We Are The Bears – Tales From The Ocean

Data: 14 novembre 2017 |

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We Are The Bears – Tales From The Ocean

All’ombra del Vesuvio, un paio di amici si incontrano un giorno in un luogo non meglio precisato, con lo scopo di fare un po’ di buona musica insieme. Chitarre, percussioni, qualche bozza di testo, in testa l’idea di lunghi riverberi e voci effettate. Nascono i We Are The Bears, interessante prodotto del circuito indie napoletano, composto da Vincenzo Sorrentino (chitarre/voci/suoni) e da Gaetano Garofalo (drums/percussioni). Psichedelia, musica d’ambiente, evocatività sembrano essere le parole chiave dell’ultimo lavoro del duo partenopeo, Tales From The Ocean, che esce a poco più di un anno di distanza dal buon esordio discografico Blue Desert Fuzz. Se quello era una prova generale di quello che dovrebbe diventare il loro sound caratteristico, questo è un test di maturità per potersi affermare in un contesto dove questo genere di musica fatica ad emergere, vuoi per gusti di pubblico vuoi per la complessità del tessuto indie napoletano. Una cosa è certa: dalle nostre parti, un prodotto di questo genere è difficile da rintracciare.

Il disco si apre senza fronzoli, non si fa aspettare ed i ragazzi sembrano avere le idee chiare. Il sound è deciso, semplice e accattivante. Le chitarre, spiaccicate in primo piano, non sono comunque mai ingombranti, accompagnate da voci evanescenti che provengono da chissà quale mondo lontano. Pompei, primo singolo ad anticipare il disco, è il vero araldo del sound complessivo di tutto il lavoro. Il testo è composto da appena sei parole (“Wait there, before, in the sun”) ripetute in maniera ossessiva per tutti i 4:46 della traccia. Un ipnotico giro di chitarra e una sezione ritmica solida accompagnano il pezzo su un percorso in discesa; difficile non farsi trascinare dalla melodia verso lidi lontani.

Lights Out è un po’ più presente a se stessa, rispetto ad una tracklist per buona parte eterea e impalpabile. Il pezzo colpisce per la sua semplicità e chiarezza, aria fresca d’autunno che spira da una struttura melodica molto piacevole.

Tumbao nasce un po’ per caso, come molte altre tracce del disco, dove all’idea iniziale difficilmente corrisponde il risultato finale. Anche qui, echi lontani portati dal vento, una polvere sottile che rende la luce diafana, un mandolino e una pedaliera usati in modo stranamente affascinante e un testo essenziale fanno di questo pezzo un’ottima prova di ipnotismo musicale.

La parte del leone la fanno gli effetti d’ambiente, riverberi e delay, con relativo mix (audace, al limite del radicale, ma coerente con lo spirito del disco) che ci dà l’impressione di essere sul fondo di un oceano ed ascoltare suoni di strani esseri marini. Tutto ciò ci restituisce una sensazione che sembra familiare; come ogni buon disco psichedelico, la band ci guida in un viaggio ideale attraverso ambienti musicali dal sapore space rock, oppure di un certo shoegaze con venature stoner, addirittura a tratti dreampop. La band si auto-qualifica come desert rock, e forse l’etichetta se la possono tenere a buon titolo. Sembra ci sia ancora una ricerca sulla familiarità dei suoni, o sui ritorni che implicano partenze, sull’andare e venire, sulle risonanze, sul vibrare armonico del suono nello spazio. Un buon traguardo intermedio del viaggio verso il sound perfetto.

“Musica da viaggio” la definiscono, ed in effetti Tales From The Ocean ha il grosso pregio di trascinare durante l’ascolto verso paesaggi esotici, lungo il filo di ombre che si allungano al tramonto. C’è grande cura del suono e attenzione ai dettagli in questo lavoro, e un misticismo di fondo che non può lasciare indifferenti. Il progetto We Are The Bears prende forma e guadagna sostanza, e questo non può che far piacere. Un buon traguardo intermedio nel viaggio verso il sound perfetto.

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