’amicizia, c’è tanto amore. Ma, del resto, non è l’amicizia una forma d’amore? In un attimo ne è uno dei migliori esempi: un inno di incoraggiamento rivolto a un amico, una ballad che fa della canzone una delle migliori. Si chiude infine con Organo Amante e la sua coda strumentale costruita su riff di chitarra elettrica.

Quattro è quindi nel complesso piacevole da ascoltare, dall’inizio alla fine, proprio per la sua eterogeneità. I puristi potranno probabilmente storcere il naso, ma va detto che con questo disco Bianco si reinserisce nella scena torinese che si sta finalmente riaccendendo. Dopotutto è una sorta di ritorno di fiamma per tutti, poiché la INRI aveva inaugurato la sua produzione indipendente nel 2011 proprio con Nostalgina.

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