Bharika – Intervista

Data: 24 luglio 2017 |

Bharika – Intervista

Bharika, l’elettronica che nasce dalla condivisione

Lo abbiamo sentito suonare, lo abbiamo apprezzato, recensito e abbiamo avuto il piacere di vederlo live insieme a Suz, durante il concerto organizzato da noi di Music Coast To Coast al Sound Music Club. Bharika è un artista campano, proveniente da Santa Maria Capua Vetere, capace di far innamorare di sé chiunque. La sua musica ipnotizzante, le sue sonorità fresche sono un piacere per orecchie e cuore. Abbiamo deciso di intervistarlo per la nostra rubrica dedicata agli artisti con talento. Lui è il numero 7.

- Bharika, da dove viene? Chi è? Quando è nato il progetto e, soprattutto, come si è evoluto?

Il progetto è nato un po’ di tempo fa non ricordo precisamente l’anno, dopo un precedente progetto che avevo con un amico chitarrista in cui creavamo colonne sonore. Quello è stato il primo approccio all’elettronica. Lui era molto bravo, quando è partito per studiare fuori, ho deciso di iniziare a suonare da solo e ho continuato a sperimentare anche perché a Santa Maria Capua Vetere c’è molto fermento in questo ambito. Ci sono ragazzi come Marco Maiole, Talpa, i Gomma, qualità di generi misti che giocano con la musica elettronica. Sono stato ispirato a lungo da persone più grandi di me che mi hanno aperto la mente e mi hanno mostrato il significato del “lavorare nei garage” per sperimentare un po’ di musica. Mi hanno dato molto. Ho cercato di crescere nel tempo, sia musicalmente sia strumentalmente. Ero effettivamente molto giovane quando ho iniziato, pensa che la prima volta che ho scaricato Ableton avevo 16 anni, ed ora a 25 anni spero di proporre qualcosa di abbastanza maturo.

- Hai mai suonato in gruppi canonici, quelli formati da band che si vedono in sala prove per suonare pop o punk rock?

Non ho mai suonato in gruppi prettamente non elettronici, mi è capitato di provare a collaborare in altre realtà, ma non è andata. Da piccolo ho studiato per un paio di anni la batteria, poi sono passato al PC.

- Hai suonato la batteria, sei quindi partito avvantaggiato con la concezione del “tempo” del ritmo. Ti è servito?

Sì, diciamo che la batteria durante quell’età mi ha insegnato il groove e le tempistiche, è stato più uno studio tempistico che dello strumento in se per sé.

– Quali sono, secondo te, le differenze tra un Producer e una Band canonica? Immagino che nel primo caso ci sia una ricerca “solitaria” del sound.

Non è una questione di ricerca in solitaria, ogni giorno nel mio studio ci sono tante persone, tanti musicisti. In questo caso si cresce insieme, non c’è molta solitudine. Forse solo nel lato artistico mi trovo più “da solo”, ma per il resto si cresce insieme. Mi è capitato di suonare spesso con amici e di avere altri strumenti sul palco. Ciò che amiamo – parlo di chi fa musica – è la musica a 360°. Ogni cosa può essere trasformata in musica elettronica.

- Quali artisti, nel tuo stesso campo, ci consiglieresti? 

L’unico che mi viene in mente è un mio fratello, giusto perché lavoriamo insieme, perché cerchiamo sempre le stesse sonorità: Frankie Broccoli.

- Parliamo dei tuoi live. Quando suoni dal vivo, preferisci avere già pronto uno spettacolo ragionato o ti lasci andare all’improvvisazione?

Mi piace improvvisare, sono più per l’approccio manuale, mi faccio aiutare dal computer, ma fino ad un certo punto. Oggi siamo nella confusione più totale, non si capisce la differenza tra i vari modi di approcciare ad un live, dal lancio della clip, all’utilizzo del pc, fino alla gestione delle macchine. Non voglio dire di essere più bravo, ma c’è davvero molta confusione. Per me c’è poca differenza tra i vari modi di suonare. Preferisco la naturalezza, ma in fin dei conti dipende dalla situazione.

Captain Drosophilia, il tuo ultimo disco. Qual è stata la riposta del pubblico?

Diciamo che questo disco è stata la seconda uscita digitale per la nostra etichetta e la prima in cassetta ed è stato il primo passo per iniziare a proporre la musica nostrana, della Campania, per promuovere anche l’underground, coloro che suonano nei garage, i creativi del nostro circuito. Siamo partiti con quest’album anche per dar modo all’etichetta – Denied Area – di partire.

- Con Denied Area di cosa vi occupate?

Il primo compito è la ricerca a 360°. Ascoltiamo anche musica su band camp di persone che sono sconosciute.

 – Fate scouting quindi.

Sì facciamo noi da scoutg. Cerchiamo persone che vogliono fare un tipo di musica che possa rientrare nel nostro genere.

– Tornando al tuo ultimo disco, qual è il live che ricordi con più piacere?

Sicuramente quello al Sound Music Club, organizzato da voi, perché ho avuto il piacere di conoscere Suz che al di là di essere una grande artista mi ha ospitato a Bologna con Valerio e  che ci ha dato la possibilità di esibirci. Mi piace molto quando si creano questo tipo connessioni. Cosa che ritengo fondamentale nel mondo della musica.

 – A cosa stai lavorando? Prossimi prodotti?

Da parte mia spero a breve, ho due o tre progetti in attivo ma non voglio fare promesse. Sto lavorando molto, vedo un po’ dove posso arrivare. Alcuni amici mi stanno indirizzando con gli ascolti e mi pare di star lavorando bene.

- Senti, spostando il discorso sul piano della musica nazionale, mi pare che in Italia ci sia una pesante frattura nel mondo della musica. Un cambio generazionale che mai come oggi si avverte molto. Che ruolo ha l’elettronica in questo momento?

Sono d’accordo con te. In Italia, attualmente credo che stiano andando i generi più di moda, generi che sono stati deviati male da quelli che erano in precedenza, plasmati per essere ascoltati dalla massa, con una chiave elettronica, che alimenta la confusione di cui ho parlato prima. Penso che in Italia stia girando il pop che molte persone definiscono indie, tra i ragazzini gira la Trap, questo è quello che osservo. Sarebbe bello vedere i ragazzi che usciranno in futuro, che oggi lavorano nelle proprie camere,  lavorare con più passione per la musica e non per l’apparenza.

- Immagino che un producer abbia un modo tutto suo di comporre e creare musica. Più di ispirazione parlerei di concentrazione. Ecco, da dove arriva la concentrazione? Hai qualche rituale?

Sono una persona che adora riflettere, mi faccio conti, calcoli, penso a qualche melodia, sono un po’ così mi lascio subito trasportare dalle idee dai pensieri e finisco per creare musica.

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