Belize – Web Interview

Data: 26 luglio 2018 |

Belize – Web Interview

I Belize: Varese- Milano, hit anni ’80 e una playlist segreta su Spotify 

Dopo Spazioperso e l’EP Replica, i Belize ritornano con un album nuovo di zecca Graffiti. Una web interview tutta da leggere, la band di Varese dal cantautorato sintentico ci ha raccontato com’è nata Pianosequenza, come si prepara ad un live e con chi avrebbe il piacere di condividere il palco.  

Il 15 giugno è uscito il vostro secondo album Graffiti, quali sono i punti di contatto e le differenze con Spazioperso, perché la scelta di inserire l’EP Replica in Graffiti?

Spazioperso e Graffiti sono due facce della stessa medaglia, il nostro sound è riconoscibile in entrambi. Il primo è sicuramente più cupo, lo-fi e i testi raccontano di una precisa situazione.

E’ stato stato prodotto nella nostra cameretta, con tanta anima, senza particolare attenzione ai suoni e agli aspetti tecnici del mix. Graffiti invece ha dalla sua tutta la consapevolezza e l’esperienza messa da parte in tutto questo tempo, dal lato autorale, all’arrangiamento, al lato tecnico.

Pianosequenza è il vostro cavallo di battaglia, com’è nata? 

E’ nata cazzeggiando con un Virus Ti2, un sintetizzatore che Fabrizio, il nostro fonico, ci aveva prestato per qualche giorno. La sfida era tirarci fuori qualsiasi cosa che non fosse Industrial o Dubstep ed è nato quel riff tipo suoneria del Nokia 3310 che si sente nell’intro. Poi ascoltando un pezzo di Frank Ocean ci è venuto in mente di mettere qualche accordo di chitarra che richiama subito ai Nirvana, ci abbiamo aggiunto un testo quasi esclusivamente tratto da messaggi vocali di una chat di Whatsapp e un finale pieno di glitch atomici. Tutto qui.

Venite da Varese, nei vostri testi emerge il legame con il territorio, quanto è importante per voi raccontare la vostra quotidianità e ciò che vi accade?

Il legame che abbiamo con la nostra città e il contesto urbano in generale è per noi una fonte di ispirazione enorme. E’ naturale per noi parlare di dove viviamo le nostre vite, a Varese o Milano poco importa, mettiamo tutto ciò che proviamo o che ci colpisce dentro alla nostra musica e ai nostri testi. In Spazioperso abbiamo esplorato la provincia, la noia e la voglia di sbronzarsi ogni sera sotto la pioggia, mentre in Graffiti raccontiamo cosa ci comunica Milano come città e come entità.

A cosa vi ispirate per la ricerca del sound dei vostri pezzi?

Non abbiamo un vero e proprio punto di riferimento quando si tratta di comporre nuovi pezzi, o forse si, soltanto una nostra playlist segreta su Spotify. Abbiamo piuttosto un processo che rimane bene o male lo stesso. Di solito facciamo un periodo di raccolta delle idee in cui ad ascoltiamo cose nuove e ci mettiamo a guardare su Youtube le review di sintetizzatori appena usciti, dopodiché vendiamo quanta più vecchia strumentazione possibile e ne compriamo di nuova. Poi ci troviamo nella nostra cameretta e buttiamo giù qualche idea coi nuovi strumenti.

Nell’album Graffiti, la titletrack è interamente strumentale c’è un motivo particolare? 

Determinati a fare di testa nostra, ignorando consigli di amici discografici e fuggendo da ogni legge di mercato dell’industria musicale, che vuole la titletrack come prima traccia scelta nel caso l’ascoltatore non conosca l’opera che ha davanti, abbiamo deciso di portare avanti la tradizione iniziata con Spazioperso, ovvero ogni titletrack è volutamente strumentale. Siamo pentiti di questa cosa? Assolutamente no.

Quest’anno avete girato un po’ l’Italia e i diversi club, come vi preparate per un live?

Ci rinchiudiamo nella saletta della nostra etichetta (Ghost Records) a Varese, perdendoci ovviamente tutte le giornate di bel tempo che questa piovosa provincia ci concede qualche volta l’anno e proviamo i pezzi a ripetizione finché non ci manca l’aria. Di solito poi coinvolgiamo altre persone per un live a porte chiuse, ma questo è un segreto.

Com’è nato il sodalizio Belize / Generic Animal nel brano Barca?

Siamo amici di Luca Galizia AKA Generic Animal da un po’ e oltre a condividere la provincia di provenienza, entrambi condividiamo una buona parte di gusti musicali. In più Luca ha uno stile incredibile e i suoi pezzi ci fanno impazzire, il minimo che potevamo fare era chiedergli una collaborazione, che per altro ci ha davvero resi orgogliosi.

C’è un artista con il quale vi piacerebbe suonare, scrivere, condividere il palco?

Su tutti Damon Albarn, sarebbe una cosa fuori di testa.

Parlateci della traccia: Nuovo cinema normale, che significato date al termine “normale”, in conclusone cos’è per i Belize Normale ?

Il termine “normale” è la quotidianità di ognuno di noi. Dobbiamo fare i conti con responsabilità, impegni e pressioni costanti per una buona parte della nostra esistenza, sotto questo aspetto non possiamo crollare, siamo tutti dei supereroi. E poi abbiamo una parte molto affascinante sulla quale ci siamo fermati a riflettere che è la quotidianità, ovvero guardare Netflix, mangiare la pizza in mutande davanti al computer, cantare hit anni ’80 mentre si lavano i piatti o giocare alla play. In linea di massima per i Belize “normale” significa ogni tanto evadere da tutto, essere lasciati in pace e fantasticare sulle proprie vite.

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